Ieri, quando ho letto sul Corazziere della Sera che il Quirinale aveva acceso un faro sul decreto legge che il governo intendeva varare dopo i fatti di Milano, ho capito che non se ne sarebbe fatto niente. Cioè non sarebbero stati concessi poteri di polizia ai militari.
E infatti si profila esattamente ciò che avevo previsto: migliaia di ragazzini hanno devastato una città, mettendola a ferro e fuoco, e Sergio Mattarella lega le mani all’esecutivo, impedendogli di adottare misure adeguate a impedire che altri episodi simili a quelli accaduti nel capoluogo lombardo si ripetano.
È evidente che siamo di fronte a una criminalità nuova, che mai avevamo visto prima. Quelli che hanno vandalizzato la capitale economica italiana non sono i soliti centri sociali. Non c’entrano il Leoncavallo o Askatasuna, che pure a lungo, grazie alla sinistra e a certe frange della magistratura, hanno goduto dell’impunità.
Qui siamo di fronte a bande di minorenni che si comportano come un’associazione a delinquere, sfondando vetrine e rapinando negozi. Sono migliaia, radunati attraverso chat private o social. Si danno appuntamento all’improvviso, senza annunciare le loro azioni.
La vera natura delle «manifestazioni» degli ultimi giorni
Quelle cui abbiamo assistito non sono manifestazioni e nemmeno cortei, comunicati – come richiede la legge – alla Questura: sono veri e propri assalti. Per di più messi a segno con tecniche da guerriglia. Per capirlo – anziché sdottoreggiare in tv o sui giornali – politici e intellettuali dovrebbero parlare con gli agenti che domenica erano in piazza.
Altro che, come ha fatto il sindaco Beppe Sala, criticare le forze dell’ordine perché non erano organizzate. Macché dare dei folli, come fa Massimo Cacciari, a quanti sollecitano un giro di vite.
Quei ragazzini si comportano come i peggiori delinquenti. Agendo a sorpresa e con violenza, spostandosi senza preavviso, ma colpendo come solo i terroristi sanno fare. E quali misure si devono adottare, se non schierare i militari, quando si hanno di fronte bande che, pur non essendo armate, sono pronte a devastare tutto ciò che incontrano? Davvero Mattarella vuole continuare a trattare costoro come dei bambini innocenti?
Purtroppo, temo che lassù sul Colle, dove si è sempre pronti a impartire insegnamenti, non si comprenda la lezione che arriva da Milano. Domenica abbiamo toccato con mano gli effetti devastanti di un’accoglienza senza controllo, di un’integrazione che non c’è e non ci sarà. I minorenni che abbiamo visto all’opera hanno la cittadinanza italiana, ma non si comportano da italiani e talvolta trascinano gli stessi coetanei italiani nelle azioni criminali.
Le conseguenze del veto di Mattarella sul veto sicurezza
In pratica, stiamo assistendo a fenomeni che a Parigi, a Bruxelles e a Barcellona sono ben noti: abbiamo visto all’opera i figli delle banlieue, cresciuti con la voglia di vivere il lusso, ma senza pagarlo né guadagnarlo.
È legittimo desiderare il capo firmato, le scarpe alla moda, la fuoriserie più esclusiva: ma per avere tutto ciò bisogna sudare e nessuno di questi «minorenni» ha voglia di farlo. Vogliono tutto e subito. E lo vogliono a ogni costo e a spese nostre. Anche se questo significa commettere un reato.
Altro che trattato di sociologia. Lo ripeto: qui serve il Codice penale e, se le norme non bastano per affrontare il fenomeno, bisogna inasprirle. Non solo serve un fermo di polizia per minorenni che si comportano da maggiorenni, come è previsto dal decreto legge, ma sono indispensabili i poteri all’esercito.
Non possiamo stabilmente schierare in piazza migliaia di poliziotti del reparto celere per prevenire possibili e imprevisti assalti di un’associazione a delinquere, né possiamo mettere gli agenti a guardia dei soldati: dobbiamo impiegare i militari. Però secondo il Colle questi non hanno il potere di fermare le persone, perché il loro compito si deve fermare ad aiutare le vecchiette ad attraversare la strada.
Qualche giorno fa ho scritto un articolo sull’influenza del Quirinale sulla legislatura, segnalando che va ben al là di quella immaginata. L’azione del Colle è pervasiva e se oggi molti provvedimenti sulla sicurezza non funzionano, oltre alla inazione della magistratura, lo si deve alla presidenza della Repubblica. Fermare il decreto sui maranza o svuotarlo di significato è l’ultimo esempio.
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