Il serbatoio del camion è vuoto perché il gasolio costa troppo, ma il bicchiere delle trattative col governo è mezzo pieno. Sul piatto l’esecutivo ha messo quasi un miliardo a vantaggio dei Tir. Matteo Salvini incassa subito un risultato significativo: è stato revocato il blocco dei trasporti in Sicilia.
I trasportatori siciliani revocano la protesta, ma resta lo stato di agitazione
Dopo l’incontro che, nel pomeriggio di ieri, hanno avuto con il ministro delle infrastrutture, i dirigenti del «Comitato trasportatori siciliani (Cts) hanno disposto la revoca del fermo dei servizi per sbloccare la situazione logistica in Sicilia e per dare un segnale di apertura al Governo». Tuttavia – come precisano in un loro comunicato – «le aziende resteranno in stato di agitazione fino alla completa risoluzione degli ultimi nodi aperti».
L’intesa con il governo è solo un primo passo
Non è tutto, ma è un passo avanti: è il bicchiere mezzo pieno. Con l’intesa di rivedersi per fare le necessarie verifiche tra sette giorni. Restano per ora i blocchi, anche se attenuati, in Puglia, severi in Calabria dove i panificatori continuano lo sciopero del pane e la protesta dei camion è fatta per lo più da padroncini. Spiegava ieri uno di questi piccoli imprenditori: «Prima della crisi del diesel noi facevamo un viaggio Reggio-Milano a 3200 euro, oggi non bastano 5000 euro; i nostri clienti non possono sopportare aumenti così forti, ma per noi sotto quella cifra significa lavorare in perdita: ci conviene stare fermi».
La protesta di autotrasportatori e agricoltori nel Sud
In queste due regioni alla protesta degli autotrasportatori si è unita quella degli agricoltori e in parte anche quella degli studenti. Giovedì il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida ha disposto una serie d’incontri con i rappresentanti del movimento dei coltivatori delle regioni del Sud. In campagna il fermo dei camion significa buttare via il raccolto degli ortaggi, in più oggi le imprese sopportano costi abnormi sia per il gasolio agricolo (anche se il Governo ha già fatto un’azione di calmierazione) sia per i fertilizzanti (se ne è parlato al G7 agricolo).
Crediti d’imposta, rinnovo dei camion e nuove tariffe
Un bilancio della giornata di ieri lo ha fatto in maniera puntuale Paolo Uggé, presidente di Unitras, che riunisce alcune delle più forti sigle delle imprese iscritte all’albo nazionale dell’autotrasporto (sono circa 100.000), che sottolinea: «L’avvio del confronto con le federazioni rappresentative a livello nazionale è certamente un aspetto positivo.
Cosi come la prima verifica che si terrà il 27 ottobre, l’inizio dei pagamenti da domani, la conferma dei 590 milioni per la sostituzione del parco circolante, l’ulteriore stanziamento di 60 milioni e la previsione di una norma che adegui il prezzo del trasporto in caso di incrementi del gasolio vanno incontro ai nostri bisogni. È la ripresa di un confronto che se si fosse attuato prima – precisa Uggè – avrebbe evitato le iniziative locali che si sono generate e per le quali il ministro ha chiesto l’immediata sospensione per evitare che diventino una questione di ordine pubblico».
Il blocco stradale diventa reato
Nel decreto sicurezza il blocco stradale diventa reato grave. Ed è per questo che anche là dove si mantengono i presidi – in Calabria ci sono ben 17 blocchi, alcuni sono stati organizzati in Toscana e vicino a Roma – la circolazione sia pure a rilento e sovente su un’unica corsia viene garantita. Tranne che al porto di Napoli dove viene mantenuto lo stop al varco Bausan e all’interporto Sud Europa vicino a Marcianise nel casertano. Nonostante una parziale ripresa dell’attività dei trasportatori la merce nei supermercati e nei mercati continua a scarseggiare, problemi ci sono anche per i carburanti: a Isernia in Molise le pompe sono a secco e il blocco dei camionisti si è spostato a Venafro e attorno a Campobasso.
Molise, Gianni Prato: «Pronti ad andare avanti a oltranza»
Sul fronte del Molise non arretra infatti la protesta organizzata da Gianni Prato, responsabile del coordinamento degli autotrasportatori che sono radunati nella zona e stanno da Caianello, Capua, Santa Maria Capua Vetere fino a Venafro ed Isernia: «Siamo pronti ad andare avanti ad oltranza: devono tagliare le accise o il costo del carburante. Se si va avanti a parlare di credito d’imposta siamo stufi». Tuttavia il viceministro alle infrastrutture Edoardo Rixi (Lega) che ha partecipato ai due vertici con Salvini ieri in prefettura a Milano – al mattino sono state incontrate le confederazioni maggiori, nel pomeriggio i comitati locali – è fiducioso in una rapida normalizzazione.
Il piano del governo contro il caro gasolio
Il governo ha messo sul piatto 480 milioni di crediti d’imposta che consentono di abbattere fino al 70% i sovraccosti del gasolio: i fondi sono sbloccati immediatamente e coprono fino ad agosto. Altri 150 milioni sono pronti per coprire i prossimi mesi e questi crediti d’imposta, com’è ovvio, saranno compensati a partire dalle dichiarazioni fiscali del 2027. Vengono confermati gli impegni per 590 milioni destinati al rinnovo del parco circolante, si fa un passo avanti sull’adeguamento in automatico delle tariffe al crescere del prezzo dei carburanti. Il pacchetto autotrasporto – ha spiegato Rixi – sarà compreso in un decreto che sarà varato al più presto.
Marebonus e nuovo confronto il 27 ottobre: la tregua resta fragile
Matteo Salvini ha anche annunciato: «Ci sarà anche una disponibilità di cassa per il cosiddetto Marebonus, figlio di una normativa europea fuori dal mondo e fuori dal tempo». Si tratta di un incentivo di 30 centesimi a chilometro non percorso per ogni camion che viene imbarcato su traghetti o navi Ro-Ro. Tutte queste misure saranno verificate in un prossimo incontro il 27 ottobre. E ne discuteranno le maggiori organizzazioni già oggi al Forum di Conftrasporto-Confcommercio che si tiene a Roma. Per ora quella dei Tir è una tregua.
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