matteo salvini

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Mattarella rallenta il Piano casa: no al decreto, ci vuole una legge
Sergio Mattarella (Ansa)
In discussione lo sprint per il rilascio degli immobili e il rapporto proprietari-affittuari.

Non c’è solo la guerra in Medio Oriente a rallentare il via libera del governo a uno dei progetti più attesi della legislatura: il maxi Piano casa. Anche il Colle si è messo di traverso. Intendiamoci, chi è vicino al dossier tende a sminuire e a parlare di rilievi che non destano grande preoccupazione, di dialogo costruttivo e di soluzione a portata di mano. Sta di fatto che il Consiglio dei ministri che era stato programmato per venerdì 6 marzo e che avrebbe dovuto dare l’annuncio di migliaia di nuovi alloggi a prezzi calmierati da consegnare a famiglie e lavoratori della tanto bistrattata classe media è saltato.

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Rinviato il Piano casa per colpa della guerra
iStock
Il progetto doveva essere approvato oggi in cdm. Ma slitta a martedì e perde un pezzo.

Doveva essere la grande giornata del Piano casa con il via libera in Consiglio dei ministri al maxi-progetto che prevede una doppia gamba (pubblica e privata) per garantire migliaia di alloggi a prezzi calmierati a lavoratori e famiglie. E invece nulla. Latitano le motivazioni ufficiali.

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Salvini batte la Cgil: sciopero aereo rinviato
Matteo Salvini (Ansa)
I lavoratori volevano fermarsi lunedì e il 7 marzo. Il ministro ha allora deciso di precettare: «Non si possono minare le Olimpiadi, con 2 miliardi di persone che le seguono». Polemica con Maurizio Landini. In serata retromarcia dei sindacati: astensione dal lavoro il 26.

Landini contro Salvini. L’iniziale no alla revoca degli scioperi proclamati il 16 febbraio e il 7 marzo nel trasporto aereo ha aperto il ring al segretario generale della Cgil, Maurizio Landini e al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. E giù cazzotti. Con l’incontro che si è chiuso con il dietrofront del leader della Cgil e la decisione dei sindacati di spostare lo sciopero al 26 febbraio.

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A destra non c’è spazio per un nuovo partito
Roberto Vannacci (Ansa)
Ci sono passato anch’io con Italexit, che veniva data tra il 2 e il 4,5%. Al momento della verità, l’elettore conservatore sceglie il voto utile per non far vincere la sinistra. A meno che adesso non si faccia l’errore di trasformare Roberto Vannacci in una vittima.

Il partito di Vannacci vale tra il 2 e il 4,5%. Ammetto che, quando ho letto questa previsione, mi sono messo a sorridere. Un sorriso impastato di ricordi e di sarcasmo. Non di nostalgia, chiarisco. Quanto vale Italexit, si domandavano gli ultimi tre mesi prima delle elezioni del 2022? «Tra il 2 e il 4,5%». Italexit era la creatura che avevo creato quando uscii dai 5 stelle per tener fede all’unico motivo per cui accettai la candidatura: costruire una via d’uscita dall’Unione europea.

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Il capo leghista: «Cambiare casacca fa solo aumentare l’astensionismo»
Matteo Salvini (Ansa)
Luca Zaia: «Errore imbarcare il militare». E il vicesegretario Andrea Crippa ne chiede le dimissioni.

Il giorno dopo l’uscita di Roberto Vannacci, la Lega sceglie la strada della compattezza e ridimensiona l’impatto politico dell’addio. Nessuna scissione, nessuna fuga. Il messaggio che arriva dal vertice e dai territori è univoco: la Lega resta, l’uscita del generale non cambia la rotta.

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