Eccole qui, le «piazze degli studenti» che i progressisti italiani hanno glorificato negli ultimi giorni. Schiere di antagonisti che assaltano le forze dell’ordine, maranza scatenati che non vedono l’ora di sfasciare lo sfasciabile. Questo è il frutto marcio delle «manifestazioni studentesche» opportunamente aizzate da Cgil e sinistre assortite: un branco acefalo pronto a mettere a ferro e fuoco le città con la scusa di protestare contro il governo.
Ora, non vi è dubbio che le giovani generazioni, da sempre, siano facilmente manipolabili e ancora più facilmente infiammabili se adeguatamente formate. E in effetti, negli ultimi anni, non vi è protesta di moda (dal clima in giù) che non abbia trovato buon riscontro nelle scuole italiane. Tuttavia sarebbe ingiusto e ingenuo pensare che la massa studentesca tutta sia pronta a obbedire agli ordini dei maestrini della rivolta. Semmai, chi obbedisce ottiene molta più visibilità, gli altri passano in secondo piano. Sarebbe anche più ingiusto e ottuso pensare che i violenti ottusi che hanno invaso le strade siano rappresentativi di tutta la categoria, espressione di una rabbia genuina. È vero il contrario: al solito, i violenti sono i servi sciocchi del sistema di potere sinistrorso che sfrutta sommosse e scontri per colpire l’avversario. Le voci degli studenti, quelli veri, sono diverse e ben più sensate.
Di Micco: «I teppisti sono una minoranza»
Ad esempio, quella di Alessandro Di Micco, portavoce dell’Ufficio di coordinamento nazionale delle consulte studentesche. «In questi giorni, alcune città italiane sono teatro di varie proteste di gruppi che rappresentano una minoranza di studenti, che criticano le politiche del governo sotto lo slogan No Meloni Day», dice Di Micco su Instagram.
«Molte scuole superiori di secondo grado sono state occupate e devastate, causando ingenti danni e facendo perdere diversi giorni di scuola agli studenti. L’episodio simbolo, però, è avvenuto a Roma: un corteo ha stazionato dinanzi al ministero dell’Istruzione e del Merito, lanciando bombe carta, fumogeni ed altri oggetti contundenti, ferendo 18 poliziotti e carabinieri. I manifestanti hanno scandito insulti e minacce contro il ministro e altri esponenti politici e istituzionali».
Il rappresentante studentesco non vuole «entrare nel merito dei motivi che hanno sollevato queste proteste». Ma ritiene che sia «giusto contestare il metodo con cui si sono svolte. Provare a far valere le proprie idee devastando intere scuole, minacciando esponenti di governo e intimidendo tutti coloro che hanno deciso di non aderire alla protesta non è mai la strada giusta da intraprendere. Le piazze non sono fatte per essere deturpate, ma per essere un crocevia di idee da trasmettere ai rappresentanti degli studenti che, adempiendo ai loro doveri, saranno i primi a portare le istanze presentate nei tavoli in maniera collegiale e costruttiva. Forti del consenso e del mandato conferitoci», conclude Di Micco, «rappresentiamo quegli studenti liberi che non accettano di essere fatti passare come i violenti che imbrattano, distruggono e arrecano danni a tutta la comunità scolastica. La nostra voce non può essere silenziata».
Interessante testimonianza: a quanto pare non tutti gli studenti sono uguali e decisamente non sono tutti violenti, anzi.
La protesta e la violenza come strumenti politici
Tanto basterebbe a smontare le entusiastiche analisi sociologiche sul malessere giovanile che la gran parte dei media affastella in queste ore. Vogliamo tuttavia essere chiari. Non vogliamo elogiare gli studenti che «si comportano bene» e che se ne stanno buoni in classe senza disturbare. La protesta, in sé, non ci spaventa. Ma ci infastidisce parecchio quando è mera barbarie, distruzione idiota. Quando è stupida rivolta preconfezionata e risponde a ordini superiori, sempre gli stessi.
Guarda caso, quando c’era da combattere contro le discriminazioni sanitarie, i banchi a rotelle e simili, non c’erano orde in piazza pronte a spaccare tutto. Ma non appena si odono le parole d’ordine sinistrorse su immigrazione e simili, ecco che scatta puntuale la sommossa distruttrice. Che non ottiene niente ma fa molto parlare i giornali.
Si tenta di saldare questa protesta a quella dei camionisti, proprio per tentare di darle un pizzico di contenuto. Ma è esattamente qui che casca la somaraggine studentesca. I trasportatori a cui tocca dissanguarsi per un pieno, volendo, hanno le loro sacrosante ragioni e hanno più di un motivo per infuriarsi. Ma gli antagonisti fomentati dalla Cgil con quale ragione e con quale diritto sfasciano le città? In nome di cosa?
Si mettano piuttosto a protestare contro la cappa europea, contro la sinistra dell’austerità e i sindacati complici, contro l’immigrazione che affama e schiavizza i popoli. Ovviamente non lo faranno: continueranno, come sempre, a sopperire con la violenza alla mancanza di contenuti. Rivelandosi degni, benché patetici, servi dei loro padroni rossi.
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