«I fatti che hanno colpito Milano sabato e domenica sono gravissimi. Le distruzioni, gli atti di vandalismo e i saccheggi sono atti inaccettabili, da condannare, che non possono avere nulla a che fare con il dissenso, la libertà di espressione e la protesta sociale. Le violenze di queste ore hanno colpito anche chi lavora. Vedere scene di luoghi e cose devastati, ma soprattutto di lavoratori picchiati in modo brutale lascia impietriti».
Inizia così la nota della Camera del Lavoro di Milano, struttura ufficiale della Cgil, che annuncia per la giornata di domani l’ennesima manifestazione: «Una piazza per la coesione sociale», la chiamano. A partire dalle 18.30 in Piazza della Scala, a due passi dal Duomo, per chi non fosse pratico della cose meneghine.
Era davvero necessario? Non esiste un altro modo di esprimere solidarietà a commercianti e cittadini saccheggiati e vandalizzati da centinaia di giovani violenti nello scorso fine settimana? La domanda sorge spontanea, perché al di là delle belle parole, anche a un neofita della protesta (e a Landini tutto si potrà dire tranne questo) è chiaro che manifestare oggi vuol dire offrire altro terreno fertile per le scorribande di maranza & C.
Lo intuirebbe anche un bambino e lo mettono nero su bianco i vari Hermès e Chanel che hanno chiuso i negozi di via Montenapoleone per paura di essere depredati, il ministro Salvini quando consiglia di non concedere più piazza del Duomo e di blindarla perché in questo momento rappresenta un simbolo e persino il ministro francese Sébastien Lecornu che ha ordinato coprifuoco parziali a Parigi e nelle altre città transalpine. Quando il gioco si fa duro si prendono decisioni dure e invece la Cgil (in compagnia del Pd che si è subito accodato) gioca a chi fa la manifestazione più lunga. Perché?
Da un lato viene il sospetto che si cerchi l’incidente. Non con i manifestanti, ma con il governo. Ci sono provvedimenti repressivi in ballo, com’è scontato che sia. E se la Meloni dovesse proibire assembramenti in zone nevralgiche o peggio ancora dichiarare il coprifuoco in alcune aree (ma l’impressione è che non si sia ancora arrivati a questo punto), il segretario cgiellino, arrivato ormai a pochi mesi dalla fine del mandato, e il Partito democratico avrebbero gioco facile a gridare alla repressione. Alla restrizione della libertà democratica. E giù di «Fascisti», insomma.
Dall’altro, che ci troviamo di fronte a un sequel della lotta tra sindacati, quelli più a sinistra che in diverse circostanze hanno rubato la scena della rivolta a Landini. Uno degli appuntamenti segnati con il circoletto rosso nell’agenda delle forze dell’ordine è la giornata del 30 ottobre.
Un venerdì, ovviamente, nel quale Usb e altre sigle di base, con l’adesione dei movimenti studenteschi (parola del collettivo Osa), scenderanno nuovamente in piazza.
Landini non schiererà i suoi, anche perché di sciopero generale ne ha da poco proclamato un altro, per il 20 novembre (sempre di venerdì). Ecco, insomma, un buon motivo per anticipare la piazza con la manifestazione di domani. Un corteo per distinguersi, per dire ufficialmente: «noi siamo per la coesione sociale». E se poi dovessero arrivare gli incidenti si farà sempre in tempo a trovare un nuovo colpevole.
E del resto, la piazza per «la coesione sociale» cozza terribilmente con i toni usati sempre ieri dalla Fiom a Genova. Per carità, tutt’altra partita, in Liguria c’è in gioco il destino dei lavoratori dell’ex Ilva e dell’acciaio del Paese.
Partita compromessa da tempo, per la quale i metalmeccanici rossi hanno iniziato l’ennesimo braccio di ferro contro il governo. Si protesta contro la decisione dei commissari di estendere la cassa integrazione, coinvolgendo interi reparti del sito ligure. «Ci mettono nelle condizioni anche oggi di forzare. E forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché», ha rimarcato Armando Palombo, Fiom Cgil, «in questo Paese se le domande, anche di ordine pubblico, non esplodono, non si arriva a capo di nulla». «Forzeremo», «Esplosione». Così i lavoratori di Cornigliano sono entrati nella zona imbarchi dell’aeroporto cittadino (il «Cristoforo Colombo») e l’hanno bloccato per diverse ore fino a quando non è arrivata la garanzia di sospensione della cassa in attesa del nuovo tavolo.
Non proprio un clima da riappacificazione. Probabile che Schlein e Landini si siano dimenticati di invitare i metalmeccanici della Fiom in piazza della Scala, al corteo di domani sulla coesione sociale.
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