Infezioni, carenze e morti sospette. Il M5s sapeva dei guai del Monaldi

Domenico, Pamela, Iside, Claudio. Nomi propri che diventano casi giudiziari, fascicoli, consulenze tecniche, perizie. Nomi che evocavano culle e fotografie conservate nei telefoni. E che poi sono finiti accostati a errori o infezioni ospedaliere. È sempre lì che si torna. A una sala operatoria che non funziona, a una rianimazione per adulti usata per i bimbi, a un batterio invisibile, a un ritardo che diventa irreversibile. A un mi è sembrato di aver sentito un «sì» di risposta alla richiesta in sala operatoria sul nuovo cuore per Domenico.
Il cardiochirurgo Guido Oppido, emerge dall’inchiesta, avrebbe chiesto se il cuore fosse presente e se tutte le procedure fossero state seguite prima di procedere all’espianto del cuore, sì malato, ma che teneva il piccolo in vita. Ora le indagini cercano di ricostruire passo dopo passo le fasi dell’operazione e il nesso causale tra le azioni dei medici e la morte del bimbo. Le concause delle ultime tragedie al Monaldi, però, sono da ricercare altrove. Pamela, quasi la stessa età di Domenico, muore nel 2024 dopo un trapianto, stroncata da una miocardite batterica e da emorragia cerebrale. I nomi di alcuni dei medici che si sono occupati di lei coincidono con quelli del caso di Domenico. Il reparto è lo stesso. «Pamela», racconta l’avvocato Carlo Spirito, che ha assistito i genitori della piccola, «avrebbe riscontrato una ventina di positività a infezioni batteriche». E perfino una da Escherichia coli. La sua vicenda finisce in un’ispezione del Centro nazionale trapianti e di un verbale (che, stando alla denuncia di Federconsumatori, sarebbe rimasto per mesi nei cassetti). Si parla di criticità organizzative, di percorsi pediatrici non dedicati, di un reparto promesso e mai realizzato entro la deadline fissata per marzo 2025. Un anno prima è toccato a Claudio, tre mesi e mezzo. Secondo quanto riferito dai genitori, «non funzionavano il reparto di cardiologia neonatale, né la sala operatoria né la rianimazione». L’operazione viene rinviata, poi eseguita. Dopo poche ore, ricoverato nella rianimazione per adulti, Claudio ha una crisi respiratoria e muore. Iside aveva solo quattro mesi quando è morta. Nel 2021 era stata operata al cuore, per una grave cardiopatia, dalla stessa equipe di medici che ha operato Domenico. Il giorno delle dimissioni, ha ricostruito ieri sera Fuori dal coro, la trasmissione condotta da Mario Giordano su Rete 4, i genitori vengono rassicurati dai medici: «È andato tutto bene». Iside muore 15 giorni dopo l’ultima visita al Monaldi per un’infezione che avrebbe contratto in ospedale. Infezioni che i sanitari avrebbero nascosto ai genitori. L’inchiesta è stata archiviata per «l’assenza di correlazioni» con le azioni dei medici Cto Monaldi-Cotugno. Una successiva perizia medico-legale chiesta dalla famiglia, invece, svela che l’infezione che ha ucciso la piccola era «un’Ica», letteralmente «infezione correlata all’assistenza». La vittima sarebbe quindi stata mandata a casa senza un’adeguata profilassi medica. «Mi piacerebbe sentirmi dire “abbiamo sbagliato”», afferma ora la mamma ai microfoni di Fuori dal coro. Quattro storie diverse. Un unico luogo. E sempre lo stesso interrogativo che resta sospeso tra le carte. Andando indietro negli anni la situazione peggiora. Tra i piccoli pazienti trapiantati fra il 2014 e il 2016 si registra un’impennata dei decessi: 26 morti in tre anni. Bambini immunodepressi ricoverati in reparti per adulti. «Ma i casi giudiziari che riguardano il decesso di bambini al Monaldi sono cominciati presto, ne ricordo uno del 1995», svela alla Verità un ex funzionario dell’ufficio legale dell’ospedale. Il 17 febbraio 1995, infatti, un esposto viene presentato alla Procura circondariale di Napoli per le condizioni del reparto di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. A firmarlo è il padre di un bambino di due anni operato per una grave malformazione cardiaca. Si denunciavano carenze strutturali e si chiedeva conto della mancata esecutività di una delibera che stanziava 6 miliardi per l’acquisto di attrezzature idonee. Nel reparto, stando all’esposto, esisteva soltanto un bagno del quale si servivano adulti e bambini. Le criticità erano già nero su bianco. «Ed erano passati solo sette anni dal primo trapianto», ricorda l’ex funzionario. Il 15 gennaio del 1988, infatti, il cardiochirurgo Maurizio Cotrufo partì alla volta di Barcellona per prelevare un cuore. Tornò a Napoli ed effettuò il primo trapianto nella storia del Monaldi. Quell’operazione fu presentata come il simbolo di una sanità che voleva stare al passo con l’Europa. Ma l’ospedale è poi stato intaccato dalla legionella (2009), proprio nei reparti di rianimazione della cardiochirurgia pediatrica e nella terapia intensiva neonatale, da vari esposti di Federconsumatori e dalla sospensione (nel 2017) del reparto dei trapianti. Da anni si elencano sempre le stesse criticità: «Assenza di un reale reparto di trapiantologia pediatrica», pazienti ospitati in aree per adulti, «assenza di una terapia sub-intensiva». È in queste «assenze» che si nascondono le concause. Negli anni dell’opposizione i pentastellati si intestarono perfino un’ispezione del loro ministro di riferimento: «La visita di Giulia Grillo ha prodotto il suo primo effetto (l’ispezione, ndr). Da anni denunciamo gravi carenze nell’organizzazione dell’assistenza all’ospedale Monaldi di bambini trapiantati, una situazione protrattasi in parallelo a un tasso di mortalità mai così elevato […]. A partire dal 2014 si è assistito alla morte di tutti i bambini trapiantati tranne uno». Oggi alla guida della Regione c’è Roberto Fico, che ha tenuto per sé la delega alla Sanità. La risposta davanti al caso Monaldi è stata l’invio di ispettori e l’attesa delle determinazioni ministeriali e delle indagini della magistratura. Fredda negli atti e nelle parole, tutta concentrata sulle procedure e incapace di mostrare una minima partecipazione umana verso i genitori del piccolo Domenico. La formula attendista, però, questa volta non basta. Perché le concause del malfunzionamento del Monaldi sono da ricercare proprio nella gestione politica.













