Il congresso della Lega avrà anche riordinato le file del Carroccio, ma le parole del riconfermato segretario Matteo Salvini sulle armi ha riacceso il confronto con il leader di Forza Italia Antonio Tajani. All’intenzione della Lega di proporre lo stop all’invio di armi in Ucraina Tajani risponde così: «La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev».
Salvini e Tajani, lo scontro sugli aiuti militari a Kiev
La bomba insomma è pronta a riesplodere e il presidente del Consiglio, secondo molti, avrebbe malcelato la seccatura dovuta all’uscita dell’alleato di cui a Palazzo Chigi davvero non si sentiva il bisogno. Interviene secco anche il ministro della Difesa Guido Crosetto: «La linea dell’Italia non può cambiare. È un impegno che ci siamo presi con la Nato e l’Ue, un aiuto anche alla nostra sicurezza». Ma Kiev è solo l’antipasto, Tajani e Salvini si pizzicano anche sui militari.
Il leader del Carroccio, elogiando gli uomini e le donne dell’esercito che si sono spesi a Milano e rivendicando l’impegno della Lega per rafforzare i presidi di sicurezza, ha dichiarato: «Ne servono tanti altri in tutta Italia». Il viceministro forzista, invece, aveva detto: «I militari resteranno a Milano finché sarà necessario per garantire la sicurezza, il commercio e la libera circolazione. Voglio ringraziare il sottosegretario Perego, che è stato il promotore di questa iniziativa e, da milanese, ha voluto fortemente questa presenza».
Le opposizioni attaccano Salvini e la maggioranza
Battibecco che è musica per le orecchie delle opposizioni, da Futuro nazionale al Partito democratico. «Salvini ponga la questione dell’interruzione di forniture di armamenti e finanziamenti a favore di Zelensky nel vertice di maggioranza altrimenti risulterebbe un chiacchierone», incalza Edoardo Ziello, capogruppo FnV alla Camera.
Posizione affine a quella del dem Alessandro Alfieri, senatore e membro della segreteria del Pd. «Sulle armi Salvini ha squarciato un velo di ipocrisia. Non c’è più una maggioranza», sentenzia in un’intervista a Repubblica. «Salvini vuole dare alla guerra in Ucraina la colpa dell’aumento dei prezzi della benzina e delle bollette, quando invece sappiamo benissimo che il maggior impatto su questi aumenti arriva dalle guerre scatenate dai suoi amici Trump e Netanyahu».
Duro Carlo Calenda: «Salvini è all’interno del centrodestra un problema enorme per il centrodestra e per l’Italia. Io credo veramente che se oggi, sulla base delle dichiarazioni folli che ha fatto Salvini, Meloni avesse il coraggio e lo mandasse a casa e facesse largo a quel pezzo serio della Lega, il centrodestra avrebbe tutto da guadagnarne e anche la Lega». E anche dentro la Lega qualcuno ha accusato il colpo. Nelle stesse ore l’onorevole Simonetta Matone annuncia il passaggio in Forza Italia. «Io rimango saldamente nel centrodestra ma sono contraria a derive sovraniste e a prese di posizione estreme e irrealizzabili».
Bruxelles stanzia nuovi fondi per l’assistenza militare all’Ucraina
E mentre in Italia, ma non solo, la discussione sull’opportunità di insistere con gli aiuti a Kiev è diventata chiaramente centrale, in Europa si va avanti come se nulla fosse. Ieri il Consiglio Ue ha adottato una serie di decisioni che consentono l’utilizzo di fondi per l’Ucraina. Si tratta di 4,7 miliardi di rimborsi parziali, con risorse del Fondo europeo di pace, per gli Stati membri che hanno già fornito aiuto militare. Stanziati poi ulteriori 230 milioni di euro per l’assistenza militare: «Un passo importante verso l’attuazione dell’impegno preso lo scorso settembre per mobilitare 6,6 miliardi di euro per l’Ucraina».
Manovra, l’Italia attende la flessibilità europea
Meno solerzia si registra nei confronti dell’Italia, con un governo che, a fronte di sostegno incondizionato alla causa di Kiev, oggi si trova a chiedere a Bruxelles un minimo spazio di flessibilità in manovra per aiutare le famiglie e le imprese italiane. Una decisione ancora non è stata presa ma, dalle porte in faccia sbattute inizialmente, qualcosa inizia a muoversi tra i vertici europei. La credibilità e l’affidabilità del governo Meloni starebbero mettendo la Commissione nelle condizioni di prendere in considerazione l’ipotesi di concedere maggiore margine. Per quanto riguarda la flessibilità per l’energia, invece, sulla carta già concessa, a Bruxelles vorrebbero prima vedere le misure e poi decidere quali promuovere e quali no.
Vertice di maggioranza e confronto con i sindaci sulla legge di bilancio
In attesa di un «gentile e cortese riscontro», la maggioranza continua a incontrarsi in riunioni sulla manovra per cercare di incastrare il puzzle di una legge di bilancio che, senza flessibilità, ha minime risorse da poter redistribuire. Ieri sera un altro vertice con Salvini, Tajani, Lupi, Giorgetti e Meloni collegata. Domani o al massimo giovedì ci sarà il Consiglio dei ministri. Il premier ha poi trovato il tempo di rispondere (severa) a Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci che chiede un confronto con i sindaci per la legge di bilancio: «La sede per il confronto esiste e non va creata», spiega, ricordando «la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali. E sa bene che quella Conferenza si riunisce almeno ogni tre mesi e, oltre a ciò, ogni volta che la convocazione sia richiesta dal presidente dell’Anci, ossia da lei».
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