2025-11-30
Mattarella smentisce, lo scontro c’è tutto...
L’ufficio stampa del presidente definisce «priva di fondamento» l’indiscrezione sulla contrarietà del capo dello Stato a una nuova legge elettorale sotto elezioni. Intanto i giochi di palazzo per battere la Meloni con un «pareggio» e un governo tecnico continuano.Mattarella smentisce. Con una nota dell’ufficio stampa, il Quirinale ha negato che il capo dello Stato sia intenzionato a «non permettere che si faccia una nuova legge elettorale a ridosso del voto». Gianfranco Rotondi, ex ministro per l’Attuazione del programma e oggi parlamentare di Fratelli d’Italia, aveva dato per certa l’opposizione del presidente della Repubblica, il quale si sarebbe espresso in tal senso durante un incontro con l’associazione degli ex onorevoli. La frase attribuita a Mattarella, ha precisato l’ufficio stampa del Colle con una nota inviata al Giornale, che per primo ne aveva parlato, è «totalmente priva di fondamento». Bene. Significa che una nuova legge elettorale, anche se si avvicinano le elezioni, si può fare.Era bastato un accenno all’intenzione di mettere mano al sistema di voto perché le opposizioni si mettessero di traverso, decise a opporsi alla modifica del Rosatellum. Legge che nel 2017 Matteo Renzi fece approvare appena quattro mesi prima dell’apertura dei seggi, nella speranza che, modificando i collegi a misura di coalizione, il Pd riuscisse a fare il pieno di voti nel Mezzogiorno. Al contrario di quanto avevano immaginato al Nazareno, a raccogliere i frutti del nuovo sistema elettorale non furono però il Partito democratico o i suoi alleati, ma il Movimento 5 stelle, che nel Mezzogiorno, con la promessa del reddito di cittadinanza, fece il pieno di consensi e dunque anche di parlamentari. E a firmare la legge a ridosso del voto fu proprio Sergio Mattarella, che non obiettò alcunché nonostante mancassero poche settimane alla presentazione delle liste per il rinnovo del Parlamento. Dunque, fossero state vere le parole riferite da Gianfranco Rotondi, sarebbe stato ben strano. Infatti, ci sarebbe stato da chiedersi perché il Quirinale fosse deciso a impedire una riforma del sistema a un anno e mezzo dalle elezioni, quando otto anni fa lo stesso presidente della Repubblica non aveva avuto nulla da eccepire di fronte a una modifica del sistema a pochi mesi dalle elezioni. Due pesi e due misure? L’ufficio stampa di Mattarella però ha chiarito che lo scenario delineato da Rotondi non ha alcun fondamento. La legge elettorale dunque si può fare, anche se manca un anno e mezzo alle prossime elezioni.Come avrete capito dalle reazioni isteriche delle opposizioni e dal nervosismo che serpeggia attorno alla questione, il tema di come si voterà è fondamentale non solo perché avrà effetti sulle elezioni, ma anche per capire se dalle urne uscirà una maggioranza stabile o meno. Come a una cena con alcuni sconosciuti ha ben spiegato Francesco Saverio Garofani, ovvero il collaboratore di Mattarella segretario del Consiglio supremo di difesa, per battere la Meloni non serve soltanto una leadership acchiappavoti, c’è bisogno anche della modifica alla legge elettorale. Ovviamente, essendo un ex Pd, Garofani, vorrebbe un sistema che favorisca la sua parte politica. Ma siccome è molto difficile che Giorgia Meloni faccia un regalo al centrosinistra, predisponendo un sistema che agevoli i compagni, l’opposizione rema contro e forse anche in alcuni uffici dei vertici della Repubblica c’è qualcuno che guarda con sospetto alle modifiche della legge elettorale. Le ragioni del fuoco di sbarramento sono tutte qui. Se si stoppa un nuovo sistema che ridisegni i collegi e consenta agli italiani di scegliere da chi farsi governare, la sinistra ha qualche speranza non di vincere, ma di ingolfare il sistema, ovvero di impedire che le elezioni diano una maggioranza precisa alla coalizione in vantaggio. Sapendo di non avere molte possibilità di sconfiggere Giorgia Meloni in quanto la maggioranza degli italiani vota centrodestra, qualcuno fra i compagni sogna un pareggio, così da consentire al capo dello Stato di scegliere un tecnico a cui affidare la guida di un esecutivo di unità nazionale. Sono decisioni che abbiamo già visto in passato e, come è noto, non ne è venuto nulla di buono, ma soltanto tasse e declino economico.Le leggi elettorali degli ultimi 30 anni sono sempre state a ridosso del voto. Per cui sarebbe sembrato strano che solo ora il capo dello Stato le volesse impedire. Soprattutto, ancor più strana sembrerebbe una scelta che premiasse l’instabilità politica al posto della governabilità. Non avere una maggioranza chiara significa solo una cosa, ovvero che a decidere chi debba guidare il Paese non sarebbero gli italiani, ma quella parte politica che, pur essendo minoranza, prova ogni gioco di prestigio e ogni scorrettezza pur di aggiudicarsi anche senza voti Palazzo Chigi.
Gianfranco Rotondi (Ansa)
Diego Fusaro (Imagoeconomica)