I sogni muoiono all’alba, e in politica serve realismo: è il monito che verrebbe da rivolgere a Elly Schlein dopo la relazione con cui la segretaria del Pd ha aperto domenica scorsa l’assemblea nazionale. L’obiettivo era chiaro: candidarsi alla guida del Paese e battere il centrodestra alle prossime politiche. Ma ascoltando una relazione tanto lunga è difficile non pensare a un libro dei sogni più che a un programma.
I continui richiami alla Costituzione, che forse mirano anche a riallacciare il rapporto con gli elettori che si sono pronunciati per il no al referendum sulla giustizia, hanno qualcosa di onirico. Proviamo a immaginare la scena: Schlein a Palazzo Chigi, il Ragioniere generale dello Stato che le chiede le cifre della manovra, e lei che risponde brandendo la Carta e i suoi articoli. Suvvia, non scherziamo.
Schlein a Palazzo Chigi, il programma del Pd sembra un libro dei sogni
Le ambizioni programmatiche, piaccia o no, fanno i conti con ciò che accade nel mondo e che condiziona pesantemente la politica economica e sociale di un Paese.
È del tutto legittimo criticare il governo Meloni per le scelte che ha fatto o che non ha fatto, ma non gli si possono attribuire responsabilità particolari nel conflitto russo-ucraino o in quello mediorientale, che sono all’origine dei gravi problemi economici e delle ricadute sui cittadini.
Fare di tutta l’erba un fascio è facile. Dovrebbe essere però chiaro, per tutti e per il Partito democratico in particolare, che la concretezza dell’azione politica non può permettersi astrazioni ideologiche. Machiavelli lo sapeva: gli uomini dimenticano più in fretta la morte del padre che la perdita del patrimonio.
Immigrazione e disagio sociale, il Pd non coglie le paure degli italiani
Prendiamo un tema ricorrente nella relazione: disagio sociale e immigrazione. Guardando, come continua a fare il Pd, a un’immigrazione fuori controllo e a periferie degradate, ormai anche nei piccoli centri, attraverso i richiami evangelici del Papa o le tesi laiche di qualche intellettuale di turno, si ha l’impressione che certe nobili idee restino utopie, incapaci di cogliere il disagio reale delle persone.
Certo gli ideali hanno una loro importanza, ma per essere credibili devono misurarsi con i bisogni e gli interessi concreti. Non basta intercettare gli umori della «pancia» per prendere voti, ma chi aspira a guidare il Paese non può ignorarli, se vuole farsi ascoltare. Concetto che il Pd non ha saputo cogliere negli ultimi tempi.
La seconda parte della relazione è stata dedicata soprattutto ai conti interni, con qualche sassolino tolto dalle scarpe anche nei confronti dei possibili alleati. «Unità» recitava lo slogan sullo schermo alle spalle della presidenza, ed è stato il filo conduttore dell’intervento: unità del partito e unità della coalizione.
Primarie e Statuto, Schlein blinda la candidatura e prolunga il mandato
Parole nobili, ma con quali strumenti? Nella sostanza, mettendo in campo una versione piuttosto spinta del centralismo democratico di memoria comunista. Dopo aver ricordato che il pluralismo è essenziale alla vita del partito, con grande nonchalance e un semplice ordine del giorno si è modificato lo Statuto in modo che, alle primarie, la candidata del Pd possa essere solo lei.
Non è un dettaglio: per un partito che si definisce democratico, il metodo ha ben poco di democratico, anche se approvato da un’ampia maggioranza dell’assemblea. Infine, orgogliosa di essere la prima segretaria a guidare il partito per un intero mandato, ha pensato bene di prorogarlo, ancora una volta modificando lo Statuto.
Campo largo, la sfida a Conte e i malumori dei centristi sulla leadership di Schlein
Agli alleati, e a Giuseppe Conte in particolare, il messaggio è arrivato forte e chiaro: o mi accettate come leader della coalizione, o ci vediamo alle primarie.
A chiudere, un forte risentimento verso chi, fuori dal partito, ha messo in dubbio le sue capacità di leadership. Qui però il bersaglio è sbagliato: se c’è un complotto contro le sue ambizioni, e probabilmente c’è, non viene dal centrodestra ma nasce all’interno del cosiddetto campo largo.
Le sue frecce andrebbero indirizzate ai centristi che vorrebbe imbarcare nell’avventura elettorale, e che preferirebbero un altro federatore, o un’altra federatrice, alla guida della coalizione. Con le decisioni adottate Elly Schlein ha messo le carte in tavola.
Ora tocca agli alleati scoprire le proprie, e c’è da immaginare che saranno un po’ diverse dalle sue, le quali probabilmente non le renderanno la strada in discesa.
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