Dopo giorni di trattative interne alla maggioranza e un confronto con Bruxelles sui margini di flessibilità concessi dai conti pubblici, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge di bilancio 2027. Il testo approderà ora all’esame di Camera e Senato, che avranno tempo fino al 31 dicembre per approvarlo definitivamente. La manovra, quindi, entrerà in vigore dal primo gennaio 2027, salvo decorrenze diverse previste per i singoli provvedimenti.
Una legge di bilancio particolarmente emblematica, questa. Si tratta infatti dell’ultima legge di bilancio della legislatura, quella destinata ad accompagnare il governo Meloni verso le elezioni politiche. Quella, insomma, che rimarrà più nella testa e nel cuore degli elettori al momento delle urne. Non era un momento semplice, per definire una legge di bilancio. Quello attuale è infatti un contesto in cui la pressione sui redditi delle famiglie resta alta, le imprese risentono del costo dell’energia e le coperture disponibili continuano a essere, come sempre, inferiori alla domanda.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla vigilia del Cdm che si è tenuto oggi, aveva commentato così: «Siamo in dirittura d’arrivo sulla legge di bilancio. Come sempre l’obiettivo è far quadrare i conti, mantenere gli impegni presi, continuare sulle priorità che ci siamo dati in questi anni». E ancora: «Il tema dei salari, la difesa del potere d’acquisto, ma anche l’attenzione al ceto medio, il sostegno alle imprese che investono, che assumono, l’attenzione che va dedicata al tema del costo dell’energia, la sanità, la famiglia, i giovani saranno un focus di questa legge di bilancio».
Meloni è consapevole, al tempo stesso, dei limiti del quadro finanziario: «Cercheremo come sempre di fare del nostro meglio, di essere all’altezza delle aspettative pur con delle risorse che sono, come sappiamo, limitate».
Il fondo previdenziale per i neonati
Tra le misure più attese della manovra vi è il fondo pensione per i nuovi nati. A partire dal 2027, lo Stato verserà 100 euro all’anno per ogni bambino nato, fino al compimento dei 18 anni. Ipotizzando 18 versamenti, il contributo pubblico raggiungerebbe 1.800 euro a beneficiario, senza contare gli eventuali rendimenti nel tempo.
La misura, fortemente sostenuta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, riprende un’idea lanciata in estate dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava. Il meccanismo originario prevedeva l’apertura di una posizione previdenziale intestata al bambino, con la possibilità per genitori e nonni di integrarla, e per il giovane di continuare ad alimentarla una volta raggiunta la maggiore età.
La versione definitiva, a ogni modo, dovrà ancora chiarire diversi aspetti: come verranno investite le somme, quando potranno essere utilizzate e se i contributi versati potranno in qualche misura incidere sull’anzianità contributiva ai fini della pensione Inps.
Alla base della proposta esiste una precisa preoccupazione strutturale. È innegabile che il sistema pensionistico italiano poggi su un equilibrio sempre più precario: meno lavoratori attivi versano contributi, più persone ricevono un assegno. L’inverno demografico aggrava il problema anno dopo anno. Il fondo, naturalmente, non risolve la questione a livello definitivo, ma punta quantomeno (e non è poco) a incoraggiare una forma di accumulo previdenziale molto precoce, destinata ad accompagnare le generazioni future nel loro percorso lavorativo.
I nodi Irpef, artigiani e il decreto bollette
Sul fronte fiscale, durante la discussione del Cdm sarebbe emersa un’apertura sull’estensione dell’aliquota Irpef al 33% per i redditi fino a 55mila euro. L’ampliamento della platea, tuttavia, richiederebbe coperture più ampie: fra le ipotesi, un contributo più consistente da banche, assicurazioni e società energetiche, che potrebbe essere esteso fino a diversi miliardi.
Trova spazio in manovra anche una norma per il settore artigiano. Le imprese con almeno sette anni di iscrizione potranno aumentare fino al 20% i propri limiti dimensionali, mantenendo la qualifica di artigiana. La misura ha un costo stimato in 202,9 milioni di euro in dieci anni, legato alle agevolazioni contributive e previdenziali che caratterizzano il settore.
Resta invece fuori dalla seduta odierna il decreto bollette. Il provvedimento, atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri, non è stato, per il momento, trattato. Tra le misure anticipate figura comunque un tetto al prezzo del gas fissato a 58,9 euro per megawattora, con una durata prevista di 12 mesi, prorogabile fino a 18. L’obiettivo dichiarato è proteggere famiglie e imprese dalle oscillazioni dei prezzi internazionali. Ma restano ancora da chiarire il mercato di riferimento, il funzionamento del meccanismo e le modalità con cui l’eventuale beneficio si tradurrà in un alleggerimento delle bollette
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