No Meloni Day: scontri a Torino, bombe carta a Roma e tensioni a Bologna
(Ansa)

Pietre contro la polizia a Torino, bombe carta e petardi a Roma, tensione davanti alla stazione di Bologna. Il «No Meloni Day», la mobilitazione studentesca che oggi, 16 ottobre, ha portato migliaia di giovani in piazza in una quarantina di città, non è stato soltanto una giornata di slogan e striscioni. In diversi cortei la protesta è degenerata in scontri, lanci di oggetti e momenti di tensione con le forze dell’ordine. Il messaggio scelto dai manifestanti è «soldi alla scuola, non alla guerra»: nel mirino i finanziamenti all’istruzione, le condizioni degli edifici scolastici, le spese militari e le politiche del governo, dal decreto Valditara che introduce un tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi.

Torino, dalle uova alle pietre

Il momento più teso si è registrato in piazza Castello, davanti alla Prefettura, dove il corteo è degenerato nel lancio di sassi, bottiglie, torce e uova contro le forze dell’ordine. La risposta è arrivata con idranti, lacrimogeni e cariche, che hanno spinto i manifestanti verso via Po. In piazza gli studenti hanno anche dato fuoco simbolicamente a un carro armato di cartone. Ma il clima era già incandescente: ieri una quarantina di giovani con il volto coperto aveva fatto irruzione in alcuni istituti cittadini. Un carabiniere, colpito alla gamba da una pietra, è stato dimesso con una prognosi di dieci giorni. Feriti anche un docente e un collaboratore scolastico. Un diciassettenne, estraneo agli istituti danneggiati, è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per danneggiamento aggravato. Ventisette i giovani identificati. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha avvertito che chi distrugge deve risarcire i danni.

Roma, petardi davanti al ministero

Il corteo, partito da via Cavour e diretto verso il ministero dell’Istruzione, ha raccolto secondo gli organizzatori 20mila partecipanti. All’altezza di via Marmorata alcuni incappucciati hanno lanciato bombe carta e petardi, mentre alcuni cassonetti sono stati fatti rotolare in mezzo alla strada. Nel frattempo, tra le bandiere palestinesi che sventolavano nel corteo, sono state bruciate quelle di Stati Uniti e Israele. La manifestazione si è conclusa alla Città dell’altra economia, con ripercussioni anche sulla viabilità: le linee Atac in transito sui Fori Imperiali sono state deviate.

Bologna, cariche davanti alla stazione

La mobilitazione è cominciata alle sette del mattino con un picchetto davanti al liceo Galvani. Poi il corteo, partito dall’Ufficio scolastico regionale di via de’ Castagnoli, ha bloccato i viali del centro. In via dei Mille è stato incendiato un carro armato di cartone. La tensione è salita davanti alla stazione centrale, dove la polizia ha caricato gli studenti. Dopo gli scontri, il corteo è ripartito in direzione di via Irnerio.

Verona, cassonetti in fiamme prima delle lezioni

La protesta non si è limitata alle piazze. A Verona alcuni studenti dell’istituto Giorgi hanno incendiato cinque cassonetti e un monopattino prima dell’inizio delle lezioni. Il gesto sarebbe legato alla contestazione delle punizioni scolastiche decise dopo alcune risse. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la Questura ha fermato dieci studenti.

Milano, Firenze e Genova: nel mirino il governo

A Milano il corteo è partito da largo Cairoli con lo slogan «A scuola nessuno è solo», contro il tetto agli alunni stranieri nelle classi. Al termine della manifestazione, gli studenti hanno occupato l’ex obitorio. A Firenze il percorso da piazza San Marco a piazza del Carmine è stato accompagnato da qualche petardo e da un tentativo, bloccato dalle forze dell’ordine, di avvicinarsi al consolato francese. A Genova, invece, due sagome raffiguranti Giorgia Meloni e Valditara sono state messe a testa in giù accanto ai bidoni della spazzatura.

Padova, allarme per una chat sulle molotov

Intanto, a Padova la Questura ha disposto misure di prevenzione nei confronti di alcuni minorenni dopo aver individuato una chat con oltre mille partecipanti nella quale si discuteva di molotov. Un episodio che aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione a una giornata già segnata da tensioni e danneggiamenti.

Il «No Meloni Day», arrivato alla quarta edizione, quest’anno ha portato la protesta anche dentro le scuole, prima ancora che i cortei prendessero il via. Il collettivo Osa rivendica il successo della mobilitazione e guarda già al prossimo appuntamento: lo sciopero generale del 30 ottobre indetto dal sindacato Usb. Resta, intanto, la distanza tra le rivendicazioni degli studenti e le immagini di cassonetti incendiati, pietre lanciate e agenti feriti. Perché chiedere più risorse per la scuola è una cosa; trasformare la protesta in una resa dei conti con le forze dell’ordine è un’altra.

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