Sala violenza milano
Beppe Sala (Getty Images)

«Controllo e repressione». Parafrasando Gian Maria Volonté in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, il sindaco di Milano comincia a percepire quello che chiamava con disprezzo «il percepito» e usa parole a lui sconosciute. Beppe Sala è finalmente sceso dal pero.

«Voglio dire che prima di tutto, in questa fase critica, vengono il controllo e la repressione di questi fenomeni. Non voglio rischiare di essere ambiguo, non sono per niente contrario al fatto che arrivino 500 militari, avranno un ruolo anche dinamico. Umanamente c’è una parte che deve essere di repressione e di controllo».

Maranza Week, Sala scopre «controllo e repressione»: sì a 500 militari dopo anni di allarmi ignorati

Il Vanity sindaco è improvvisamente atterrato sui glutei dopo la Maranza Week.

E dopo aver fatto una passeggiata educativa nei quartieri delle mazzate e dei saccheggi da parte di teppisti che per nove anni lui ha allegramente definito «ragazzi difficili bisognosi di affetto e cultura».

Ieri ne ha incontrati altri, di ragazzi, e ha letto nei loro occhi la paura. L’ha vista stampata sui volti dei tanti (oltre 200) commessi e delle commesse dei negozi devastati e ha sussurrato: «Non dobbiamo più metterli in condizione di subire queste violenze».

Dai saccheggi alle aggressioni, Milano era Gotham City: il sindaco negava l’insicurezza

Rapine, aggressioni, molestie sessuali, risse del sabato in piazzetta Mercanti, bande nordafricane in libera uscita sui Navigli, autobus e cassonetti bruciati al Corvetto, la notte di terrore in piazza Duomo a Capodanno 2024.

I segnali erano clamorosi mentre l’amministrazione Sala si occupava di perseguire chi fuma per strada. Per molti cittadini era Gotham City, per il borgomastro si trattava di «insicurezza percepita e strumentalizzata dalle destre».

Allora avanti con la polizia locale smilitarizzata e demotivata, avanti con le carezze alle baby gang; inclusione e sottomissione.

Poi è arrivato l’ultimo weekend, durante il quale lui aveva tenuto duro sulle sue posizioni lunari: «Ho visto molti protestanti e pochi poliziotti in campo». Dove i protestanti non erano luterani e metodisti in gita ma delinquenti incappucciati che saccheggiavano Milano.

Trecentoquarantasei fermati dopo, il Grande Assente ha «percepito» la figuraccia ed è tornato in città.

Durante il summit sulla sicurezza con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il vicepremier Matteo Salvini, ha concordato con l’impiego dell’esercito, ha smentito il sé medesimo di 24 ore prima («ritengo che non sia solo un problema di repressione») e ha provato a mettersi nei panni dei suoi concittadini.

«Per sabato a Milano c’è preoccupazione», ha sottolineato il sindaco. «Si teme che ci sia in piazza chi c’è già stato nel weekend e poi gli anarchici. Può essere una giornata delicata per la città. Io non faccio inviti ai cittadini e non dico «state tutti a casa». Bisogna evitare la psicosi di chiudere i negozi: è troppo per una città che ha una storia di partecipazione della vita nelle piazze». #Milanononsiferma, questa l’avevamo già sentita.

Piantedosi denuncia le violenze organizzate sui social, Salvini: «Pagheranno i genitori»

Il ministro Piantedosi ha ammesso: «Abbiamo registrato un fenomeno inedito. Non c’è nessuna evidenza che i protagonisti delle violenze siano manovrati dall’esterno, ma la spontaneità di questi ragazzi contrasta con l’organizzazione via social delle violenze».

Per far contenta la giunta rossa, Sala ha tenuto a ribadire: «Dobbiamo cercare di capire come porre mano al problema generazionale». Salvini lo ha neutralizzato così: «Ciò che è accaduto non c’entra con il disagio perché hanno rubato scarpe e vestiti. Faremo pagare i danni ai genitori dei ragazzi che invece di essere a scuola erano in piazza a spaccare tutto».

Vannacci invoca pugno duro e remigrazione, mentre Majorino boccia i militari e vuole più educatori

Va oltre Roberto Vannacci in serata, nel presidio in centro: «Chi sbaglia paga, pugno duro e remigrazione».

La sinistra esce dalla Maranza Week con le ossa più rotte delle vetrine di via Torino. Da una parte il ritorno (a scopo elettorale) alla «legge e ordine», dall’altra la galassia movimentista in subbuglio.

Il campione dei disobbedienti di ogni ordine e grado, Pierfrancesco Majorino, mantiene la posizione estremista.

Tesoriere storico del bacino di voti che va dal centro sociale Lambretta al centro sociale Cantiere, passando per i collettivi universitari, è contrario alle divise.

Anzi, per contrastare le gang violente vorrebbe i poliziotti-mamma. «Non servono militari in più, abbiamo bisogno di forze dell’ordine preparate e di educatori, perché quando hai dei ragazzini che assaltano i negozi non ci può essere solo l’aspetto repressivo. Dobbiamo essere molto netti contro la violenza, ma ci vuole anche un’azione sociale. I provvedimenti del governo sono una militarizzazione inutile delle città».

Da Cgil e centrosinistra il presidio per la coesione sociale: Milano teme un nuovo sabato di violenze

Repressione sì o no? In pratica il Pd si appresta a organizzare le primarie sull’equivoco, sulla pelle dei commercianti con i negozi distrutti e dei milanesi spaventati.

Il festival dell’ipocrisia va in scena verso sera, quando in piazza della Scala Cgil e centrosinistra double-face (c’è anche l’autocandidato sindaco Mario Calabresi) organizzano un presidio democratico e inclusivo per la coesione sociale.

Se sabato i «pellegrini protestanti» rompono un bicchiere Milano è pronta: pece e piume.

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