La speculazione sui carburanti e le sanzioni alla Russia fanno accapigliare ancora i due vicepremier. Matteo Salvini, leader della Lega, adotta una linea filotrumpiana. Il numero uno di Forza Italia più filoeuropeista. Secondo Salvini anche l’Italia dovrebbe «allentare le sanzioni»: «Gli Stati Uniti stanno straguadagnando, la Russia pure, la Cina il petrolio lo sta avendo ugualmente dall’Iran» e «chi ne sta pagando le conseguenze siamo noi».
Il ministro dei Trasporti convoca per mercoledì prossimo le principali compagnie petrolifere in prefettura a Milano, «perché non sopporto gli speculatori. Non è giustificabile l’aumento di 50 centesimi al litro del diesel, perché chi fa benzina oggi va a comprare del petrolio che è stato venduto mesi fa: è inaccettabile. Chiederò conto di questi aumenti. O ritornano al buon senso, oppure sapremo intervenire». Come? «Anche fiscalmente: se qualcuno fa il furbo dovrà pagare sugli extraprofitti. Abbiamo tassato le banche, possiamo tranquillamente tassare i petrolieri». Ma quale misura adotterà il governo? «So che ci stanno lavorando Urso e Giorgetti», dice il capo del Carroccio. «Spero che ci sia un intervento fiscale: accise mobili, blocco automatico dei prezzi, un tetto al prezzo… non lo so. Anche Giorgia ci sta lavorando».
Tajani, dalla stazione Tiburtina per «Una Freccia per il Sì», non si allinea alle dichiarazioni di Salvini. «Le sanzioni alla Russia vanno assolutamente mantenute. Mosca è in difficoltà, dobbiamo spingerla al cessate il fuoco. L’Italia è stata tra i Paesi promotori delle sanzioni a Mosca per spingere alla pace, che è l’obiettivo finale».
Oltre alle ipotesi di un intervento sulle accise, allo studio del governo ci sono misure mirate a sostegno di famiglie con redditi bassi e autotrasportatori. L’ipotesi è quella di ridurre sì le accise, ma solo per determinate categorie o in alternativa ricorrere al meccanismo del credito d’imposta.
In mezzo ai due litiganti, si inserisce il piano del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, contrario a eliminare le accise. Urso ricorda che il taglio generalizzato deciso dal governo Draghi nel 2022 si rivelò «per lo più inefficace» e «troppo costoso», l’Erario ci rimise quasi 1 miliardo di euro al mese. Oltre a pesare sulle casse dello Stato per 7-8 miliardi, quell’intervento non riuscì a contrastare la spirale inflazionistica e secondo Urso «avvantaggiò soprattutto i ceti benestanti, poiché le famiglie con redditi più elevati sono anche quelle con maggiori consumi di carburante». Mentre la linea da sempre rivendicata dal premier, Giorgia Meloni, è quella di aiuti ai ceti meno abbienti.
Al momento, infatti, il governo è al lavoro su «misure di compensazione rivolte ai redditi più bassi e di contenimento dei costi per le aziende di autotrasporto». Palazzo Chigi sa di non potersi permettere il taglio generalizzato sulle aliquote dei carburanti, che peserebbe sulle casse dello Stato per circa 12 miliardi di euro all’anno.
Si fa largo l’ipotesi di una social card carburanti, se la curva dei rincari, che continua a crescere, non dovesse arrestarsi. Anche se con i rincari il governo incasserebbe 150 milioni di imposte in più al mese.
Ma bisogna fare in fretta. L’impatto del caro trasporti sul carrello della spesa inizia a farsi sentire. Per questo aumenta la pressione sul governo.
Le associazioni dei benzinai Fegica e Faib si sono appellate al premier dopo aver preso atto che «secondo il ministro Urso, in Italia va meglio che altrove e, quindi, non c’è bisogno di nessun intervento specifico». È alta la preoccupazione anche di Conftrasporto: «Senza interventi compensativi la mobilità delle persone e delle merci si paralizza». L’inerzia del governo, secondo la Cgil, «rischia di trasferirsi molto rapidamente a tutti i settori produttivi, danneggiando famiglie e imprese». Adoc, Assoutenti e Federconsumatori hanno scritto una lettera a Meloni e Urso dicendo che è il momento di agire. Per Codacons «serve tagliare le accise e serve farlo in fretta».
Gli italiani sono arrabbiati per una guerra che non sentono loro e che, in pochi giorni, ha avuto pesanti ripercussioni sui loro portafogli. Il premier, di fronte a linee completamente opposte all’interno del suo governo, rinvia il Consiglio dei ministri per cercare una sintesi tra eliminare le accise, introdurre la social card e tassare i petrolieri. Una soluzione che potrà intestarsi completamente. Per lei in gioco c’è anche la vittoria o meno al referendum.




