La giustizia non è supplenza morale
Una parte del Paese chiede ai tribunali di dividere i cittadini «degni» dagli «indegni». Esprimersi contro non è quindi dissenso, ma traccia una linea di demarcazione etica.
Una parte del Paese chiede ai tribunali di dividere i cittadini «degni» dagli «indegni». Esprimersi contro non è quindi dissenso, ma traccia una linea di demarcazione etica.
Anche se «Repubblica» nega impunemente la sua esistenza, un’intervista di 39 anni fa al «Financial Times» rivela la visione del padre del nuovo Codice penale. Per il giurista, l’«enorme potere» delle toghe ci rende un Paese «a sovranità limitata».
La separazione delle carriere e il superamento delle correnti sono strumenti di trasparenza. Finora, le lotte tra fazioni delle toghe avevano condannato al precariato i magistrati onorari, sui quali pesa il 50% del lavoro.
Dicono che la riforma della giustizia del governo Meloni serva alla Casta per garantirsi l’impunità. Niente di più falso.
La vera posta in gioco della riforma è il sorteggio del Csm, poiché toglie ai vari gruppi all’interno dell’Anm il potere di gestire vita e carriera dei magistrati. La cui immagine di terzietà è ora distrutta dai talebani del No.
Cambiare idea è legittimo, ma troppi colleghi si smentiscono. Dopo aver condiviso pure i richiami di Mattarella del 2022.
Se vince il No il rischio è la giuristocrazia: una tecnocrazia che, attraverso l’Anm, agisce come opposizione capace di condizionare il Parlamento. Magistratura democratica è sempre stata la corrente più forte sul piano politico e ideologico.
Jacqueline Monica Magi, giudice penale al tribunale di Pistoia: dalla Bicamerale in poi, i dem hanno sempre sostenuto la separazione delle carriere. Ora, invece, la ripudiano perché l’ha fatta la destra.
Natalia Ceccarelli, giudice Corte d'appello di Napoli: «Siamo diventati parte di una vera "primavera" e siamo amati dalla gente. Serve un futuro senza correnti e raccomandazioni».
La non separazione delle carriere è un’invenzione del 1941, sopravvissuta al regime e passata alla Repubblica. Quanti la propugnano come «baluardo democratico» stanno abbracciando un retaggio di autoritarismo. Infischiandosene della responsabilità delle toghe.
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