Manovra, chi avrà lo sconto sull’Irpef e quanto pagheranno le banche
Giancarlo Giorgetti (Ansa)

La legge di bilancio è agli ultimi ritocchi. Dal palcoscenico internazionale del Fondo monetario internazionale a Bangkok, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha tracciato lo stato dei lavori: «Probabilmente la settimana prossima si chiudono i lavori e la presentiamo in Parlamento». Nel frattempo, restano almeno due nodi da sciogliere.

Il tema del sistema bancario

La prima grande tematica riguarda il sistema bancario. Giorgetti ha confermato che gli istituti di credito saranno chiamati a versare un contributo straordinario per finanziare parte della manovra: «Sarà chiesto un contributo al sistema finanziario perché riteniamo possa sostenerlo, anche nelle forme riteniamo sarà qualcosa di sostenibile».

Non è la prima volta che il governo su muove in questa direzione. Già nel 2023, la cosiddetta tassa sugli extraprofitti delle banche aveva scatenato tensioni sui mercati e un braccio di ferro con il settore, prima di essere ridimensionata. Questa volta l’esecutivo sembra voler calibrare diversamente il prelievo, anche per scongiurare ricorsi. «Tutti gli italiani potrebbero portare in tribunale lo Stato perché aumenta le tasse», ha detto Giorgetti con tono pragmatico. «Cercheremo di calibrare la cosa giusta da fare, non credo che morirà nessuno».

Vi è tuttavia un argomento che il ministro utilizza per smorzare le resistenze del comparto: le banche italiane detengono miliardi di euro di titoli di Stato nei propri bilanci. Pertanto, tenere lo spread sotto controllo, ha osservato Giorgetti, «è nell’interesse di tutti». Il ragionamento è lineare: un deterioramento della credibilità finanziaria dell’Italia farebbe scendere inevitabilmente il valore di quei titoli, colpendo direttamente i bilanci bancari.

La gestione dell’Irpef nella manovra di bilancio

Il secondo dossier aperto è quello sull’Irpef. Qui la partita è ancora più delicata, perché tocca direttamente le buste paga degli italiani. «La grande scelta che abbiamo di fronte è se fare interventi selettivi o generalizzati», ha spiegato Giorgetti.

In altri termini: si taglia il carico fiscale per tutti i lavoratori dipendenti, oppure si concentrano le risorse su alcune fasce di reddito? La prima opzione ha un impatto più ampio ma costa di più; la seconda è più sostenibile per i conti pubblici, ma genera ineluttabilmente polemiche politiche. Non si tratta, dunque, di una scelta tecnica, quanto piuttosto politica. Lo stesso Giorgetti ne è consapevole: «Non è giusto decida solo il ministro, valuteremo insieme ai partiti, ai vertici e al presidente Meloni».

I conti pubblici e il dialogo con Bruxelles

Sullo sfondo resta la cornice europea. A Bangkok, Giorgetti ha incontrato il commissario Valdis Dombrovskis e ha riferito di «un dialogo molto costruttivo» sulle clausole relative a difesa ed energia, settori che potrebbero beneficiare di margini di flessibilità nel calcolo del deficit.

Il ministro ha tenuto a rimarcare la linea che guida l’impostazione della manovra: «Abbiamo deciso di proseguire su un sentiero costruito negli ultimi anni di credibilità rinnovata della finanza pubblica». Una credibilità, ha aggiunto, «che qui si misura in modo tangibile». Il messaggio ai mercati internazionali è esplicito: l’Italia non intende perdere quanto guadagnato in termini di affidabilità. «Se ci facciamo trovare scoperti il danno sarebbe grave».

Sul quadro complessivo dei conti, Giorgetti si è mostrato prudente (come suo solito) ma non pessimista: «Due settimane fa avevo un quadro entrate e uscite, ora non è che sono ottimista ma andiamo nella giusta direzione».

Entro pochi giorni il testo arriverà in Parlamento. Le scelte sull’Irpef e la forma definitiva del contributo bancario saranno definite nelle prossime ore, con il confronto politico che entrerà nel vivo. Il margine di manovra è stretto, i vincoli europei restano in agguato e la credibilità conquistata sui mercati è una variabile che il governo non vuole assolutamente mettere a rischio.

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