carburanti sinistra
Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Ansa)

Quando un campione dell’industria nazionale macina utili, la politica dovrebbe essere soddisfatta. Questo in un Paese normale. Per il centrosinistra invece i conti di Eni sembrano quasi una spina nel fianco, una sorta di «esproprio» di ricchezza ai danni della popolazione.

Eni raddoppia gli utili a 2,8 miliardi, Bonelli attacca: «Ricchezza tolta alle famiglie»

«Ogni euro che resta nei bilanci delle compagnie fossili è tolto alle famiglie e alla transizione energetica», tuona Angelo Bonelli di Avs, battezzando così i risultati del terzo trimestre in cui il colosso energetico realizza un utile netto adjusted di 2,8 miliardi di euro, con un balzo del 125%, più che raddoppiato rispetto allo scorso anno e un utile netto in nove mesi di 7,59 miliardi (+202% rispetto allo stesso periodo del 2025).

Dalle opposizioni è un coro unanime: «Intanto gli italiani sono più poveri, Meloni tassi gli extraprofitti e tagli le accise», dimenticando la moral suasion esercitata dal governo a cui il gruppo energetico ha risposto mettendo il price cap sugli aumenti dei carburanti, con una operazione subito seguita dalle altre compagnie petrolifere e che non ha eguali in Europa.

Un tetto peraltro che, come ha ribadito Francesco Gattei, Chief Transition & Financial Officer di Eni, rispondendo alle domande durante la call con gli analisti, «verrà rivalutato periodicamente» con un impatto in un trimestre, «alle attuali condizioni di mercato, che si attesterà nell’ordine di alcune centinaia di milioni».

Ma la strategia di Eni prevede «una responsabilità sociale», nella consapevolezza che un’azienda «non può vivere in una sorta di bolla al di fuori del mondo reale. Quindi vogliamo e dobbiamo essere realistici e pensare che il sostegno ai clienti sia una priorità».

Il gruppo ha infatti esteso di altri due mesi, fino a fine anno, il tetto ai prezzi nei distributori Enilive. «Ogni mese valutiamo l’andamento dei prezzi: a inizio ottobre abbiamo fissato un cap a 2,25 euro al litro per il diesel, ma i nostri prezzi sono stati inferiori, a 2,19.

Price cap sui carburanti fino a fine anno, Descalzi: «Ci costerà 700 milioni»

Sicuramente – ha detto l’ad, Claudio Descalzi, in un colloquio con La Repubblica – avremo un tetto fino a fine anno, dobbiamo solo ragionare sui prezzi». Poi ha sottolineato che «lo sforzo ci è costato tantissimo», tra perdite e mancati guadagni. «Più vendiamo e più ci perdiamo: da inizio marzo a fine anno, tra sconti e price cap, stimiamo di impiegare circa 700 milioni di euro. Ma in un momento in cui la società va molto bene» – e lo dimostrano i profitti più che raddoppiati nel trimestre – «crediamo che sia giusto fare degli sforzi per andare incontro ai bisogni dei nostri clienti».

Eni, utili record e dividendo straordinario da 1,3 miliardi: produzione in crescita del 7%

Torniamo ai dati che hanno fatto gridare allo scandalo la sinistra. L’ebit proforma adjusted di gruppo si è attestato a 6 miliardi di euro, raddoppiato rispetto al trimestre di confronto (crescita del 12% su base sequenziale), grazie alla solida performance in tutti i business, in particolare il significativo contributo dei satelliti upstream, ai benefici delle misure di ristrutturazione in corso nella chimica e alla gestione dei costi.

Nell’E&P (exploration and production) l’ebit proforma adjusted è stato di 4,63 miliardi di euro, in aumento del 76% rispetto al periodo di confronto grazie alla crescita dei volumi e al miglioramento del mix in uno scenario di prezzi favorevole. Considerati gli eccellenti risultati, Eni ha deliberato la distribuzione a dicembre di un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione (circa 1,3 miliardi) e un ulteriore incremento del 12% del programma di buyback, che sale a 3,8 miliardi.

Con il titolo prossimo ai massimi storici, Eni sta perseguendo tre obiettivi: massimizzare la crescita, massimizzare la remunerazione e ridurre al minimo l’indebitamento. Nei business tradizionali, c’è una crescita della produzione upstream pari al 7% nei nove mesi, la più elevata del settore.

Avanti anche i business della transizione: con la crescita dei risultati di Enilive nelle bioraffinerie (+55% Ebitda 2026 rispetto al 2025 nei 9mesi) e con la nuova governance di Plenitude (+27% di capacità installata), che consentirà una nuova fase di crescita nelle rinnovabili.

Il modello è diversificare geografie e tecnologie. Descalzi ha sottolineato che «gli eccellenti risultati derivano dalla forza del modello operativo e dai selettivi investimenti nel portafoglio ampiamente diversificato di asset competitivi. Siamo ben posizionati per continuare ad assicurare ai nostri clienti forniture energetiche sostenibili, sicure e sempre più decarbonizzate».

Bonelli e Fratoianni invocano una tassa sugli extraprofitti: «Meloni complice»

Ebbene, questi risultati per Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, di Avs si riassumono così: «Italiani più poveri e petrolieri più ricchi, Meloni complice».

A cui si aggiunge l’attacco all’entità dei dividendi, «mentre le famiglie pagano bollette e carburanti a prezzi insostenibili».

Per concludere che «mentre l’Italia diventa più povera, il governo Meloni acconsente l’arricchimento delle società energetiche». Poi la proposta di «una tassa straordinaria sui profitti delle società energetiche». Non una parola sul price cap.

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