Il decreto ex Ilva diventa legge, ma la crisi dell’acciaio italiano resta tutt’altro che risolta. La Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento con 125 voti favorevoli, 43 contrari e 52 astenuti, convertendo il decreto del 28 agosto 2026 sulle misure urgenti per garantire la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale. Un passaggio parlamentare importante, che però non mette fine all’incertezza sul futuro del gruppo e dei suoi lavoratori.
Ex Ilva, resta il nodo dello stabilimento di Taranto
Il via libera arriva in una fase delicatissima per Acciaierie d’Italia, con Taranto al centro dello scontro tra esigenze produttive, tutela della salute e decisioni giudiziarie. Il nodo più urgente riguarda lo stop alle attività dell’area a caldo dello stabilimento pugliese, disposto dalla Corte d’Appello di Milano con un provvedimento del 27 luglio e diventato operativo il 9 ottobre. Il 20 ottobre le Sezioni Unite civili della Cassazione hanno esaminato i ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia e Ilva, entrambe in amministrazione straordinaria, contro la decisione dei giudici milanesi.
Cassa integrazione per 8.622 lavoratori: cresce l’emergenza occupazionale
Sul fronte occupazionale, intanto, la situazione si fa sempre più pesante. Acciaierie d’Italia ha avviato la procedura per estendere la cassa integrazione straordinaria dagli attuali 4.450 lavoratori a un massimo di 8.622 dipendenti, fino al 28 febbraio 2027. Si tratta di altri 4.172 lavoratori potenzialmente coinvolti. La richiesta riguarda fino a 6.964 persone a Taranto, 870 a Genova e 515 a Novi Ligure. Circa mille dipendenti resterebbero invece in servizio per garantire la custodia degli impianti, la salvaguardia degli asset, gli obblighi ambientali e le attività amministrative.
Genova, gli operai occupano l’aeroporto per difendere il lavoro
L’annuncio ha riacceso la protesta, soprattutto a Genova, dove gli operai dello stabilimento di Cornigliano hanno occupato l’aeroporto Cristoforo Colombo per chiedere garanzie sul futuro del sito. Una mobilitazione che si è riaperta dopo le rassicurazioni sulla fornitura di coils, necessaria per mantenere in attività gli impianti liguri. Acciaierie d’Italia ha inoltre chiesto alla Regione Liguria e alla Città metropolitana l’autorizzazione a lavorare materiale per conto terzi: un piano pensato per evitare il fermo produttivo in attesa del subentro del nuovo acquirente.
Ex Ilva, il confronto con il governo e il vertice del 27 ottobre
Intanto, il confronto con il governo resta decisivo. Il vertice convocato a Palazzo Chigi per il 27 ottobre dovrà affrontare il nodo degli ammortizzatori sociali e delle prospettive occupazionali, mentre sindacati e lavoratori chiedono risposte concrete. La conversione del decreto rappresenta dunque un passaggio istituzionale, ma non scioglie i nodi della vertenza: restano da definire il futuro produttivo dei diversi stabilimenti, le garanzie per i dipendenti e le condizioni per il rilancio industriale.
Il decreto è legge, ma il rilancio industriale resta incerto
Tra decreti, cassa integrazione e piani per tenere aperti gli impianti, la sfida per il governo è evitare che l’emergenza industriale si trasformi in un’emorragia occupazionale. Perché la continuità produttiva non si garantisce soltanto con il voto in Parlamento: servono impianti in funzione, prospettive industriali credibili e lavoratori che sappiano quale sarà il loro futuro.
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