Camion incolonnati e fermi a Napoli durante la protesta degli autotrasportatori per il caro gasolio.
Tir fermi al porto di Napoli durante la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (Ansa)

Hanno ingranato la marcia ridotta, ma per i Tir (non tutti) che ripartono si fermano le paranze e anche nei campi del Sud resta alta l’attenzione ai provvedimenti del governo perché i soldi servono subito.

Lo ha capito il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al termine del Consiglio dei ministri, che ha stanziato 175 milioni per fare fronte al caro gasolio (105 ai camion, 60 ai trattori, 10 a chi va per mare), ha detto: «I soldi subito, i controlli si faranno dopo perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia».

Ma è un atteggiamento non di tutto il Governo. Il viceministro ai trasporti Edoardo Rixi, che continua a conteggiare 480 milioni accordati, ma quelli erano soldi che già dovevano essere arrivati alle imprese, ieri si è lasciato scappare: «Stiamo valutando la precettazione se i blocchi non vengono rimossi nelle prossime ore».

Salvini punta sugli aiuti ai piccoli autotrasportatori

Sarebbe interessante sapere come si fa a costringere un padroncino a mettersi in strada. Glielo ha spiegato Matteo Salvini, ministro delle infrastrutture, che è ora di avere toni concilianti annunciando: «Sono in corso di elaborazione le pratiche, perché ci sono più di 32.000 domande sulle 99.000 imprese dell’autotrasporto. Ci sono i grandi che con questo miliardo sbloccato fra caro gasolio e cambio dei mezzi per comprarne di nuovi, sono soddisfatti.

Però ci sono anche tanti padroncini, tanti lavoratori con due, tre o quattro mezzi, non esattamente di ultima generazione, che erano esclusi per volere dell’Europa da questi contributi. A loro veniamo incontro col decreto di oggi, con la spalmatura del costo del carburante anche sui committenti, quindi non solo a carico degli autotrasportatori, e con una sospensione di cinque mesi, fino a tutto marzo 2027, dei leasing che hanno in corso».

Perché la protesta è esplosa al Sud

Perché a chi si chiede come mai al Sud è esplosa la protesta la spiegazione da dare è semplice: nessuna grossa compagnia del Nord va col camion vuoto a prendere insalate, pomodori e mozzarelle al Sud in Cilento, in Salento o nei Nebrodi per portarli al Nord. Solo i padroncini del Sud accettano questi trasporti.

Sospetti di infiltrazioni, ma i magistrati frenano

In precedenza Francesco Lollobrigida, ministro dell’agricoltura, aveva sospettato infiltrazioni criminali dentro la protesta. Ieri il ministro dell’ambiente e dell’energia Gilberto Pichetto Fratin ha ribadito che ci sono «delle frange di estremizzazione nella protesta». Da qui sono partiti controlli a tappeto della Polizia.

Oltre 1500 quelli effettuati, un’ottantina le denunce. Ma tanto la Dda di Catanzaro, per dichiarazione del procuratore Salvatore Curcio, quanto Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, hanno escluso che vi sia questo fenomeno: «Alla malavita organizzata non interessa il trasporto che ha una marginalità esigua».

I blocchi si allentano, ma Napoli resta in difficoltà

Il fatto che Giorgia Meloni abbia assunto su di sé il tentativo di soluzione ha però prodotto alcuni effetti. A Gela è stato rimosso l’ultimo presidio rimasto in Sicilia. A Isernia, in Molise, la situazione era particolarmente critica. Qui si è sciolto il blocco sulla strada di Venafro.

Nella regione comunque mancano i carburanti e scarseggiano i generi alimentari.

In Puglia i blocchi sono stati rimossi solo parzialmente. Nel foggiano si torna a circolare, ma restano attivi i presidi degli agricoltori. Per ora è ancora bloccato il Salento, dove c’è anche la protesta degli olivicoltori.

Assai variegata la situazione in Campania. È del tutto libera la circolazione sulle autostrade, ma ai caselli di Caianiello, di Marcianise, di Nocera Inferiore restano i presidi, mentre è in attività l’area industriale di Teverola.

La situazione resta critica al porto di Napoli. Qui lunghe colonne di Tir hanno inscenato caroselli a passo d’uomo. Negli scaffali dei supermercati manca tutto: anche il pane scarseggia.

Le associazioni dividono il giudizio sugli aiuti

Le associazioni maggiori dell’autotrasporto con Paolo Uggé che si augurano di proseguire il dialogo (non si sa se il vertice previsto per il 27 viene confermato da Matteo Salvini) «apprezzano il decreto varato dal Governo che è tuttavia la dimostrazione che il disagio c’era e aveva bisogno di risposte immediate per sostenere la liquidità aziendale a cominciare dallo sblocco dei pagamenti di tutte le risorse già stanziate dopo l’accordo di Palazzo Chigi del 22 maggio».

Ma proprio su questo si appuntano le critiche di altre sigle.

Gli autotrasportatori campani contestano le misure del governo

Gli «Autotrasportatori campani» si dicono insoddisfatti e chiedono: «Hanno preso misure già esistenti o già annunciate. «Hanno preso misure già esistenti o già annunciate. Perché il Governo non abbassa il prezzo dei carburanti? Non interviene sulle accise? Perché non viene quantificato l’extragettito Iva prodotto dall’aumento dei prezzi?».

Cofimprenditori nota: «Tanto rumore per poco. Le misure uscite dal Consiglio dei ministri si limitano a gestire l’emergenza, ma una tale crisi avrebbe meritato interventi ben più incisivi».

Coldiretti promuove gli aiuti, ma i pescatori restano fermi

Soddisfatto invece il mondo agricolo. «Bene il governo con i 60 milioni per il gasolio agricolo – dice Coldiretti – e 10 milioni per la pesca servono a dare respiro alle marinerie».

Che però ieri hanno «scioperato». Sono 43 le flotte (da San Benedetto del Tronto a Pescara, da Giulianova a Cesenatico, e poi Goro, Comacchio, Manfredonia e Termoli tra le maggiori) che ieri sono rimaste in porto.

Con lentezza l’Italia riprende a muoversi e Giorgia Meloni conferma: «Ho chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di accogliere la richiesta che arriva dalle associazioni di autotrasportatori, agricoltori e della distribuzione per assicurare la fornitura di merci alle attività commerciali e quindi ai cittadini, evitando anche speculazioni che altrimenti sarebbero inevitabili sui prezzi».

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