I palloncini dei bambini sono fuorilegge, più o meno come le bombe a mano. Folgorato sulla via della «repressione» dopo i saccheggi e le violenze della Maranza Week, il sindaco di Milano Beppe Sala ha individuato un nuovo, pericoloso nemico: il marmocchio che compie gli anni.
Se i genitori sono attraversati dalla pessima idea di organizzare la festicciola in un parco pubblico, sappiano che la giunta non si farà trovare impreparata da adunate clandestine e convocazioni improvvise su Tik Tok. Anzi, ha già previsto la condanna per l’incauta famiglia, amici compresi: multe da 40 a 240 euro «per chi utilizza coriandoli di plastica o palloncini gonfiabili». Immaginiamo pene corporali per chi si presenta ai baby party con bicchieri per la Fanta e piatti per la torta in pvc.
Il diktat è contenuto nell’articolo 14 delle modifiche e integrazioni che l’assessore turbo-green Elena Grandi intende operare sul «Regolamento d’uso e tutela del verde pubblico e privato», già approvate dalla giunta e pronte per essere votate dal consiglio comunale.
A meno di due settimane dalle devastazioni in mondovisione, la coincidenza temporale è straniante. Con le spalle al muro sul tema sicurezza e lacerata all’interno sulle strategie da adottare (dalla repressione light di Sala alla «mediazione culturale» vagheggiata da Pierfrancesco Majorino), l’amministrazione di sinistra si concentra sulla vera emergenza e persegue i veri teppisti: i bambini di 9 anni con l’imperdonabile colpa di voler festeggiare con gli amici l’ingresso nel decimo. Anche perché abbiamo visto che in certe famiglie a 11 anni si passa direttamente allo sfondamento delle vetrine.
L’assurda legge di Sala contro i palloncini a Milano
La legge contro i coriandoli e i palloncini gonfiabili viene definita «urgente» per salvare il pianeta e l’assessore Grandi non vuole perdere tempo: tutto ciò che non è biodegradabile costituisce un attentato e le sanzioni devono essere severe. «Sono modifiche importanti e necessarie» spiega, «alla luce in particolare del cambiamento climatico i cui effetti sono ben visibili anche nella nostra città». Pure altri effetti sono ancora ben visibili nelle vie del centro, ma evidentemente a Milano le priorità sono a geometria variabile.
La normativa incombe dalla scorsa primavera, quando un papà ebbe la malsana idea di allestire tre tavolini per la merenda e uno striscione di auguri al parco Sempione per festeggiare gli otto anni della figlia con gli amichetti. «Prontamente intervenute» (se non fosse tutto ridicolo il lessico sarebbe questo), le guardie ecologiche hanno multato il genitore (80 euro) e il Comune si è premurato di preparare un regolamento ad hoc, vietando ufficialmente l’uso di «tavolini, sedie, arredi, ombrelloni, tendine da campeggio».
Non è consentito «attaccare cartelloni, gonfaloni e stendere fili su alberi e piante». Sembra ovvio, ma evidentemente nella metropoli tascabile – dove il pedone è costretto a fare lo slalom fra i monopattini e le cacche dei cani – niente lo è.
A suo tempo sui social è infuriata la polemica e i cittadini più normali hanno scritto: «Basterebbe il buonsenso». Ma a Gotham City non si dà nulla per scontato, e lo step successivo è stata la demonizzazione del palloncino colorato.
La sinistra vive in un mondo tutto suo (e tralascia le vere questioni)
A proposito di cani e padroni, neppure loro sfuggono all’occhiuta gestione dell’assessore Grandi. Forse innervosita dai dati sull’aria che bocciano la sua Area B (le auto diminuiscono ma lo smog aumenta), la custode milanese del pianeta ha deciso di inserire nel regolamento green una seconda modifica (articolo 23): sanzioni più severe per chi porta gli animali domestici nelle zone a sfalcio ridotto dei parchi pubblici.
Qui si raggiunge l’apoteosi dell’assurdo: Fido ha diritto di correre sul prato ma non può azzardarsi a entrare nelle aree dove i giardinieri non hanno messo piede per la manutenzione ordinaria e l’erba somiglia a quella della giungla amazzonica.
Secondo il mantra dell’ecologismo extraparlamentare è il luogo sacro dove alberga la biodiversità (e pure le zecche): chi trasgredisce rischia una multa pesantissima, anche per evitare all’assessorato di ricevere le parcelle dei veterinari. Morale: prima si lasciano crescere le sterpaglie, poi si multa chi passeggia con il proprio animale.
Mentre il consiglio comunale si accinge a misurarsi su questi temi strategici, l’opposizione alza legittimamente il volume della radio.
Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega, annuncia fuoco e fiamme in aula. «Siamo al fanatismo ideologico spacciato per ecologia. La delibera è un condensato di divieti surreali e burocrazia punitiva: siamo arrivati al punto di criminalizzare una festa nel parco. Con tutte le emergenze aperte a Milano, la priorità della sinistra è la caccia ai bambini che giocano nei giardini pubblici e ai cani che non distinguono l’erba alta da quella bassa. Vere e proprie barzellette contro le quali daremo battaglia. Invece di gestire i problemi reali della città, palazzo Marino se la prende con le famiglie». E se il palloncino scoppia, Sala può accusare il governo d’avere mandato pochi parà.
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