La manovra economica è appesa al filo delle decisioni di Bruxelles. Vanno avanti i colloqui con i tecnici della Commissione sulla possibilità di utilizzare parte del maggior deficit concesso per l’energia (pari a 14,4 miliardi per il biennio 2027-2028) oltre che per interventi strutturali di riconversione green come previsto dalle regole Ue, anche per misure di sostegno a famiglie e imprese sulle bollette.
Però finché questo nodo non è sciolto, la legge di Bilancio è congelata. «Siamo in attesa per la rifinitura del margine di scostamento di bilancio concesso dall’Ue», ha ribadito ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenendo all’Assembla generale della Compagnia delle Opere. E ha ripetuto che «la coperta è corta» e serve «prudenza». Un chiaro messaggio alle forze di maggioranza che premono per allungare la lista delle misure di spesa.
Uno dei portavoce della Commissione europea ha parlato di «colloqui proficui con l’Italia su come utilizzare la meglio il maggiore margine di manovra in termini di misure energetiche», lasciando intendere che c’è un’apertura nella direzione chiesta dal governo.
Le richieste dei partiti: pensioni, flat tax e Irpef
Il Sì di Bruxelles vorrebbe dire liberare risorse che possono essere utilizzate per venire incontro alle richieste dei partiti, dalle pensioni a 64 anni alla flat tax al 15% per le partite Iva, sollecitati dalla Lega, all’innalzamento dello scaglione Irpef da 50.000 a 60.000 euro con aliquota al 33%, reclamato da Forza Italia. Sul tavolo ci sarebbe anche una card destinata agli anziani fragili per far fronte alle spese sanitarie non coperte dal servizio sanitario pubblico. Queste misure costano 4-5 miliardi che al momento il ministero dell’Economia non sa dove andare a prendere. Ecco quindi che diventa fondamentale il consenso di Bruxelles per una maggiore flessibilità.
Legge di Bilancio, tempi stretti per il via libera
I tempi sono stretti, anzi la manovra doveva essere approvata dal Consiglio dei ministri il 20 ottobre scorso. Si andrà quindi ai supplementari con il possibile fischio finale la prossima settimana o a quella dell’Ecofin di novembre. Poi comincerà l’iter parlamentare e sarà sottoposta all’esame in prima lettura della Camera. Ma il primo giudizio arriverà venerdì alla Giornata Mondiale del Risparmio, alla quale interverranno come di consuetudine il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta e il ministro Giancarlo Giorgetti, oltre che il gotha delle banche.
Banche e assicurazioni, il nodo del contributo da 5 miliardi
Un altro fronte caldo della manovra è con banche e assicurazioni ancora sulle barricate poiché si tratterebbe del secondo intervento giacché lo scorso anno è stato fatto un accordo per un contributo di circa 10 miliardi in tre anni.
Il governo però ha già inserito nella manovra il prelievo da 5 miliardi anche se vanno definite le modalità. Forza Italia, da sempre contraria a questo intervento, avrebbe ottenuto di escludere dalla misura le Bbc e le Popolari. Cassa depositi e prestiti invece, verrebbe chiamata a fare la sua parte.
Sgravi per giovani e nuovi affitti
Sembrano fattibili gli sgravi per gli under 30-35 nella formula di una flat tax o di una no tax area. Spazio poi alla proroga della flat tax sugli aumenti retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali. Sul tavolo anche la cedolare secca al 5% sui nuovi affitti a canone concordato, che potrebbe favorire la locazione a lungo termine di abitazione oggi sfitte.
La Cisl: «Concentrare le risorse su energia e redditi»
«Questa è l’ultima manovra della legislatura e la tentazione dei bonus elettorali è fortissima. Scostamenti, flat tax, condoni: con risorse così limitate, distribuirle a pioggia significa sprecarle», ha affermato la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola. «Noi chiediamo il contrario: concentrarle su pochi nodi di sistema. Due su tutti, energia e redditi».
Giorgetti teme l’aumento dei tassi d’interesse
Giorgetti tiene stretti i cordoni della borsa. Anche ieri ha ricordato che «l’Italia possiede un debito pubblico significativamente alto e che quindi deve tenere in considerazione gli effetti sui tassi di interesse. Un conto è fronteggiare il rincaro delle materie prime come quelle energetiche, un conto affrontare questo e in aggiunta l’aumento dei tassi d’interesse». L’attenzione del Tesoro è all’andamento dello spread e alla politica della Bce che per contrastare le pressioni inflazionistiche legate al caro energia, è tornata ad usare la leva monetaria aumentando, a settembre scorso, il costo del denaro. Peraltro la Banca centrale europea vive un momento di transizione con la presidente Christine Lagarde in uscita e prossima ad andare al vertice del World Economic Forum. Uscita accelerata per evitare che poi la palla per il prossimo presidente possa passare nelle mani di Marine Le Pen e compagni.
La successione alla guida della Bce
Con lei si attende anche la sostituzione del capo economista Philip Lane, un ruolo strategico dove il presidente francese Emmanuel Macron vorrebbe insediare un suo uomo, e di Isabel Schnabel nel comitato esecutivo. All’incertezza dello scenario geopolitico si aggiunge anche il cambio del vertice dell’autorità monetaria europea.
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