Lo Stato non ha intenzione di restare a guardare mentre le piazze si trasformano in campi di battaglia. Dopo le nuove scene di guerriglia urbana, con gruppi di ragazzini che a Milano hanno preso di mira le forze dell’ordine, spaccato vetrine e devastato negozi, Giorgia Meloni prepara la risposta del governo. «Lo Stato darà una risposta ferma»: è la linea emersa dal vertice sull’ordine pubblico convocato dalla premier a Palazzo Chigi, dove per circa un’ora e mezza si è fatto il punto sui disordini degli ultimi giorni e sulle contromisure possibili da adottare.
Sul tavolo c’è l’ipotesi di una stretta normativa, con un decreto legge che potrebbe arrivare già nelle prossime ore in Consiglio dei ministri. Nel mirino, in particolare, i blocchi stradali, le condotte violente durante le manifestazioni e il coinvolgimento dei minorenni. Perché il diritto a manifestare non può diventare il paravento dietro cui nascondere devastazioni e aggressioni.
Il governo valuta un nuovo decreto contro le violenze in piazza
La riunione, alla quale hanno partecipato i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, quello della Difesa Guido Crosetto, il sottosegretario Alfredo Mantovano e i vertici delle forze di polizia e dell’intelligence, arriva dopo giorni di tensione e nuove preoccupazioni per la sicurezza nelle città. Secondo quanto emerso dal vertice, il fenomeno presenta aspetti inediti anche rispetto al passato e una pluralità di motivazioni ancora da decifrare. Ma, al di là delle analisi, il governo vuole individuare strumenti più efficaci per prevenire e reprimere i comportamenti criminali. Gli uffici legislativi stanno approfondendo anche le proposte avanzate dalle forze dell’ordine. L’obiettivo è rafforzare gli strumenti a disposizione di chi deve garantire la sicurezza, senza mettere in discussione la libertà di manifestare pacificamente.
Nel mirino anche i minorenni e i responsabili delle devastazioni
Tra le ipotesi allo studio c’è un intervento specifico sui minorenni, sulla scia del decreto Caivano. Un terreno delicato, sul quale sarà necessario il confronto con il Quirinale, ma che nel centrodestra viene considerato sempre più urgente alla luce delle immagini arrivate da Milano. Forza Italia ha inoltre suggerito di convocare un Consiglio dei ministri nel capoluogo lombardo, come segnale di presenza dello Stato e di solidarietà ai cittadini e agli esercenti danneggiati. Una proposta che dovrà essere valutata dai vertici dell’esecutivo.
La stretta, del resto, non partirebbe da zero. A febbraio, dopo gli scontri al corteo per Askatasuna, era stato introdotto il fermo preventivo, contestato dalle opposizioni che ne mettono in dubbio l’efficacia. Salvini punta ora a estendere alcune misure anche ai minori. Il disegno di legge sicurezza all’esame del Senato prevede, tra le altre cose, la procedibilità d’ufficio per le lesioni a pubblico ufficiale e pene fino a cinque anni di reclusione, con una multa fino a 15mila euro, per i danneggiamenti di gruppo. Nel pacchetto figurano anche il divieto di aggregazione per i responsabili di violenze collettive, il reato di danneggiamento di gruppo e la possibilità di ricorrere all’arresto differito.
Renzi attacca Meloni e Piantedosi: «Serve un ministro nuovo»
La linea del governo non convince però Matteo Renzi, che nella sua enews accusa Meloni e Piantedosi di non essere riusciti a fermare le violenze. «Ciò che abbiamo visto a Milano con ragazzini, spesso maranza, che attaccano le camionette dei carabinieri, colpiscono dirigenti di polizia, spaccano vetrine per rubare, vandalizzano persino le librerie non ha niente a che vedere con il carovita. Si tratta di pura delinquenza», scrive il leader di Italia Viva. La sua ricetta è opposta a quella dell’esecutivo: «Non serve cambiare ancora la legge, bisogna applicare la legge. E non serve un nuovo decreto, serve un ministro nuovo». Renzi contesta inoltre il tentativo di attribuire alle opposizioni la responsabilità dei disordini e rivendica la necessità di una condanna della violenza senza distinzioni politiche.
L’ex premier distingue però le devastazioni milanesi dalle proteste legate al carovita, soprattutto al Sud, dove il peso di carburanti, inflazione e mutui alimenta il malcontento sociale. Due fenomeni diversi, sostiene, che il governo non starebbe affrontando adeguatamente.
La Lega propone una stretta sulla cittadinanza per chi commette reati
Intanto, la Lega prova a tradurre la stretta anche sul terreno della cittadinanza. Igor Iezzi, primo firmatario della proposta di legge in discussione alla Camera, ha annunciato un emendamento definito «anti-saccheggio»: prevede che uno straniero nato in Italia, se condannato per reati contro le forze dell’ordine o per devastazione e saccheggio, non possa ottenere la cittadinanza italiana al compimento dei 18 anni. Una proposta che lega così le condotte violente anche al percorso per diventare cittadini italiani.
Sicurezza, la partita si sposta dalle piazze ai palazzi del potere
La partita, insomma, si sposta dalle piazze ai palazzi del potere. Il governo vuole dimostrare di avere strumenti e volontà per arginare le violenze; le opposizioni contestano l’efficacia delle misure e chiedono conto dei risultati. Nel mezzo restano cittadini, commercianti e forze dell’ordine, che non possono essere condannati a fare i conti con vetrine spaccate e aggressioni ogni volta che una protesta degenera. Manifestare è un diritto. Devastare e aggredire non lo è.
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