2025-11-29
Zelensky braccato per Tangentopoli. Si dimette il braccio destro Yermak
Volodymyr Zelensky e il suo braccio destro, Andriy Yermak (Ansa)
Perquisiti dall’Anticorruzione uffici e abitazione del «Cardinale verde»: parte dei fondi neri sarebbe servita a procurargli una casa di lusso. Lui e l’indagato Rustem Umerov dovevano strappare agli Usa una pace meno dura.Alì Babà. Nelle mille ore (e mille e una notte) di registrazioni, che hanno permesso alle autorità ucraine di ascoltare i «ladroni» della Tangentopoli di Kiev, era quello il nome in codice di Andriy Yermak, braccio destro di Volodymyr Zelensky. Ieri, dopo un blitz degli agenti, è stato costretto a lasciare il suo incarico di capo dello staff del presidente. La Procura anticorruzione (Sapo) e l’Ufficio anticorruzione (Nabu) hanno condotto perquisizioni nel suo appartamento e nei suoi uffici. Non risulta indagato, ma la svolta pare imminente: la testata Dzerkalo Tyzhnia sostiene che a breve saranno trasmessi i capi d’imputazione.Non a caso, anche diversi esponenti del partito del presidente, Servitore del popolo, chiedevano da giorni la rimozione del grand commis. Zelensky, invece, non solo ha rifiutato di silurarlo, ma gli ha pure affidato un incarico delicatissimo: domenica scorsa, lo ha spedito a Ginevra a rinegoziare il piano di pace americano, accolto con sbigottimento nel Paese invaso, al cospetto di Marco Rubio, Steve Witkoff e Daniel Driscoll. Secondo il Kiev Independent, anzi, la mossa del presidente - che in Svizzera ha mandato anche Rustem Umerov, già sotto inchiesta - era proprio un tentativo di schermare il fidato consigliere dalla magistratura. La quale, invece, ha tirato dritto.«Sì, oggi (ieri, ndr) Nabu e Sapo stanno conducendo azioni procedurali a casa mia», aveva confermato in mattinata, su Telegram, lo stesso Yermak. «Gli investigatori non stanno trovando alcun ostacolo. È stato dato loro pieno accesso all’appartamento, sono presenti i miei legali e stanno cooperando con le autorità. Da parte mia, sto fornendo massima collaborazione». Nel primo pomeriggio sono arrivate le dimissioni; tuttavia, sul sito del governo, è comparso un decreto che parlava di «rimozione» del plenipotenziario.«Sono grato ad Andriy», ha insistito Zelensky, «per aver sempre rappresentato la posizione dell’Ucraina nel processo negoziale esattamente come doveva. È stata sempre una posizione patriottica». Per gli inquirenti, però, il patriottismo di Yermak si sarebbe espresso tramite metodi discutibili: con una parte dei proventi della corruzione, sarebbe stata finanziata la costruzione di abitazioni di lusso appena fuori la capitale. E una di quelle sarebbe toccata al Richelieu di Zelensky, ribattezzato «Cardinale verde», per la somiglianza del suo ruolo a quello segretario di Stato di Luigi XIII e per la sua abitudine di indossare la mimetica. Gli altri possibili addebiti sono pesanti: Alì Babà si sarebbe adoperato per far aprire fascicoli a carico di agenti e procuratori dell’Anticorruzione.L’«operazione Mida» di Nabu e Sapo ha rivelato che una squadra di funzionari, capitanata da Timur Mindich, anche lui vicinissimo al presidente e all’oligarca Ihor Kolomoyskyi, finanziatore della campagna elettorale dell’ex attore, avrebbe incassato 86 milioni di euro in tangenti: imponeva una «cresta» del 10-15% per ciascun contratto energetico dell’agenzia Energoatom, in un momento in cui i bombardamenti russi stanno lasciando il popolo ucraino al buio e all’addiaccio. Mindich è il coproprietario di Kvartal 95 Studio, la compagnia fondata da Zelensky nel 2003, che produsse la serie tv alle origini del suo successo politico. Con la società aveva collaborato pure Yermak, poi creatore del Garnet media group.Sono intrecci che hanno messo in forte imbarazzo il leader della resistenza: poteva non sapere? E se non si era accorto di ciò che gli stava capitando intorno, è davvero in grado di tenere le redini di una nazione sull’orlo del tracollo militare e spolpata dai profittatori? In Ucraina e all’estero, hanno suscitato indignazione le foto dei bagni d’oro e delle credenze zeppe di banconote (euro, mica le grivne nazionali), scattate in una casa di Mindich. Lì, quattro anni fa, Zelensky avrebbe festeggiato il compleanno. E ci sarebbe tornato di recente: lo proverebbero i nastri in mano alla Procura. Ora, l’imprenditore, che ha approfittato di una fuga di notizie, risulta latitante; forse è nascosto in Austria. Il presidente ha detto che il passo indietro dell’amico (o il suo licenziamento?) serviva a «evitare voci e speculazioni». Si dovrà capire quale impatto avrà la storiaccia sulle trattative, che proseguiranno con un vertice tra rappresentanti ucraini e statunitensi e, la settimana prossima, l’incontro al Cremlino tra Witkoff e Vladimir Putin. Dopodiché, ci dovrebbe essere un summit Usa-Russia in Ungheria.Il Telegraph ha scritto che Donald Trump garantirà a Mad Vlad il possesso della Crimea e dei territori occupati. Ecco. Uno dei compiti di Yermak era promuovere il compromesso caldeggiato dagli europei: nessun riconoscimento de iure delle annessioni né rinuncia alle «fortezze» nel Donbass, considerate strategiche per la sicurezza del Paese. Non si sa fin dove si spingeranno le concessioni di Washington: Politico sostiene che, stavolta, gli americani si siano premurati di segretare le carte, tenendo all’oscuro una costernata Ue. Ieri, Zelensky ha annunciato un «reset» del suo team e ha riferito che la nuova delegazione ucraina sarà composta da esponenti dell’intelligence e del ministero degli Esteri, dal capo dello staff generale e dal segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale. Quell’Umerov già coinvolto nell’inchiesta.È plausibile che la batosta alla credibilità della classe dirigente renda più difficile opporsi a un’intesa Usa-Russia sulla pelle dell’Ucraina. E del Vecchio continente. Il premier polacco, Donald Tusk, commentando la «crisi politica» degli alleati, ha individuato una «combinazione fatale», che comprende le consonanze Budapest-Mosca e il «caos» nel tira e molla sul piano Trump. Bruxelles prova a fare muro: «Le indagini», ha dichiarato una portavoce della Commissione, «dimostrano che gli organi anticorruzione stanno facendo il loro lavoro». E «la lotta alla corruzione è un elemento chiave per un Paese che vuole aderire all’Ue». Auguri, se lo scopo dell’Europa è far saltare il banco e proseguire la guerra: senza l’America, senza i soldi e senza le armi, ci vorrà un miracolo per salvare Zelensky, Alì Babà e i quaranta ladroni.
Sergio Mattarella (Getty Images)
Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio (Ansa)