Doveva essere un’altra giornata di battaglia per le strade di Milano, dopo il weekend di fuoco della scorsa settimana. Il bollettino dei disordini è stato, però, più leggero del previsto: solo qualche manganellata ai manifestanti e alcuni ragazzi fermati dopo i controlli. Residenti e commercianti erano già pronti alla riedizione di quanto accaduto il 17 e 18 ottobre, quando la città si ritrovò con vetrine in frantumi e negozi assaltati.
Ma anche al rischio di ritrovarsi nel mezzo di una nuova guerriglia urbana, annunciata per ieri dal Movimento 17 Ottobre, il collettivo che ha animato i disordini di sette giorni fa. Questa volta gli appelli a «spaccare tutto» e alla rivolta sono rimasti confinati nelle chat utilizzate dai teppisti per coordinare le loro scorribande.
La protesta di ieri ha assunto, così, i contorni della rivendicazione politica e non dello scontro frontale con la polizia. Anche se non sono mancati momenti di scompiglio. Bisogna registrare, infatti, qualche manganellata all’altezza di corso Venezia nel confronto tra manifestanti e agenti in tenuta antisommossa, durante il corteo di alcune migliaia di persone che era stato bloccato in via Borghetto. Tra i partecipanti anche il candidato sindaco di Milano, Pierfrancesco Majorino. La situazione ha spinto diversi negozi della zona ad abbassare le saracinesche.
Milano dopo gli scontri: tensione in centro e negozi chiusi
La giornata, a eccezione di qualche tafferuglio, è filata via tra slogan contro la guerra, il governo e il carovita, bandiere della Palestina, manifesti della Lega bruciati e cortei improvvisati.
In centro, si respirava un clima abbastanza tranquillo: parecchie persone per strada ma molti negozi barricati con lastre di compensato a protezione delle vetrine. L’allerta era scattata in settimana, quando dai gruppi WhatsApp e Telegram erano trapelati messaggi e manifesti che invitavano a un nuovo appuntamento di violenza, cavalcato dal Movimento 17 Ottobre, protagonista della mobilitazione di settimana scorsa. La scelta del collettivo di comunicare i luoghi di ritrovo dei facinorosi soltanto all’ultimo momento, ha costretto le forze dell’ordine a presidiare più punti contemporaneamente, nel timore di raduni improvvisi e spostamenti rapidi dei manifestanti.
Cortei e perquisizioni: 10.000 giovani in piazza
I 10.000 giovani dei cortei si sono mossi verso largo Cairoli, per dirigersi poi verso piazza Leonardo da Vinci, in zona Politecnico, dove verso le 20 è terminata la mobilitazione. Le contestazioni sono state anticipate da un’operazione su larga scala con oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e altre venti città, principalmente in Lombardia. Gli accertamenti hanno riguardato universitari, liceali e giovanissimi. Al centro delle indagini è finito anche Youssef Siher, trentenne bresciano di origini marocchine, individuato dagli investigatori come la «mente» del profilo social del Movimento 17 Ottobre. Ricercatore e attivista, è stato accompagnato in questura e indagato dalla Procura di Milano per istigazione a delinquere aggravata.
Il dispositivo di sicurezza: 1.400 agenti e 500 paracadutisti
Il massiccio dispositivo di sicurezza ha evitato che l’apprensione della vigilia sfociasse in un nuovo round di devastazioni. In campo circa 1.400 agenti, affiancati da 500 paracadutisti della Folgore. Pattuglie in divisa, personale in borghese, mezzi blindati e controlli a campione hanno formato una rete di sorveglianza estesa da piazza Duomo a Cadorna, piazza Castello, via Dante, Porta Venezia e corso Buenos Aires. La Polizia ha intensificato i controlli nelle stazioni ferroviarie lombarde per intercettare eventuali gruppi di giovani diretti in città. In piazza Duomo gli agenti hanno fermato un manipolo di ragazzi con fare sospetto e, dopo le perquisizioni, hanno accompagnato alcuni di loro in Questura per ulteriori verifiche.
Cortei spontanei e tensioni vicino al Piccolo Teatro
A metà pomeriggio, un gruppo di manifestanti è partito da largo Cairoli per un corteo spontaneo, con bandiere palestinesi e slogan antifascisti. Il serpentone ha raggiunto la zona del Piccolo Teatro, dove due cordoni delle forze dell’ordine hanno bloccato la strada, impedendo al corteo non autorizzato di proseguire verso corso Garibaldi.
Davanti alla questura di via Fatebenefratelli, alcune decine di studenti delle superiori hanno improvvisato un presidio per denunciare il carovita e le condizioni degli istituti scolastici.
«Studenti col Tricolore»: la manifestazione di centrodestra
In città si è tenuta anche una protesta di segno opposto. In mattinata, in piazza XXV Aprile, circa un centinaio di liceali e universitari di centrodestra si sono riuniti sotto la sigla «Studenti col Tricolore». Bandiere italiane, l’inno di Mameli e uno striscione con il nome del gruppo hanno accompagnato il presidio. «Milano è nostra e ci appartiene»: questo il grido di ragazzi che rivendicano il diritto di vivere in una città sicura.
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