
Egregio presidente Sergio Mattarella,
mi permetto di rivolgermi a Lei con rispetto e senso delle istituzioni per esprimerLe una profonda perplessità riguardo ai finanziamenti destinati all’Associazione nazionale partigiani d’Italia.
Per l’ennesima volta, in occasione del 25 aprile, abbiamo assistito a una ricorrenza che, anziché essere dedicata al ricordo della vittoria contro il nazifascismo, sembra trasformarsi in un contenitore ideologico in cui si affrontano temi che spaziano dal Vietnam a Gaza, a seconda dei decenni, lasciando in secondo piano il sentimento di gratitudine verso coloro che contribuirono in modo decisivo alla liberazione dell’Italia. Tra questi, gli angloamericani che sbarcarono in Sicilia, anche grazie alla preziosa collaborazione di Suo padre, Bernardo Mattarella. Che Dio lo abbia in gloria. Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Dopo ottant’anni, forse è giunto il tempo che i morti seppelliscano i morti e che si possa finalmente giungere a una stagione di pace e compassione. In questo contesto, l’Anpi appare, sotto il profilo anagrafico, sempre più distante dalla realtà contemporanea, e, sotto quello etico, da sempre oggetto di interrogativi. La sua presenza tende a oscurare una verità storica complessa: in Italia vi furono due resistenze, una che contribuì alla liberazione dal nazifascismo, resa possibile anche dall’intervento determinante degli eserciti alleati, e un’altra che operò con l’obiettivo di instaurare una dittatura stalinista, ancor più oppressiva di quella fascista. Ci si domanda allora: chi rappresenta realmente l’Associazione nazionale partigiani d’Italia? Rappresenta la gloriosa brigata Osoppo o coloro che la massacrarono? Non può rappresentare entrambi.
L’Anpi non è un’associazione di ex combattenti. È un’associazione comunista che ha è sempre ha avuto il compito di combattere le battaglie del comunismo e i criminalizzare i nemici del comunismo sovietico, principalmente gli Stati Uniti d’America, principalmente Israele. L’Italia però è stata liberata dagli angloamericani con l’aiuto della brigata ebraica. Grazie all’Anpi la liberazione diventa la festa dei nazifascisti e antisemiti, con criminalizzazione dei loro nemici, statunitensi e israeliani, e beatificazione dei loro alleati, principalmente palestinesi, nella figura del Gran Mufti di Gerusalemme, alleato d’acciaio di Hitler. La liberazione dell’Italia è avvenuta anche grazie all’eroica partecipazione della Brigata ebraica. Le bandiere palestinesi che sventolano puntualmente il 25 aprile sono anche un insulto a tutte le vittime italiane del terrorismo palestinese. Noi non abbiamo mai torto un capello ai palestinesi. Loro sono venuti sulla nostra terra hanno fatto un totale di 48 morti in due diversi attentati a Fiumicino, hanno sparato sui bambini davanti alla sinagoga di Roma, uccidendo il piccolo Stefano Taché, hanno sequestrato l’Achille Lauro, uccidendo un anziano turista. Ricordo che secondo l’ex presidente della Repubblica Cossiga i palestinesi erano coinvolti nella strage di Bologna e ricordo che secondo il generale Laporta i palestinesi erano coinvolti nella strage di via Fani. È giunto il momento che questa data possa essere restituita a un significato più alto e condiviso. Il fascismo è morto ottant’anni fa con il suo fondatore. Chi finge che sia ancora vivo appare, oggi, come chi necessita di una guerra permanente per colmare una mancanza di idee e, soprattutto, di coraggio.
La prego di usare la Sua influenza perché siano bloccati i finanziamenti a un’associazione che non è un’associazione che rappresenta l’Italia, ma è un’associazione di parte, una parte che non esita mai a manifestare il suo odio per i veri nemici del nazionalsocialismo e del fascismo. E, posso aggiungere, non smettono mai di manifestare il loro appassionato affetto per nemici dell’Italia, invasori che sono venuti sulla nostra terra a spararci addosso, mettere bombe, rapire navi, sparare sui bambini, mentre noi eravamo in pace. La cifra risparmiata potrebbe essere usata per le vittime del terrorismo palestinese in Italia e per le vittime del terrorismo politico di matrice italiana e i loro discendenti. Molti terroristi girano sereni per le strade, tra una conferenza e la presentazione di un libro, essendo diventati ex terroristi. Peccato che le vittime non siano diventate ex vittime. I morti sono rimasti morti, gli orfani sono rimasti orfani, gli amputati sono rimasti amputati e i paralizzati sono rimasti sulla sedia a rotelle. Confidando nella Sua sensibilità istituzionale e nella Sua attenzione verso i temi dell’unità nazionale e della memoria condivisa, Le porgo i miei più deferenti saluti.






