Matteo Renzi lo ha detto chiaro e tondo: bisogna impedire in ogni modo che Giorgia Meloni rivinca le elezioni e che, nel 2029, si prenda la presidenza della Repubblica. E perché mai la conquista del Colle da parte del centrodestra è considerato un pericolo tale da indurre la sinistra a fare le barricate e pure alleanze contro natura come quella tra lo stesso Renzi e Giuseppe Conte?
Rosy Bindi, ne abbiamo scritto qualche giorno fa, sostiene che, con la riforma elettorale appena votata, in caso di vittoria del centrodestra il capo dello Stato non sarebbe più l’istituzione a tutela dell’unità della nazione, ma il portiere del Quirinale.
La destra, ha spiegato, vuole manomettere la nostra democrazia, occupando tutte le cariche di garanzia, compreso il Colle. In realtà, il pericolo paventato da Bindi e compagni non esiste, però svela la vera preoccupazione di Pd e alleati, ovvero la perdita da parte della sinistra del potere che esercita sul governo, nonostante abbia perso le elezioni.
Da almeno 30 anni, nonostante a Palazzo Chigi si siano succeduti vari esecutivi, alcuni dei quali di centrodestra, i compagni condizionano la vita politica di questo Paese. Infatti, anche quando sono rimasti fuori dalla stanza dei bottoni, sono riusciti a esercitare un’influenza impedendo alla maggioranza che aveva vinto di realizzare il programma promesso agli elettori.
Il Quirinale come contropotere dei governi di centrodestra
Vi state chiedendo come ciò sia stato possibile? Beh, attraverso quelli che Bindi chiama gli organi di garanzia, in particolare per tramite di quello che Renzi definisce l’obiettivo da difendere a spada tratta, impedendo che Giorgia Meloni lo conquisti: il Quirinale. Già negli anni di Oscar Luigi Scalfaro e poi di Carlo Azeglio Ciampi, il Colle ha esercitato un’azione che ha legato le mani ai governi di centrodestra.
Ma con Giorgio Napolitano prima e Sergio Mattarella poi, l’invasione di campo ha raggiunto livelli mai visti, con il risultato che agli esecutivi è stata spesso preclusa la realizzazione dei programmi promessi agli elettori. Con loro il Quirinale non è stato un organo di garanzia, ma un contropotere vero. Con la scusa del rispetto della Costituzione, gli uffici del Colle hanno accentuato un interventismo sulle leggi del governo e del Parlamento che mai in precedenza si era visto. E tutto ciò in assenza di un mandato popolare e con una forzatura dell’incarico, che da sette anni si è trasformato in 14. Praticamente un regno.
Legge anti maranza, lo stop alla revoca della cittadinanza
Per capire perché la sinistra guardi al Quirinale come ultimo baluardo per impedire che un governo di centrodestra faccia ciò che ha promesso agli elettori è sufficiente dare uno sguardo a quanto è avvenuto negli ultimi tempi, a cominciare dall’altroieri, quando alla Camera si è discusso della cosiddetta legge anti maranza.
Tra le norme ne era prevista una che revocasse la cittadinanza a chi si fosse reso responsabile di reati particolarmente gravi, impedendo che sia concessa a chi ha precedenti penali. Curiosamente la misura è stata bloccata nonostante avesse l’ok del governo, perché – ha scritto il Fatto Quotidiano – non è piaciuta al Quirinale.
Decreto Cutro e sicurezza, la lista dei provvedimenti bloccati
Un caso? No, la regola. Infatti, se sul tema della sicurezza si riavvolge il nastro, e si passano in rassegna i provvedimenti messi in cantiere dall’esecutivo, si scopre che la lista di stop è lunga. Si comincia con il decreto Cutro, che avrebbe dovuto restringere il campo alla concessione delle misure di protezione internazionale in favore dei migranti: bloccato.
Poi c’è il decreto che introduceva un compenso per gli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari: stoppato. Quindi il decreto Sicurezza bis, che limitava i risarcimenti nei confronti di chi commette un reato, come ad esempio ladri e rapinatori feriti dalla reazione della vittima: alt anche in questo caso. Sempre il decreto Sicurezza bis, che prevedeva l’estensione dello sgombero accelerato per le seconde case: altro niet dal Colle. Infine il divieto di concedere Sim card ai migranti appena sbarcati e senza documenti: pollice verso dal Quirinale.
Perché la sinistra teme un presidente della Repubblica di centrodestra
Ovviamente tutto ciò è avvenuto senza clamori, con parole sussurrate e senza alcuna comunicazione ufficiale. Ma il potere pervasivo della presidenza della Repubblica ormai è ovunque: nelle nomine e nelle scelte del governo. Un ostacolo insormontabile per un programma di centrodestra. Ecco perché è indispensabile vincere le prossime elezioni e nominare il prossimo presidente della Repubblica. Ed ecco perché Renzi e compagni sono pronti a fare carte false pur di impedirlo.
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