Non so a voi, ma a me, quando mi capita di ascoltare il quartetto Conte, Schlein, Fratoianni, Bonelli, mi viene in mente Giovanni (Apocalisse, 6,8): «Mi fu dato potere per sterminare con la peste, la spada, la fame, e con le belve della terra». Sono i quattro cavalieri che cavalcano il cavallo bianco della peste, quello rosso della guerra, il nero della fame e il verde della morte.
Non so perché il mio subconscio mi evochi queste associazioni, ma il fatto è che rimango di stucco quando ascolto i suddetti onorevoli inveire contro il governo per le bollette energetiche; e poi a proporre sé medesimi per alleggerire quell’aggravio.
E lo stucco ci sta tutto, visto che ad averci accollato quel peso sono stati proprio i quattro detti onorevoli. Cominciamo con l’ultimo, arrivato sul cavallo bianco. Ha governato con la carica da presidente del Consiglio.
A parte recepire supinamente le direttive della Ue, di suo in politica energetica ha introdotto un solo elemento originale: il Superbonus 110%. Le direttive Ue non hanno dato alcun beneficio ad alcun Paese; anzi, la Ue è forse l’area con l’energia più cara al mondo, il doppio che negli Usa o in Cina. Quanto al Superbonus con esso s’è messo il cappotto termico ad una (per fortuna) infima parte di edifici del Paese con la stravagante illusione che grazie ad esso il fabbisogno di gas per riscaldarli d’inverno o di elettricità per rinfrescarli d’estate avrebbe ridotto la nostra dipendenza energetica e, con essa, le bollette.
La tassa lasciata in eredità da Conte
Il principio economico alla base della pensata era questo: non badiamo a spese pur di risparmiare.
E, infatti, non ci si badò proprio: le stime del costo del Superbonus sono variabili, l’Enea dice oltre 130 miliardi, l’Agenzia delle entrate oltre 170. E i fruitori del Superbonus? I più stanno ancora piangendo, e chi non è stato imbrogliato ha ristrutturato casa propria a costi tripli e a spese di tutti noi, ma quanto ha risparmiato nella bolletta grazie al cappotto?
Le più generose stime teoriche non si spingono oltre 1 miliardo di euro l’anno: appunto, non s’è badato a spese pur di risparmiare. Ma è un miliardo teorico, calcolato sugli avanzamenti di classe energetica: il governo Conte si guardò bene dal confrontare le bollette dei fruitori del Superbonus prima e dopo l’intervento.
Il balzello di Bersani
Veniamo a quella sul cavallo rosso. Sarebbe l’ultima arrivata, ma il cavallo è quello del suo partito e, sul tema che ci sta a cuore, si chiama Pier Luigi Bersani. Fu lui che con Dl n. 79/99 liberalizzava il sistema elettrico. E liberalizzò come sa liberalizzare un comunista: obbligò produttori e importatori (più tardi anche i distributori) elettrici ad operare con una qualche percentuale da fonti rinnovabili. Chi non lo faceva poteva salvare l’anima acquistando i «certificati verdi».
Il meccanismo delle incentivazioni con quei certificati era diabolico: la legge prevedeva che se ne potesse usufruire solo temporaneamente (12 anni), ma una barzelletta popolare vuole che in Italia non c’è nulla di più definitivo del temporaneo: la medesima legge prevedeva che se l’impianto incentivato veniva migliorato, per esempio sostituendo un bullone, il periodo d’incentivazione ripartiva da zero. Il che fa pensare che sono fonti rinnovabili quelle che per sopravvivere hanno bisogno del continuo rinnovo dei sussidi statali. Che statali non sono perché sono prelevati direttamente dalle nostre tasche sulle bollette.
Un altro obbligo della liberalizzazione à la Bersani (con l’accento sulla i) l’ha il gestore della rete, costretto ad acquistare comunque tutta l’energia rinnovabile prodotta, e questo anche se 1) la rete non la richiede e 2) sul mercato ci fosse energia elettrica a prezzo più basso. Negli anni successivi furono inventati nuovi meccanismi di incentivazione: memorabili quelli introdotti nel 2007 dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio ai tempi in cui il Paese era governato da Pd e Verdi insieme.
I danni economici della sinistra verde
Il che ci porta all’equino verde, quello della morte, morte del nucleare in Italia. L’elenco dei danni al Paese causati dall’abbandono del nucleare è lungo e ci vorrebbe un articolo dedicato. Basti solo dire che al nucleare non vi abbiamo rinunciato: quasi il 15% del nostro fabbisogno elettrico è soddisfatto da elettricità da nucleare che è stata fatta diventare un altro bene d’importazione.
Per 40 anni è stata perseguita la politica energetica dettata da quelli del Sole-che-ride. Il sole ride, sì, ma di tutti coloro che ancora non vedono il bronzo sulle facce di quel quartetto.
Ecco, ignara Elly: ora lei sa con chi prendersela per le bollette elevate, caricate per oltre 10 miliardi l’anno alla voce «oneri di sistema». Se la prenda con quelli del suo largo campo.
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