2025-11-29
Chi si oppone alla riforma Nordio non ha argomenti
Secondo il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro, il ministro Nordio «realizza il Piano diabolico di Gelli del 1981». Ma paragonare il lavoro di governo e Parlamento a un’organizzazione eversiva è follia.Facciamo il punto novembrino del confronto referendario: intanto, chi è il frontman della campagna del No?A rigor di logica e per obbligo di mandato correntizio dovrebbe essere il vertice Anm (il presidente Cesare Parodi, ndr), non foss’altro perché rappresenta quel sistema che dal sorteggio risulterebbe più che sconfitto; secondo altri, dovrebbe essere il procuratore di Napoli (Nicola Gratteri, ndr), per la migliore conoscenza dei salotti televisivi; secondo altri ancora dovrebbe essere il presidente del Comitato del No (Enrico Grosso, ndr), un accademico insigne e molto ottimista («Una volta emerso quel sistema opaco con Luca Palamara, è stata fatta pulizia. Lo stesso Csm ha dimostrato che le degenerazioni appartengono al passato», ha dichiarato sulla Repubblica del primo novembre).Tre Giulio Cesare nello stesso esercito. La felicità di ogni legionario. Almeno finché i vari condottieri vanno d’accordo. Cosa di cui è lecito dubitare, visto che il procuratore è a favore del sorteggio («L’unica via d’uscita allo strapotere delle correnti è il sorteggio del Csm», ha fatto sapere in un’intervista a La7 nel 2021); il presidente, invece, è contrario e il professore ottimista pure.Due Cesari contro uno. Clima da De bello civili. Meglio cambiare zona e andare a Napoli, dove, però, l’aria è altrettanto elettrica: l’attuale procuratore generale (Aldo Policastro, ndr), giusto per dare un tocco di levità al dibattito, un paio di settimane fa ha pensato bene di lanciare sui riformatori nientedimeno che l’accusa di «piduismo»: lo scopo della riforma «è esattamente quello che, nel 1981, era previsto nel Piano di rinascita nazionale della P2 […] nel Piano di rinascita nazionale era scritto nero su bianco: “Separazione delle carriere. Sottomissione del pm all’esecutivo. Riforma del Csm”» (La Repubblica, 8 novembre).Accusa ricalcata su quella del professor Tomaso Montanari, assiduo ospite di salotti tv: «Oggi all’inferno esulta pure Licio Gelli» (La7, 29 ottobre).Siamo andati (almeno noi) a leggerlo, questo diabolico Piano P2. E siamo arrivati alla conclusione che - ad applicare il metodo neocartesiano-aristotelico usato dai critici suddetti - quelli del Sì sono effettivamente dei piduisti. Esattamente come quelli del No.Per esempio: il punto A3 del Piano diabolico, capoverso primo, progettava di ridurre il numero dei parlamentari. Cioè esattamente lo stesso obiettivo (raggiunto) del referendum del 2020 voluto dal Movimento 5 stelle, concluso con il 69,96% dei voti favorevoli. Naturalmente tutti voti «piduisti», almeno secondo la logica neoaristotelico-cartesiana di cui sopra.Ed è un bel guaio, visto che gli antipiduisti citati all’ inizio ora si trovano a lottare contro la riforma «piduista» in compagnia proprio dei grillini «piduisti». Ma non basta: il punto A2 del Piano diabolico, capoverso quinto, intendeva «sopprimere le Province». Coincidenza: anche la riforma costituzionale Renzi-Boschi prevedeva la modifica del titolo V della Costituzione e faceva sparire proprio le Province. Anche Renzi e la Boschi, dunque, pericolosi «piduisti». O magari «piduisti» a metà, visto che oggi Italia viva pare si astenga sulla riforma «di Licio Gelli». Insomma, ad applicare i nuovi sillogismi aristotelici dei moderni antipiduisti, oggi «piduisti» saremmo un po’ tutti, perfino i compagni degli attuali antipiduisti. Perfino tutti i Csm dal 2006 a oggi, visto che il punto A1 capoverso quinto del Piano diabolico prevedeva una «riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati», cioè esattamente i criteri introdotti dalla riforma Mastella. E immaginiamo, infatti, che anche gli attuali dirigenti giudiziari tali siano diventati per merito - appunto - e non per tessera. Non siamo fautori di questo nuovo modello cartesiano, sicché non c’è alcun rischio che arriviamo a conclusioni che, a parti rovesciate, sarebbero profondamente ingiuste prima ancora che sgradevoli anche per gli stessi antipiduisti di oggi, dei quali non saremo certo noi a mettere in discussione i meriti.Però riconosciamo la comodità dialettica del nuovo modello: si scompone il Piano diabolico in tanti pezzettini per poi lanciarne qualcuno alla bisogna contro l’interlocutore che per avventura incroci nei paraggi. Naturalmente, previa oculata scelta, sicché la riduzione delle Province della riforma Renzi è una cosa non piduista. Mentre la separazione di Carlo Nordio è, invece, una cosa moltissimo piduista.La verità è che una simile procedura dialettica sconta l’insormontabile alterazione dei fatti storici: la P2 non fu condannata per la separazione delle carriere o per l’ abolizione delle Province, ma per i metodi da entrismo trotzkista che utilizzava per colonizzare i luoghi istituzionali: «Una organizzazione che, per le connivenze stabilite in ogni direzione e a ogni livello e per le attività poste in essere, ha costituito motivo di pericolo per la compiuta realizzazione del sistema democratico […] tale in sostanza è stata la Loggia P2, e tali sono […] le forme associative di stampo mafioso (Relazione Anselmi, pagina 63, nda)».Un’organizzazione eversiva e «mafiosa».Si può usare un parallelo simile per una riforma che ormai unisce un Parlamento normalmente eletto, migliaia di avvocati, tanti magistrati e accademici, milioni di comuni cittadini, approvata anche da Augusto Barbera (insigne giurista progressista), desiderata perfino da un Giuliano Vassalli (autore del Codice di procedura penale in vigore, ndr)?Siamo tutti piduisti, tutti malfattori, tutti ladri. La verità è che espedienti polemici di questo tipo sono poca cosa. Al correntismo togato, primo responsabile dell’enorme delegittimazione della nostra magistratura e negatore incallito del proprio fallimento, non rimane che un gioco di rimessa basato su argomenti emozionali (la mafia, la P2 et similia). Il guaio è che la spinta emozionale va bene solo in un contesto di consenso diffuso, in cui chi vi ricorre può contare sulla disponibilità collettiva ad accogliere anche la forza degli stimoli e delle suggestioni. Ma se il consenso non c’è affatto, puntare solo sugli argomenti emotivi è un po’ pretenzioso. E dà l’idea di una debolezza di fondo, perché scantonare dal dibattito di merito significa non essere in grado di accettare la sfida della ragione. E, infatti, come volevasi dimostrare, il vertice dell’Anm ha rifiutato il confronto diretto col ministro, ufficialmente - dicitur - per «evitare il rischio che l’Anm appaia come un soggetto politico di opposizione» (Parodi sulla Stampa del 14 novembre, ndr).Ma ci dobbiamo credere veramente, dopo che proprio lo stesso vertice Anm qualche mese fa aveva organizzato una manifestazione anti riforma inneggiando nientedimeno che all’antifascismo? E dopo che un prestigioso esponente delle correnti egemoni (Nello Rossi, ndr) ha tuonato ancora contro le «suggestioni che verranno profuse a piene mani dalla potente armata dell’informazione di destra» (sull’Unità del 21 novembre)? Sicché il nemico sarebbe la Destra «suggestionista» contro la magistratura, che dunque sta a «sinistra», visto che si oppone alla informazione «di destra». Peppone e Don Camillo. Mafia, fascismo e piduismo. Lo stragismo ancora no. Il terrorismo e il cannibalismo arriveranno il mese prossimo. E dopo tutti questi anatemi papali da Medioevo in fiamme, ora l’Anm scopre di «non volere la contrapposizione politica». Insomma, non sarà contrapposizione, ma di sicuro è confusione. L’obiettivo chiarissimo della riforma Nordio è il correntismo. Ma può essere accettato il confronto su questo punto centrale da chi sul correntismo ci si è seduto sopra per anni? Meglio scappare rubando il pallone e lanciando condanne divine sulla squadra avversaria. E pazienza se oggi si contraddicono le cose che si dicevano ieri e quelle che si diranno domani. Alla fine, fare discorsi sensati non è mica obbligatorio, tanto qualcuno che applaude si trova sempre.Comunque sia, non facciamoci il sangue amaro. Come diceva Ennio Flaiano: coraggio, i prossimi errori saranno diversi da quelli di prima. E magari, aggiungiamo noi, perfino divertenti. Giuseppe Bianco, magistrato penale
Sergio Mattarella (Getty Images)
Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio (Ansa)