Ammoniva il presidente Sandro Pertini: «Riempite i granai e svuotate gli arsenali». A Bruxelles del vecchio socialista confinato a Ventotene con Altiero Spinelli, che tutti agitano come l’icona dell’europeismo, non si ricorda nessuno. Tanto meno Ursula von der Leyen, che nel futuro dell’Unione vede solo due obbiettivi: armarsi fino ai denti e stendere tappeti rossi a Volodymir Zelensky, al lordo della corruzione dilagante.

Il risultato è che si svuotano i granai – tanto di frumento c’è quello che arriva senza dazio da Kiev, ma anche dall’«amico» Canada («avvelenato» con glifosato), e pazienza se i contadini, soprattutto quelli italiani, fanno la fame – e si riempiono gli arsenali, così la Germania tira su un po’ di fatturato.

La proposta di bilancio Ue è la Caporetto dell’agricoltura. E meno male che il nostro ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, da mesi sta tessendo la tela per bloccare le pretese della «baronessa», e per la verità anche il Pd sui paventati tagli è insorto. Solo che i seguaci di Elly Schlein hanno un’idea ben precisa: allargare il bilancio aumentando le tasse.

Bilancio Ue 2028-2034, cosa cambia per l’agricoltura

Lollobrigida ha più volte richiamato l’Ue al realismo ricordando che a marzo prossimo cadono i settant’anni dai trattati di Roma, che erano incentrati sulla politica agricola comune. Per celebrarli Ursula von der Leyen vuole togliere circa 90 miliardi dai fondi destinati ai campi.

Per la verità, a parte la voce sostegno al reddito che non è modificabile ed è pari a 293,7 miliardi nel periodo 2028-2034, fondi specifici per l’agricoltura non ce ne sono più. Compare – questa è la proposta della Commissione caldeggiata anche dalla vicepresidente socialista spagnola Teresa Ribera Rodriguez – un fondo unico di 865 miliardi (da cui vanno sottratti i 293,7 più 6,3 miliardi per le emergenze destinati al sostegno al reddito) che gli Stati membri gestiscono a piacere.

Dentro ci sta tutto: il fondo pesca (era di 5,6 miliardi prima), quelli per la coesione (sono i soldi che andavano ai territori svantaggiati), i fondi per le aree e lo sviluppo rurali, il controllo delle frontiere e la sicurezza. Al punto che gli Stati possono decidere di azzerare i fondi per lo sviluppo rurale e destinarli a costruire carri armati. tanto hanno i cingoli come i trattori!

Il fondo unico e il rischio di tagli ai territori rurali

A conti fatti, secondo la proposta della Commissione restano 565 miliardi che, divisi per 27 stati, fanno 20, 7 miliardi in sette anni, che significano meno di 3 miliardi all’anno ammesso che la divisione sia equa.

La Commissione fa presente che per le aree rurali (giovani imprese, sostegno alla ricerca, lotta allo spopolamento) potrebbe esserci una riserva del 10% delle risorse non vincolate, pari a qualcosa meno di 49 miliardi.

Dunque nella prima ipotesi all’agricoltura vengono meno circa 90 miliardi, nella seconda la differenza scende a -9,8% rispetto alle precedenti dotazioni, pari a circa 38 miliardi. Ma il dato politico clamoroso è che vengono cancellati due dei principali motivi per cui i Paesi dell’Ue stanno insieme: i fondi di coesione e i fondi per lo sviluppo rurale.

Ucraina, la riserva europea arriva a 88,9 miliardi

In compenso Ursula von der Leyen destina una riserva per l’Ucraina che arriva fino a 88,869 miliardi. Senza contare che, se l’Ucraina entrasse nell’Ue prima del 2034, otterrebbe la maggior quota di Pac, che andrebbe ricalcolata, avendo l’agricoltura più estesa.

Per tentare un accordo – sul bilancio c’è una spaccatura verticale, con la Germania e i «frugali» che chiedono tagli consistenti e l’Italia, insieme ad altri 17 Paesi, che chiede di salvaguardare i fondi agricoli e rurali – la presidenza irlandese ha avanzato una sua proposta che quasi peggiorativa.

Il sostegno al reddito resta a 293,7 miliardi, il fondo di riserva per crisi di mercato è fissato a 4,4 miliardi (il 30% in mendo di quanto proposto dalla Commissione), i fondi garantiti scendono a 298,1 miliardi e sono 88,5 miliardi in meno rispetto al 2021-27 (−22,9%). Nella proposta irlandese – ha la presidenza dell’Ue fino al primo gennaio – c’è la riserva del 10% dei fondi per le aree rurali.

La protesta delle organizzazioni agricole contro i tagli alla Pac

Le organizzazioni agricole sono sul piede di guerra. Col Cese hanno fatto i conti: nel nuovo bilancio il sostegno al reddito è pari a 295,7 miliardi di euro a prezzi correnti a fronte dei 387,8 miliardi di euro attuali. La riduzione in termini nominali è di 92,1 miliardi di euro, pari al 24%.

Ursula von der Leyen sta smontando la tradizionale architettura dell’Ue. Sinora la Pac contava su due pilastri pari a 386,6, di cui 291 di sostegno al reddito e 95 miliardi per lo sviluppo rurale, che era un cofinanziamento con gli Stati. Tutto questo sparisce soprattutto – come notano le associazioni agricole – nel momento in cui sicurezza e sicurezza alimentare sono sinonimi.

Notano gli agricoltori europei: «La proposta irlandese conferma il taglio alla Pac del 20%. Non è quello che ci aspettavamo». È del tutto evidente: l’agricoltura, uno dei valori fondanti dell’Europa, per questa Ue è sacrificabile sull’altare del riarmo.

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