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Andrea Crisanti (Ansa)

Cinque anni fa c’era la variante Omicron, oggi c’è la variante comunista. La prima era molto contagiosa, la seconda crea problemi intestinali. Quella era rappresentata dal Covid, questa da Andrea Crisanti che ha deciso (su ordinazione) di lasciare il Pd e attraversare verso Est la Beresina per esplorare con il microscopio in spalla le meraviglie post-bolsceviche di Rifondazione comunista.

L’ha annunciato egli stesso: «Sono stato prestato dal Pd al gruppo misto di Avs per rinforzare Rifondazione e consentirle di partecipare alle prossime elezioni senza raccogliere le firme, visto che quella pratica è una gran porcata». Glielo ha chiesto Elly Schlein «per dare una mano e io ho aderito con piacere».

Crisanti lascia il Pd e passa a Rifondazione: il prestito di Schlein per evitare le firme

Prestito con diritto di riscatto, come avviene nel Calciomercato per i quasi brocchi e per i club che non hanno una lira. La formula è imbarazzante, inventata dopo l’entrata in vigore del Melonellum, ma consentirà al campo largo di debordare anche verso la Siberia; una mossa che costringerà i riformisti del Nazareno e il prezzemolo Matteo Renzi a comprare parka invernali Quechua come quelli saccheggiati a Milano dai compagni nell’ultima Maranza Week (oggi forse si replica).

Crisanti è contento d’essere un pacco Amazon e ha parlato del suk elettorale come se niente fosse anche a Un giorno da pecora su RaiRadio 1: «Lo sbarramento a 400.000 firme è un monte Everest. Lo scopo è allargare la possibilità per gli elettori di scegliere all’interno dei gruppi di sinistra, che questa legge liberticida non consentiva».

Nessun imbarazzo, mai avuto neppure quando – durante la pandemia – si trasformava in leone da scendiletto per giustificare ogni decisione dell’esecutivo più rosso di sempre guidato da Giuseppe Conte, quello che Silvio Berlusconi definiva con un brivido nella schiena «il governo delle quattro sinistre».

Dal lockdown alla variante comunista, il microbiologo scopre la nostalgia di Potere operaio

Nessun imbarazzo anche perché lo zanzarologo promosso virologo per meriti televisivi ha ammesso al Foglio: «Da giovane militavo più a sinistra dei dem, stavo in Potere operaio». Proprio lui che andava in tv ad assicurare gli italiani rinchiusi per il lockdown che «la Scienza non inganna, la Scienza non ha colore».

Il partito della moralità aveva un manifesto storico: «Vota la Scienza, scegli il Pd», a beneficio dell’elettore trinariciuto. Poi ha eletto Crisanti e adesso quei voti servono come stampella a Rifondazione. Per il resto, a casa tutto bene.

Da Conte a Renzi, i precedenti del Pd con i «prestiti» per salvare le poltrone

Al di là del salto della quaglia personale, la mossa non è nuova per i dem: nel 2021, per salvare la poltrona traballante del premier Conte, prestarono la senatrice triestina di lingua slovena Tatjana Rojc alla zattera dei «Responsabili». Non bastò perché Renzi, come un virus, s’era invaghito della variante Mario Draghi.

Così Crisanti blinda la rielezione e non lesina complimenti alla segretaria: «Una leader vera e non di plastica, mi ha chiesto di aiutare e lo faccio ma avrei aiutato anche altri partiti e sigle, ma solo di centrosinistra».

Crisanti blinda il seggio in Senato e ringrazia Schlein: «Una leader vera»

Qualche tempo fa l’aveva accarezzata così: «Schlein è un politico di spessore, l’unica capace di rompere il conformismo della sinistra». Amore vero, paragonabile solo a quello per Roberto Speranza.

C’è da capirlo, il microbiologo immerso nella seconda vita da senatore comunista; la proletaria villa palladiana del Seicento sui colli Berici e la Tesla («dove dormo nelle notti d’estate perché nella casa di Roma non ho l’aria condizionata») costano più delle scarpe e dello yacht di Massimo D’Alema.

Bisogna ammettere che Crisanti ha vinto. Dopo la stagione della grande abbuffata televisiva in cui fu trasformato in primario di virologia mediatica, ha fatto bingo dove i colleghi hanno fatto flop. La sezione ospedaliera del Pd era formata anche da Fabrizio Pregliasco (trombato), Massimo Galli (condannato per maneggi universitari), Matteo Bassetti (recensore compulsivo degli articoli della Verità) e Luigi Lopalco (scomparso dai radar).

Così l’unico a rimanere a galla è stato lui: seggio in Senato e facoltà di esibirsi su ogni argomento nei corridoi di palazzo Madama con approccio dadaista. Utero in affitto: «È una donazione d’organo temporanea e reversibile, farne uno psicodramma è fuori luogo».

Suicidio assistito: «Le cure palliative sono un’inutile crudeltà, chi vuole deve morire perché un giorno morirebbe ugualmente». È la proverbiale coerenza del professore, se si avvertono scricchiolii è lui che sta piegando la Scienza.

Ha provato anche a infilarsi nell’inchiesta della procura di Bergamo sulle responsabilità della pandemia con una perizia di 80 pagine smontata dai colleghi. Il biologo Enrico Bucci: «In quel documento legale la scienza non c’entra nulla».

L’epistemologo Gilberto Corbellini: «Quello scritto sembra uscito dal cappello di un prestigiatore». Ora il presunto salvatore di Vò Euganeo prova a salvare Rifondazione comunista e la sua poltrona.

Al tempo delle Cassandre vaticinava con enfasi millenarista: «Non ci liberemo mai delle varianti». Dovevamo sospettarlo, Crisanti stava parlando di sé stesso.

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