La sinistra ha un nuovo nemico: il bonus da 300 euro ai pensionati per pagare cure mediche e specialistiche non coperte dal Servizio sanitario nazionale. Può sembrare paradossale ma è quanto è emerso all’indomani della presentazione della manovra economica che contiene per l’appunto, tra le misure a sostegno degli anziani fragili, quello che è stato definito il «bonus dentista.
Il voucher di 300 euro è destinato agli over 75 con reddito da pensione fino a 28.000 euro, da spendere per le prestazioni sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale. La misura riguarderebbe circa 5,5 milioni di persone (sette over 75 su dieci) e, secondo le prime indicazioni, sarebbe pensata soprattutto per le spese dentistiche, oltre che per ticket e visite specialistiche. L’elenco ufficiale delle prestazioni coperte dal bonus sarà indicato nel testo definitivo della manovra.
L’assistenza odontoiatrica pubblica resta limitata a poche categorie di pazienti, e per la maggior parte degli anziani le cure dentali sono interamente private. E siccome sono piuttosto costose, inducono molti a non curarsi, non potendo affrontare tale spesa. Una misura quindi di buon senso che offre un aiuto a categorie disagiate e contribuisce alla salute di quella parte della popolazione che non ha risorse economiche sufficienti a curarsi.
La crociata dem contro il bonus 300 over 75
Eppure dalle Regioni di sinistra è scattato l’altolà. Si sono mobilitate sostenendo che i soldi andrebbero a finire alla sanità privata. L’assessore alla Sanità e al Sociale della Regione Toscana, Monia Monni, ha definito il bonus addirittura come la «misura più pericolosa della manovra». Il motivo? «Perché dice con chiarezza che la risposta va trovata fuori dal sistema pubblico». Togliere «1,6 miliardi al sistema pubblico per dare la mancia alle persone anziane che sono in difficoltà per inviarle verso il privato è il segnale plastico delle martellate che stanno dando sul nostro sistema sanitario nazionale».
Tesi sostenuta anche dal presidente dell’Emilia Romagna, Michele De Pascale, che chiede a tutte le Regioni di «prendere posizione contro i voucher per anziani». «È la falla con la quale crolla il muro», afferma. «O adesso la Conferenza delle Regioni batte un colpo oppure non serve più a niente». Il via a questa linea è venuto dalla segreteria del Pd. Marina Sereni, responsabile Salute e Sanità del partito, parla di «regali alla sanità privata» e di risorse sottratte alle Regioni.
Il cortocircuito delle Regioni rosse
Ma da quanto evidenziato dalla Corte dei Conti nella delibera n. 54/2026/G, molte Regioni italiane non riescono a spendere in modo efficiente e tempestivo i fondi sanitari stanziati dallo Stato, accumulando ritardi e generando al contempo pesanti disavanzi di bilancio. Tra il 2022 e il 2025 sono stati stanziati a livello nazionale 1,85 miliardi di euro per l’abbattimento delle liste d’attesa. Di questi, le Regioni ne hanno effettivamente impiegati solo 1,58 miliardi.
Quindi le Regioni devono spendere meglio, è il messaggio della magistratura contabile. Pertanto quei 300 euro agli over 75 non sono «uno schiaffo ai professionisti sanitari e sociosanitari del Ssn», come dice il Pd, non sono cioè soldi sottratti al Servizio sanitario nazionale, ma servono per snellire le liste d’attesa, mentre chi riceve i fondi pubblici si attrezza a spendere meglio le risorse ricevute.
Manovra: cresce il fondo per la salute
Nel frattempo il testo della manovra è stato bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato. E, tra l’altro, prevede l’incremento del Fondo sanitario nazionale di 7 miliardi: 2,4 miliardi di euro per l’anno 2027, 2,35 miliardi di euro per il 2028 e 2,4 miliardi di euro annui a decorrere dall’anno 2029.
Per le imprese del comparto energetico, l’aliquota Irap crescerà di 5 punti percentuali per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2026, e di 3 punti percentuali per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2027 e per l’anno successivo. Quindi in maniera decrescente.
Il provvedimento, inoltre, vieta di «traslare, direttamente o indirettamente, sui prezzi, sulle tariffe e sui corrispettivi dei beni e dei servizi forniti alla clientela, anche mediante l’incremento di commissioni e altri oneri, il maggior carico fiscale derivante dall’applicazione delle medesime disposizioni». Arriva anche il taglio alle detrazioni per le erogazioni liberali ai partiti, dal 26% al 19%.
L’addizionale Ires per il settore finanziario, invece, aumenterà di 3 punti percentuali nel 2027 e nel 2028. Conferma arrivata dopo una giornata di scambi polemici tra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e alti esponenti del settore bancario.
«Lo Stato ha aiutato il sistema bancario con garanzie e Gacs (lo strumento per cedere i crediti deteriorati), ora il sistema bancario ha il dovere di aiutare lo Stato», ha dichiarato il titolare del Mef.
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha avvertito che l’incremento della pressione fiscale ricadrà sugli azionisti. Duro anche il numero uno di Intesa San Paolo, Carlo Messina, che ricorda come lo scorso anno sia stato siglato un accordo su un contributo 10 miliardi in tre anni, ora disatteso dal governo (da banche e assicurazione solo quest’anno arriveranno 5,8 miliardi), e chiede quindi «equità con altri settori».
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