Camion in strada durante la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante
La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante e i costi di gestione dei mezzi pesanti (Ansa)

Anche se uno veste abiti di buon taglio con l’immancabile pochete young-chic, può avere un decadimento della memoria. Ieri l’impeccabile Giuseppe Conte si è presentato a Pizzo Calabro tra gli autotrasportatori che, masticando amaro, stavano rimuovendo i blocchi per dire a camionisti e contadini «sono con voi» e contro l’idea del ministro dell’Interno che, rispondendo ad una richiesta del premier Giorgia Meloni, era pronto a intervenire per assicurare la distribuzione delle merci.

Quella dei tir è però solo una tregua. Hanno deposto le intenzioni di blocco a oltranza in attesa di un nuovo incontro, che dovrebbe tenersi martedì 27, con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini per varare una lista di provvedimenti accessori. Il confronto dovrebbe essere solo tecnico, ma il pentastellato ha deciso di buttarla in politica e ha arringato la piccola folla, come aveva già fatto a Maddaloni la settimana scorsa: «Un invito al governo: Giorgia Meloni, ministri, venite qui a parlare con cittadini comuni, agricoltori, autotrasportatori, pescatori, allevatori, in difficoltà per il caro vita, il caro carburante, per tutte le difficoltà quotidiane. Qui non c’è infiltrazione, qui ci sono onesti cittadini che non ce la fanno più, svegliatevi o andate subito a casa. Agli agricoltori dico: avete un problema di filiera perché voi non prendete nulla e i cittadini pagano caro».

Gli è andata meglio che ad altri del campo largo in politica, ma delusi in agricoltura. Ad Atripalda Nicola Fratoianni e il sodale Angelo Bonelli di Avs sono stati duramente contestati da camionisti e contadini: «Siete stati anni al governo e non avete fatto nulla».

Qui scatta il difetto di memoria. Non si ricorda Giuseppe Conte quando il 9 marzo 2020, oggi sappiamo senza alcuna base scientifica, firmò un Dpcm intitolato «Io resto a casa». Disse allora l’avvocato di Volturara Appula: «Ci sarà l’Italia zona protetta».

Conte oggi dice ai camionisti, sui quali sono stati esercitati severi ed estesi controlli di polizia e per i quali alcuni esponenti del governo, come Francesco Lollobrigida ed Edoardo Rixi, hanno ipotizzato infiltrazioni mafiose: «Tra gli agricoltori e questi autotrasportatori non ho motivi né segnalazioni di infiltrazioni; questo tentativo di criminalizzare chi è in difficoltà e il dissenso va respinto».

Cosa successe ai tempi del famoso Dpcm l’avvocato di Volturara Appula non se lo ricorda: i carabinieri inseguivano chi passeggiava sulla strada, gli operai vennero licenziati, ci furono le cariche ai portuali, il Daspo a inermi cittadini, i piccoli trasportatori bloccati. Altri tempi, si dirà.

I fondi del governo e la ripresa delle consegne

Stavolta il governo di Giorgia Meloni, per evitare la paralisi dell’Italia, ha messo sul piatto 105 milioni di euro per fronteggiare l’emergenza gasolio. Altri 60 milioni vanno agli agricoltori e 10 a chi pesca. Non è tutto, considerando che già da maggio all’autotrasporto erano stati promessi 430 milioni di credito fiscale e fino a ieri i camionisti non avevano ricevuto un euro, ma è bastato a far cessare la protesta.

Dalla tarda serata di giovedì le merci hanno ripreso a circolare: latte, uva e fiori dalla Puglia, kiwi dalla Calabria, mozzarelle dalla Campania, frutta, verdura e carne dalla Sicilia, informa la Coldiretti, che sottolinea come resti però il problema delle perdite economiche degli agricoltori.

Sono stati rimossi tutti i blocchi stradali, anche al porto di Napoli, che era rimasto l’ultima trincea. Solo nei distributori, però, è tornata regolare l’erogazione di carburante. Per una normalizzazione delle forniture ci vorrà almeno una settimana, visto che solo al Sud devono essere serviti 92.000 negozi e 27.000 ambulanti.

Sempreché l’incontro previsto per martedì con Matteo Salvini non riservi altre sorprese, anche perché ci sono ministri come Gilberto Pichetto Fratin, titolare dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, che insistono: «C’è stato un decreto che attiva delle misure immediate. Il tutto deve essere sempre compatibile con il bilancio dello Stato, potranno esserci ancora interventi, ma con la cautela sempre di avere disponibilità, è inutile promettere cose che poi non si riescono a fare».

Industria e prezzi, restano le preoccupazioni

Vedremo. È però in ripresa anche la produzione delle industrie: Rummo e La Molisana avevano annunciato blocchi, la Doria ha messo in ferie 700 operai, Stellantis ha rallentato le linee, tanto per dirne alcune. Anche in edilizia le forniture dovrebbero normalizzarsi in tre o quattro giorni.

La preoccupazione ora è sul fronte dei prezzi. Al Car di Roma, il più grande mercato generale d’Italia, si segnalano forti aumenti per l’ortofrutta, anche se gli operatori sostengono che si tratta di una fiammata momentanea. Le associazioni dei consumatori stimano però almeno 50 euro di aumento sul carrello della spesa.

Resta invece caldo il fronte della pesca, con le marinerie dell’Adriatico rimaste in porto anche ieri, e quello degli olivicoltori, soprattutto in Puglia, preoccupati per il calo del prezzo dell’extravergine. I frantoi sono incerti se dare il via o meno alla campagna olearia.

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