2025-11-30
Meglio una pace con cinici affaristi che la guerra eterna delle anime belle
Il «Wsj» denuncia gli interessi dietro al piano Usa. Ma i moralisti ci portano al massacro.È vero che Steve Witkoff è un miliardario che bazzica nei grandi affari immobiliari e quindi non è Henry Kissinger. Così come è vero che pure Jared Kushner macina soldi a palate ed è il genero di Trump. E infine è innegabile che dall’altra parte, nel campo russo, c’è un soggetto che non è Gromiko: si chiama Kirill Dmitrev e dopo una lunga formazione in America oggi guida il fondo sovrano russo. Insomma, la geopolitica è sempre più infarinata con la geoeconomia, il business globale. Lo si è visto recentemente anche in Medio Oriente dove il mando arabo (Qatar, Emirati, Arabia Saudita) ha affermato la propria forza politica per la supremazia di quella finanziaria. Dunque, tutto vero: gli uomini a cui Trump ha affidato la mediazione per porre fine alla guerra e recuperare i collegamenti solidi con la Russia sono businessmen. E quindi stanno cercando di infilarsi negli spazi delle relazioni internazionali per tessere trame utili per tutti. Anche per loro, incluso il presidente. Una volta che abbiamo profilato queste persone, la domanda di fondo è: vogliamo proseguire sul crinale della guerra o la fermiamo fosse anche perché ci sono degli affari di mezzo? Io non ho dubbi e forse nemmeno la maggioranza degli ucraini, specie dopo quel che stanno sentendo: l’inchiesta sulla corruzione sta portando a galla spaccati vergognosi, coinvolgendo amici e stretti collaboratori di Zelensky. Insomma, il gioco del mediatore dal pedigree perfetto non regge. Del resto - perdonate - se la guerra va avanti, non è ugualmente un grande gioco tutto sbilanciato a favore delle grandi industrie militari? Se in Ucraina il conflitto prosegue con tutto l’orrore di vite spezzate, non c’è ugualmente un aspetto economico con cui fare i conti? Non partono commesse per comprare armi di ogni tipo? I fatti dicono di sì. Alla fine, se dev’essere un gioco di interessi, almeno facciamo in modo che le armi tacciano. Quella «bestia» di Trump, con tutti i suoi difetti, è il solo ad essere riuscito a rendere il tavolo delle mediazioni un’opzione seria. È paradossale, ma se l’Europa è riuscita in qualche modo a infilarsi è perché l’America ha parlato con la Russia, i mediatori - immobiliaristi o no - si sono parlati. Trump ha parlato con Putin. Cos’ha fatto l’Europa in tutto questo tempo? Si limitava al bel compitino morale: noi non parliamo con l’aggressore, noi non parliamo con quel mostro di Putin e via di questo passo, arrivando addirittura a boicottare gente di cultura, direttori d’orchestra o compositori e artisti di livello. Assurdo!Il Wall Street Journal ha pubblicato un corposo dossier dal titolo «Make money Not War: Trump’s Real Plan for Peace in Ukraine», dove si compilano i chiaroscuri della vicenda. Poiché il day after di una guerra è sempre la spartizione di ogni fazzoletto di terra oggetto della mediazione, è difficile non sentire l’odore dei dollari al posto di quello della polvere da sparo. Se la Germania ha deciso di coniugare armi e contratti investendo cifre mai viste prima (tanto da dover cambiare la Costituzione), e di ricreare un esercito come mai era accaduto dopo la seconda guerra mondiale, io avrei paura a tenere la miccia accesa.La Germania è libera di pensare che dalla Russia arrivi una minaccia seria e pesante (senza che vi sia prova del contrario), ma non possiamo nemmeno escludere la scommessa americana, di segno opposto: ossia ritenere che la Russia abbia bisogno di uscire dalla guerra per rimettersi nel gioco del grande ordine mondiale non più con la mimetica (non si può combattere all’infinito) ma con il colletto bianco. La Russia è un player ricco di gas e petrolio, di terre rare e altri minerali fondamentali per l’industria contemporanea: su questo che costruirà la propria forza negoziale. Trump ha fatto un calcolo, che è politico ed economico: ed è su questa mappa che muove il suo risiko del business (inteso sia come suo personale, sia come «America first»), convinto che la stabilità aiuti gli affari. Dall’energia alle terre rare, passando dalla tecnologia più moderna: gli scambi sono ad altissimo livello e passano dalla Casa Bianca e dal Cremlino. Direte: ma così Putin trova una soddisfazione in questo accordo. Ma se non volevamo che ne avesse, andava ucciso o sconfitto militarmente. E comunque, anche eliminato, nessuno avrebbe potuto dare garanzie sul successore.
Gianfranco Rotondi (Ansa)