Pensioni, Irpef e imprese: tutte le misure della manovra 2027
Giancarlo Giorgetti (Ansa)

Sono passati pochi giorni da quando il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di bilancio 2027. Era il 28 ottobre. Da quel momento, il testo è passato nelle mani del Parlamento, che avrà tempo fino al 31 dicembre per approvarlo. Infine, dal primo gennaio 2027, la manovra entrerà in vigore.

La legge di bilancio è sempre un tema particolarmente delicato, perché qualcuno scontento ci sarà di sicuro, è inevitabile. In questo caso specifico, però, assumerà un’importanza ancora maggiore. Non sarà infatti una manovra come le altre. Sarà l’ultima della legislatura, quella che precede le elezioni politiche. Nella memoria degli elettori, pertanto, quando saranno chiamati alle urne, resterà soprattutto questa in mente, come ultimo atto dell’esecutivo. Per un governo che punta a essere la prima maggioranza uscente della Seconda Repubblica a ottenere la riconferma, dunque, si tratta di una partita che vale davvero una grossa fetta della torta elettorale.

Giorgia Meloni, alla vigilia del Cdm, aveva sintetizzato così gli obiettivi: «Far quadrare i conti, mantenere gli impegni presi, continuare sulle priorità che ci siamo dati in questi anni». Fra i temi evocati dalla presidente del Consiglio: i salari, il potere d’acquisto, il ceto medio, il sostegno alle imprese, l’energia, la sanità, la famiglia, i giovani. Una ricetta ambiziosa, accompagnata tuttavia da una sana dose di realismo: «Cercheremo di fare del nostro meglio pur con delle risorse che sono, come sappiamo, limitate».

Le misure della manovra per la famiglia

Tra i provvedimenti più attesi c’è il fondo previdenziale per i nuovi nati. A partire dal 2027, lo Stato verserà 100 euro all’anno per ogni bambino, fino al compimento dei 18 anni. Il contributo pubblico complessivo raggiungerebbe così 1.800 euro a beneficiario, ai quali si aggiungerebbero nel tempo gli eventuali rendimenti finanziari.

La misura, fortemente sostenuta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, nasce da un’idea avanzata in estate dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava. La gestione del piano di accumulo è affidata all’Inps per la raccolta dei versamenti, mentre la gestione finanziaria compete a Cassa Depositi e Prestiti, secondo criteri di prudenza. Al fondo potranno contribuire anche i familiari con versamenti volontari, deducibili dal reddito complessivo fino a 2.000 euro annui per ciascun soggetto versante e fino a 5.000 euro annui per ciascun beneficiario.

Meloni ha precisato in conferenza stampa: «La somma di questo salvadanaio non sarà tassabile, non sarà pignorabile, non sarà utilizzabile fino ai 18 anni di vita, salvo che non sia per un’emergenza straordinaria, ma in quel caso servirebbe l’autorizzazione di un giudice tutelare». Al compimento della maggiore età, il giovane potrà riscattare la somma accumulata e destinarla a spese scolastiche o universitarie, all’avvio di un’attività o all’alimentazione di una forma di previdenza complementare.

Sul fronte del lavoro femminile, viene reso strutturale il cosiddetto bonus mamme, con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro annui. Rispetto alla versione precedente, la platea si allarga: ne beneficeranno anche le lavoratrici autonome e quelle con contratto a tempo determinato.

Cresce anche il congedo parentale retribuito all’80 per cento, fruibile entro i sei anni di età del bambino: passa da tre a quattro mesi per il primo figlio, sale a cinque per il secondo e a sei dal terzo. Per i lavoratori autonomi arriva un voucher fino a 500 euro mensili, per un massimo di tre mesi, da utilizzare per servizi di baby-sitting e di educazione della prima infanzia.

Gli altri nodi della legge di bilancio

Sul fronte fiscale, durante la discussione del Consiglio dei ministri sarebbe emersa un’apertura sull’estensione dell’aliquota Irpef al 33% per i redditi fino a 55.000 euro. Allargare la platea dei beneficiari, però, richiede coperture più ampie. Fra le ipotesi sul tavolo figura un contributo più consistente da banche, assicurazioni e società energetiche, che potrebbe essere esteso fino a diversi miliardi.

Per i lavoratori dipendenti più giovani debutta invece nel 2027 un’imposta sostitutiva dell’uno per cento sugli incrementi di stipendio, applicabile entro specifici limiti di reddito e di importo. Un segnale politico chiaro in direzione del ceto medio impiegatizio, anche se i parametri definitivi saranno disponibili solo con il testo ufficiale del disegno di legge.

Trova spazio in manovra anche una norma per il settore artigiano. Le imprese con almeno sette anni di iscrizione potranno aumentare fino al 20% i propri limiti dimensionali, mantenendo la qualifica di artigiana. Il costo stimato è di 202,9 milioni di euro nell’arco di dieci anni.

Sul fronte occupazionale, la manovra proroga fino al 31 dicembre 2027 gli esoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 35, donne e lavoratori impiegati nelle Zone economiche speciali. Gli incentivi, differenziati per profilo, arrivano fino a 500 euro mensili per i giovani, 650 per le donne e 800 per le assunzioni femminili nelle Zone economiche speciali. Per accedere alle agevolazioni, le aziende devono dimostrare un incremento occupazionale netto e non aver effettuato licenziamenti nei sei mesi precedenti. Una norma concepita per dare stabilità contrattuale in un mercato del lavoro che, secondo i dati Istat di settembre, vede l’occupazione ferma, la disoccupazione in ripresa e una nuova crescita dei contratti a termine.

Resta invece fuori dalla seduta il decreto bollette. Il provvedimento non è stato trattato, almeno per il momento. Tra le misure anticipate figura un tetto al prezzo del gas fissato a 58,9 euro per megawattora, per una durata di 12 mesi prorogabili fino a 18. Restano però ancora da definire il mercato di riferimento, il funzionamento del meccanismo e le modalità concrete con cui l’eventuale beneficio si tradurrà in un alleggerimento delle bollette.

Sanità e anziani: i soldi non bastano

Il capitolo sanitario è probabilmente quello più divisivo. Il Fondo sanitario nazionale cresce di 3,4 miliardi rispetto all’anno precedente, per un totale di 146,3 miliardi nel 2027, poco sopra il 6% del prodotto interno lordo. In termini reali, l’incremento annuo è di poco superiore al 2%: una crescita che non riesce ad attutire l’effetto dell’inflazione.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci aveva chiesto 5,5 miliardi in più per le nuove assunzioni e per aumentare le retribuzioni di medici e infermieri. Le Regioni avevano spinto per oltre 6 miliardi aggiuntivi all’anno per tre anni, giudicandoli il minimo indispensabile per non far affondare il servizio pubblico. Ne sono arrivati 2,4, integrati dal miliardo ereditato dalla manovra precedente. Medici e presidenti (soprattutto delle regioni dem) hanno reagito alzato la voce: è in gioco, dicono, «la tenuta stessa del sistema sanitario pubblico».

Al tempo stesso, la manovra stanzia 1,6 miliardi per finanziare una card destinata agli over 75. Il buono, del valore di 300 euro, è rivolto a chi ha più di 75 anni e una pensione fino a 28.000 euro annui, corrispondenti a circa 2.150 euro lordi mensili su tredici mensilità. Potrà essere utilizzato per spese sanitarie che il Servizio sanitario nazionale non copre: farmaci e visite specialistiche pagate di tasca propria, due voci che per questa fascia d’età pesano spesso in modo significativo sul bilancio familiare. Restano ancora da definire le norme attuative, a partire dalla questione se il limite reddituale riguarderà solo il reddito da pensione o il reddito complessivo.

Sul fronte previdenziale, la manovra istituisce un fondo da 850 milioni di euro per la flessibilità in uscita a favore di chi va in pensione con il sistema contributivo. I dettagli del meccanismo sono ancora in fase di definizione, ma l’obiettivo dichiarato è ampliare le opzioni di chi si avvicina alla fine della carriera lavorativa, in un sistema che negli ultimi anni ha progressivamente ristretto le possibilità di pensionamento anticipato.

La corsa contro il tempo prima delle elezioni

Il disegno di legge è arrivato alle Camere con otto giorni di ritardo rispetto alla scadenza del 20 ottobre prevista a livello normativo. Il tempo a disposizione del Parlamento per esaminare e approvare la manovra, dunque, si è accorciato sensibilmente. E la scadenza del 31 dicembre non ammette alcuna deroga: oltre quella data scatterebbe l’esercizio provvisorio, uno scenario che nessun esecutivo vorrebbe trovarsi ad affrontare.

Il calendario della manovra, a ogni modo, è già definito. Il testo approderà ufficialmente in Parlamento nei primi giorni di novembre. La commissione Bilancio della Camera, seguendo la regola dell’alternanza tra i due rami, dovrebbe avviare l’esame martedì 3 novembre. Dal 5 novembre partiranno le audizioni: per circa una settimana sfileranno davanti ai parlamentari le principali istituzioni, dall’Istat alla Banca d’Italia, insieme alle parti sociali e alle categorie economiche. A chiudere il ciclo, di norma, è il ministro Giorgetti in persona.

Poi, entro il 17 novembre, i parlamentari potranno presentare le proprie proposte di modifica. La dote a disposizione per gli emendamenti sarebbe di circa 300 milioni di euro: una cifra che riflette i margini stretti della manovra. Al termine dell’esame, il governo presenterà di solito un maxi-emendamento che ingloba le modifiche ritenute ammissibili, ponendo spesso la questione di fiducia per accelerare i tempi.

La posta in gioco per le elezioni del 2027

Dopo il via libera della Camera, il testo passerà al Senato. Negli ultimi anni, Palazzo Madama ha di fatto ratificato quanto approvato da Montecitorio, senza modifiche sostanziali. Se invece venissero introdotti cambiamenti, il testo tornerebbe alla Camera per una terza lettura: entrambi i rami del Parlamento devono approvare un testo identico.

Vi è tuttavia un ulteriore passaggio, talvolta sottovalutato nel dibattito interno. Il 24 novembre la Commissione europea pubblicherà il proprio parere sul documento programmatico di bilancio italiano, nell’ambito del semestre europeo. Un giudizio che, pur non avendo effetti vincolanti immediati, avrà un peso politico concreto. Un segnale di Bruxelles fuori tono potrebbe rivelarsi scomodo, proprio nelle settimane in cui la manovra è ancora in discussione alle Camere.

La legge di bilancio 2027, pertanto, non è solo un esercizio contabile. A maggior ragione in ottica delle prossime elezioni. È, inevitabilmente, anche un documento politico. Per il governo, la sfida in quest’ottica è legata a consolidare il consenso tra i propri elettori di riferimento: ceto medio, famiglie, partite Iva, imprese. Le misure scelte, il modo in cui vengono raccontate e i beneficiari che vengono privilegiati disegnano già il perimetro della campagna elettorale che verrà.

Il dibattito sulla manovra, peraltro, si intreccia con quello sulla nuova legge elettorale, il cosiddetto «Stabilicum» o «Melonellum», che introduce un sistema proporzionale con premio di maggioranza. In un simile contesto, l’equilibrio della coalizione e i risultati economici percepiti dagli elettori diventano ancora più determinanti. Una manovra ben recepita rafforza la narrativa di un governo che ha mantenuto la rotta. Una manovra contestata, al contrario, potrebbe aprire praterie elettorali all’attuale opposizione.

La vera partita, insomma, è già cominciata.

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