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Silenzio sulla maxi-paga alla Lagarde. Così la Bce perde ogni credibilità

Silenzio sulla maxi-paga alla Lagarde. Così la Bce perde ogni credibilità
Christine Lagarde (Ansa)
Secondo il «Financial Times» il presidente della Banca Centrale guadagna 726.000 euro, il 56% in più del salario dichiarato. Il giorno dopo zero repliche. Anche perché Francoforte è il regno dell’immunità.

C’è un silenzio che pesa più di mille conferenze stampa. È quello, ovattato e impeccabile come un tailleur di haute couture, della sempre elegantissima presidente della Bce. Christine Lagarde non parla. Non chiarisce, nè smentisce la ricosstruzione del Financial Times sul suo stipendio. O meglio: sulla paga vera, quella che è parecchio più robusta di quanto ufficialmente dichiarato. 726.000 euro l’anno rispetto a 466.000 reso noto dalla Bce. Tradotto in termini comprensibili anche a chi non frequenta Francoforte: circa 2.000 euro al giorno.

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La dottrina progressista terrorizza. L’uomo normale è costretto alla fuga
Mandami (Ansa)
Tasse sui ricchi, scuole woke, gender: sindaci e governatori di sinistra non si accaniscono più «solamente» sui paperoni, ora i loro soprusi dogmatici spaventano la classe media. Che abbandona città e Stati intolleranti.

Non si tratta di arroganza ma di idiozia e sono due cose molto diverse: l’arroganza proviene dall’eccesso di confidenza mentre l’idiozia dall’incapacità di comprendere le cose.

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Il calcio nostrano sopravvive in provincia
Getty Images
Como e Lecce viaggiano su due traiettorie opposte ma speculari: i lombardi possiedono milioni, talento e hanno fatto la storia entrando in Champions, mentre i salentini si sono salvati col cuore. La Serie A è asfittica e questi club sono ventate d’aria fresca.

Qui Como, a voi Lecce. Nella serata che gettava nello sconforto più cupo i tifosi di Milan e Juventus, entrambe fuori - evento senza precedenti- dalla Champions League perché finite rispettivamente quinta (con 70 punti) e sesta (69) nella classifica di serie A, le due città, ciascuna con meno di 100.000 abitanti, separate da 1.000 chilometri in linea d’aria, festeggiavano il loro entusiasmante «scudetto».

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La cultura di destra rigettò D’Annunzio: troppo ingombrante
Gabriele D'Annunzio (Getty Images)
Il poeta soldato è stato più un mito del regime che dei letterati. Per Evola era «un imbecille», duri scontri anche con Marinetti.

Ma Gabriele D’Annunzio è stato davvero un mito per la destra culturale e politica? A quella domanda, Giuseppe Parlato ha dedicato il suo ultimo libro che esce postumo venerdì prossimo, a un anno dalla scomparsa dello storico (D’Annunzio. Un mito per la destra, edito da Cantagalli e curato da Simonetta Bartolini e Andrea Ungari).

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«Non serviva a evitare i contagi». Rezza rivede la teoria dei lockdown
Giovanni Rezza (Imagoeconomica)
Ippolito invece incolpa gli Usa per l’Ebola in Congo: «Pesa la loro uscita dall’Oms».

Lo scaricabarile in commissione Covid prosegue senza sosta. Ieri è stato il turno del professor Giovanni Rezza, che in pandemia era direttore generale della prevenzione presso il ministero della Salute guidato da Roberto Speranza (Pd) e oggi è professore di igiene e sanità pubblica al San Raffaele di Milano.

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