2025-11-29
L’inchiesta Mps è un assist perfetto a Parigi
L'amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio (Ansa)
Le indagini sulla scalata a Mediobanca ridanno forza agli appetiti francesi su credito e investimenti degli italiani. Le posizioni di Axa nel Monte e di Natixis in Generali diventano più forti. E il colpo assestato al governo favorisce le mire di Agricole sul Banco.Quarant’anni prima che il sovranismo diventasse moneta corrente nei talk show, prima ancora che il governo facesse della «difesa del risparmio degli italiani» la nuova regola d ingaggio, c’era già qualcuno che quel principio lo aveva trasformato in architettura finanziaria. Enrico Cuccia, il padre-padrone di Mediobanca, aveva immaginato una sorta di galassia del Nord: un intreccio di Mediobanca, Comit e Generali, saldati da un’idea semplice ma potente. Fare da scudo alla ricchezza del Paese. Proteggere il risparmio nazionale dalle pressioni esterne, mantenere il controllo delle grandi casseforti italiane dentro confini riconoscibili. Il «capitalismo relazionale», tanto vituperato negli anni successivi, era nato con un intento quasi patriottico. Ecco perché oggi la storia sembra giocare un curioso contrappasso. Mentre Palazzo Chigi insiste che gli asset strategici devono restare italiani, l’inchiesta della Procura di Milano sulla scalata di Mps a Mediobanca sta avendo un effetto che nessuno, nei palazzi romani, aveva messo in conto: ringalluzzire i francesi, che da mesi avevano dossier aperti, accordi sospesi, intese in stand-by. Tutto improvvisamente congelato, in attesa di capire se la tempesta sulla banca senese avrebbe compromesso gli equilibri industriali e politici attorno a Piazza Affari. Ora, con i riflettori puntati su Rocca Salimbeni, quella pausa si è trasformata in un’opportunità. Per esempio Axa, che con Mps ha rapporti solidi e che vedeva nella nuova fase della banca – l’espansione nella gestione del risparmio, le sinergie bancassicurative, il rilancio commerciale – un terreno fertile. Erano settimane in cui tutto sembrava scorrere con prudenza, come se anche a Parigi aspettassero di capire quanto la «scalata» su Mediobanca avrebbe destabilizzato il quadro. E invece l’inchiesta ha cambiato la prospettiva: un Mps politicamente più debole non è un Mps meno interessante, anzi. Diventa un partner più gestibile, meno tentato da manovre aggressive, più incline a rafforzare le collaborazioni esistenti. Axa, che già aveva intensificato il proprio presidio nel wealth management italiano, ora intravede un nuovo futuro in un contesto che sembrava destinato al gelo. Il paradosso si completa guardando Trieste. Generali aveva messo nel freezer la joint venture con Natixis, una delle braccia finanziarie più importanti d’Oltralpe. Un segnale opposto rispetto alla postura di Axa, dettato dal clima politico e dalle tensioni regolamentari. Ma ora che la tempesta giudiziaria su Mps-Mediobanca rimescola le carte, anche quel congelatore non e sigillato. Non perché Generali stia per riaprire il dossier, ma perché qualsiasi indebolimento dei player italiani rafforza l’interesse francese a restare nel perimetro, pronti a intervenire quando il quadro si chiarirà. Il risultato è evidente: la Procura milanese ha ridato fiato alle ambizioni francesi nei salotti buoni della finanza italiana. E poi c’è l’altro capitolo, quello più politico. Perché se l’indagine indebolisce Mps e complica la vita al governo, il suo effetto collaterale è rafforzare le mire di Crédit Agricole su Banco Bpm. Agricole non ha mai smesso di guardare con attenzione al terzo polo bancario italiano. Ha costruito posizioni, rafforzato legami, rastrellato quote, mantenuto un profilo silenzioso ma determinato. Il governo Meloni, al contrario, ha sempre frenato, temendo che una conquista francese del Banco avrebbe rappresentato una resa strategica. Ora, però, lo scenario è cambiato: Mps è sotto pressione, Mediobanca è tornata a essere terreno scivoloso; il governo appare meno in grado di manovrare. E quando la politica è debole, le banche francesi diventano più forti. Per Crédit Agricole, la situazione attuale somiglia al «momento giusto»: un establishment italiano disorientato, un esecutivo impegnato a difendersi dagli effetti dell’inchiesta, e un mercato che percepisce l’intero sistema bancario come più vulnerabile. Non è detto che l’assalto parta subito. Ma di certo l’offerta potenziale – quella che il governo ha finora bloccato con la sola forza della retorica – oggi vale di più. Il ritorno dell’ombra lunga di Cuccia. In fondo, tutto questo riporta alla lezione iniziale: quando lo Stato smette di presidiare le sue roccaforti e quando le regole si intrecciano con la politica, le porte si aprono sempre per qualcuno che aspetta fuori dal portone. Cuccia aveva immaginato un sistema per proteggere il risparmio italiano dalle invasioni straniere. Un sistema rigido, criticabile, opaco, ma coerente. Oggi quella coerenza non esiste più. E l’inchiesta milanese, qualunque ne sia l’esito, sta mostrando quanto l’assetto italiano sia permeabile. Finisce così che mentre il governo ripete lo slogan «gli italiani devono controllare la loro ricchezza», sono i francesi a vedere moltiplicate le occasioni: Axa che ritrova slancio su Mps, Natixis che può aspettare ma non arretra su Generali, Crédit Agricole che si ritrova una strada quasi spianata verso Banco Bpm. Sono effetti collaterali, certo. Ma nella finanza – e nella geopolitica del risparmio – gli effetti collaterali contano più delle intenzioni. L’Italia che voleva difendere il suo risparmio come ai tempi di Cuccia si risveglia nella posizione opposta: non più scudo, ma occasione. E i francesi sanno perfettamente come approfittarne.
Sergio Mattarella (Getty Images)
Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)