La vicenda che vede protagonista Elif Eralp, nuova icona della sinistra da quando ha vinto le elezioni a sindaca di Berlino, sulle prime pagine dei giornali italiani è passata quasi inosservata, mentre invece merita grande attenzione. La storia è la seguente: l’esponente della Linke, estrema sinistra tedesca, ha conquistato la maggioranza con un programma radicale, che tra l’altro prevede anche l’esproprio delle case.
Fin qui c’è poco da dire, perché le proposte sembrano la fotocopia di quelle di Zohran Mamdani, il democratico che ha conquistato New York promettendo patrimoniali e più case per tutti, in particolare per i senzatetto.
La novità che riguarda Eralp è però un’altra. Infatti, la neosindaca ha deciso di concedere un’intervista a Der Spiegel, storico settimanale di sinistra.
E il giornale le ha chiesto conto della vicinanza alla Linke di Ibrahim Ibrahim, anziano attivista pro Pal nonché simpatizzante di Hamas, che il giorno del trionfo elettorale è comparso nel quartier generale del movimento nel popoloso distretto arabo della capitale tedesca.
Che ci faceva lì quel tizio? hanno chiesto i giornalisti. E la neosindaca, sul principio, ha preso le distanze, ma poi, quando la redazione dello Spiegel le ha mandato il testo dell’intervista per una revisione, ha cercato di modificare domande e risposte, apponendo di suo pugno delle correzioni e scrivendo una nota in cui diceva di non volerne parlare per paura di queste persone e aggiungendo che pure il marito aveva terrore di figure collegate ad Hamas. «Non posso mettere in pericolo me e la mia famiglia per lo Spiegel», ha concluso.
Probabilmente le spiegazioni erano dirette al suo staff e dovevano restare segrete. Invece, per un errore del portavoce, sono finite direttamente nelle mani dei giornalisti, che ovviamente le hanno rese pubbliche.
Dunque, è così emerso che non solo la Eralp si era fatta appoggiare da personaggi legati al radicalismo islamico e ad Hamas, ma che addirittura di costoro aveva il terrore, tanto da temere per la propria famiglia.
Che dire? Anche in Italia la sinistra cavalca gli islamisti più radicali, prova ne sia che non soltanto nei giorni scorsi in tanti si sono spesi per Youssef Siher, ma ieri Mimmo Lucano, europarlamentare eletto nelle liste di Alleanza verdi e sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, lo ha proposto per le prossime elezioni politiche.
Il militante che inneggia ai pro Pal e ad Hamas e auspica la rivoluzione in Italia (tanto da essere indagato e arrestato – anche se poi liberato dal gip – per istigazione alla violenza per fini terroristici) potrebbe dunque aggiungersi alla lista di onorevoli compagni di Avs, come Ilaria Salis, Abubakar Soumahoro e, appunto, Mimmo Lucano.
Ma del resto che la sinistra, causa mancanza di consensi fra gli italiani, intenda attingere al bacino di voti degli immigrati di fede musulmana è cosa ormai nota.
A Venezia, il Pd ha provato a riprendersi la città candidando una serie di esponenti della comunità bengalese, promettendo, nella speranza di ottenerne il consenso, anche la costruzione di una grande moschea.
I voti islamici non hanno portato benissimo al campo largo, perché i veneziani hanno votato compatti per il candidato di centrodestra, ma se avesse vinto la sinistra il prezzo da pagare sarebbe stato un minareto in città, accanto alla stazione di Mestre.
Perché è chiaro che il voto non è gratis. Gli islamici in cambio vogliono maggior potere, concessioni e la penetrazione nel sistema.
Ne sanno qualche cosa in Francia, dove la France Insoumise, ovvero il movimento di estrema sinistra fondato da Jean Luc Mélenchon, ormai è chiamato la France Islamiste. E i risultati, anche dal punto di vista dell’ordine pubblico, si vedono.
La sinistra ha sostituito il comunismo con l’ambientalismo e l’islamismo. Ma mentre il primo al massimo ci regala i blocchi stradali degli attivisti di Ultima generazione, il secondo ci fa precipitare in qualche cosa di più pericoloso, come dimostra la sindaca che per vincere le elezioni non ha esitato ad allearsi con gruppi pro Pal e vicini ad Hamas.
Tra poco il campo largo deciderà il programma e poi aprirà le consultazioni sul candidato premier della sinistra. I compagni ufficialmente si preoccupano dell’influenza che Putin potrebbe avere sulle prossime elezioni, in Spagna, Francia e anche da noi.
Ma il vero rischio sono le infiltrazioni dell’islamismo radicale alle primarie. Già, perché a sinistra votano anche coloro che, come Youssef Siher, sognano una rivoluzione mussulmana nel nostro Paese.