2025-11-30
Le pulizie secondo Zelensky: manda a trattare l’indagato
Saltato il fedelissimo Yermak (che va al fronte), il presidente promuove l’ex ministro della Difesa Umerov, accusato di abusi nella gestione degli appalti. Sarà lui a prendere in mano gli accordi per chiudere con Putin.Meno male che doveva fare pulizia; meno male che aveva promesso un «reset». Volodymyr Zelensky, accettate a malincuore le dimissioni di Andriy Yermak, che è stato perquisito ma non risulta ancora indagato, ha promosso Rustem Umerov, che non è stato perquisito ma in compenso è indagato. L’ex ministro della Difesa, oggi segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale dell’Ucraina, sarà a capo della delegazione incaricata di negoziare con gli Stati Uniti e la Russia, composta anche da altri otto membri: il vice di Umerov, Yevhen Ostryansky; il consigliere capo dell’ufficio presidenziale, Oleksandr Bevz; il capo dell’intelligence della Difesa, Kyrylo Budanov, in un primo momento il favorito per succedere a Yermak; il capo di Stato maggiore, Andrii Hnatov; il capo dei servizi esteri, Oleh Ivashchenko; il viceministro degli Esteri, Sergiy Kyslytsya; il vicepresidente dei servizi di sicurezza, Oleksandr Pokland; e il vicecapo della direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa, Vadym Skibitskyi.Umerov, classe 1982, di fede islamica, è un tataro di Crimea ma è nato a Samarcanda, in Uzbekistan, dove la sua famiglia venne deportata per la persecuzione di Josif Stalin: il tiranno era convinto che quella comunità avesse collaborato con gli invasori nazisti. Al gruppo etnico fu consentito di rientrare nella terra d’origine solo nel 1989, all’epoca di Michail Gorbachev.Ieri, Zelensky ha comunicato che i diplomatici erano in viaggio per gli Usa. E ha spiegato che il compito del suo uomo di fiducia «è chiaro: individuare rapidamente e in modo sostanziale le misure necessarie per porre fine alla guerra». Il presidente ha salutato l’«approccio costruttivo» della parte americana e si aspetta «che i risultati degli incontri di Ginevra vengano ora elaborati» Oltreoceano. Tradotto: si augura che i messi di Kiev ottengano, dall’équipe di Donald Trump, condizioni più favorevoli rispetto alla originaria bozza in 28 punti, ridotti a 19, la cui ultima versione è stata segretata, per proteggerla dalle prevedibili rimostranze dei costernati alleati europei.Potrebbe essere l’ultima chance: in settimana, Steve Witkoff andrà a Mosca; domani, Zelensky volerà da Emmanuel Macron per parlare di «pace giusta e duratura», mentre già oggi Umerov vedrà in Florida l’inviato di The Donald e Jared Kushner, genero del tycoon. Ma l’Ucraina si presenta al tavolo debole sul piano militare e terremotata dallo scandalo tangenti, che ha portato alla caduta dell’eminenza grigia più vicina allo stesso Zelensky. Il «servitore del popolo», in risposta all’offensiva giudiziaria, si è blindato. Non è riuscito a salvare Yermak, però ha deciso di favorire Umerov, già membro del team negoziale e, soprattutto, già nel mirino dell’Anticorruzione da gennaio. L’autorità aveva aperto un fascicolo per abuso di potere sull’allora ministro della Difesa. Le contestazioni riguardavano il siluramento di Maryna Bezrukova, direttrice dell’agenzia che si occupava degli appalti bellici, contro il parere del comitato dei supervisori, punito con la rimozione di due membri ostili a Umerov.L’agenzia era stata creata nel 2023, per rimediare alle opacità nei contratti emerse durante la gestione del dicastero da parte di Oleksiy Reznikov, poi rimpiazzato da Umerov. L’ente maneggia un budget da 7 miliardi e mezzo di dollari l’anno, circa l’8% del bilancio nazionale. E quel denaro include gli aiuti dal Vecchio continente e dagli Usa. Diversi attivisti e l’opposizione parlamentare al governo avevano paventato il rischio che, riportando questa specie di Consip militare di Kiev sotto il controllo del ministero, potessero incistarsi meccanismi di corruzione. Qualche mese prima di finire sotto inchiesta, Umerov aveva avviato un repulisti nei suoi uffici, cacciando una ventina di boiardi cui addebitava «inefficienza, un approccio da era sovietica e una mancanza di risultati nei settori di cui erano responsabili». Lo scorso luglio, nell’ambito di un più ampio rimpasto, Zelensky, pur di allentare la pressione sull’esecutivo, lo aveva trasferito al Consiglio per la sicurezza. Poche settimane fa, infine, gli inquirenti lo hanno interrogato, in quanto persona informata sui fatti, sullo scandalo mazzette di Energoatom. In effetti, si malignava che inserire Umerov e Yermak nella deputazione addetta alle trattative servisse a schermarli da eventuali azioni delle toghe. Con il braccio destro del presidente non è bastato.È evidente: in Ucraina è in corso uno scontro istituzionale. Forse, è iniziata addirittura una faida tra consorterie di potere, che si contendono l’egemonia nello scenario postbellico. Va ricordato un precedente: sentendo il fiato sul collo, a luglio, Zelensky aveva presentato una legge che avrebbe soppresso l’indipendenza dell’Ufficio e della Procura anticorruzione (Nabu e Sapo). Nemmeno Bruxelles aveva potuto far finta di niente. La reazione piccata dell’Ue, anzi, aveva costretto il leader della resistenza alla retromarcia.L’intervento a gamba tesa dei giudici, nell’ora più buia per il Paese invaso, può delegittimare la linea dialogante e riportare in auge quella oltranzista? Il crimeano Umerov tenterà di riprendersi la penisola? Se si prescinde dalla minoranza ultranazionalista, a ben vedere gli ucraini sanno che sarà necessario un compromesso. Il principale sfidante del presidente, Petro Poroshenko, spinge per un ammorbidimento diplomatico da febbraio. Pochi giorni fa, il Kyiv Post ha raccolto il parere dei militari: sono preparati ad alcune rinunce, benché sperino di scongiurare un’umiliazione storica. La tesi di Viktor Orbán sull’Ucraina - dovrebbe ridiventare un cuscinetto tra Occidente e Russia - non è peregrina: con differenti gradi di spudoratezza, è su quest’idea che convergono Vladimir Putin e la Nato. Alla fine, a Zelensky toccherà prendere atto della realtà. L’alternativa è «muoia Sansone con tutti i filistei». In questo caso, purtroppo, non è solo un modo di dire.
Gianfranco Rotondi (Ansa)
Diego Fusaro (Imagoeconomica)