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L’Anm agisce come un cattivo pm: fa il processo alle intenzioni

L’Anm agisce come un cattivo pm: fa il processo alle intenzioni
(Imagoeconomica)
Si sostiene che la separazione delle carriere sia un primo passo per poi assoggettare la magistratura ai politici. Perché il centrodestra dovrebbe rimandare al futuro questo presunto disegno, visto che ha la maggioranza?

Gli interventi sul referendum della giustizia si stanno moltiplicando e offrono continui spunti di riflessione. E, dopo un inizio che sembrava quasi a senso unico, molti colleghi, orientati a votare Sì, stanno legittimamente esprimendo la loro opinione e sviluppando le loro argomentazioni. È un bene per chi vuole approfondire e votare con consapevolezza.

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Food Talk | Lunga vita al pandoro libero da Chiara Ferragni

Dopo la chiusura con il proscioglimento della vicenda giudiziaria che ha riguardato la nota influencer, di buono resta solo lo storico dolce.

«Davigo non aveva legittimazione per ergersi a paladino di legalità»
Piercamillo Davigo (Ansa)
Pubblicate le motivazioni della condanna a un anno e tre mesi per l’ex pm di Mani pulite.

«Piercamillo Davigo non poteva ergersi, senza alcuna legittimazione, a paladino della legalità». La frase non è un commento giornalistico né una valutazione polemica: è uno dei passaggi più netti delle motivazioni della sentenza d’appello-bis della Corte d’Appello di Brescia che ha confermato la condanna dell’ex magistrato simbolo di Mani pulite a un anno e tre mesi di reclusione, con pena sospesa, per rivelazione di segreto d’ufficio. Ed è una frase che fotografa, sin dall’inizio, il giudizio severo dei giudici su una condotta ritenuta incompatibile con il ruolo ricoperto e con la cultura della legalità che Davigo ha per decenni incarnato e sbandierato sin dai tempi di Tangentopoli

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Trump attack
Donald Trump (Ansa)

Il presidente americano striglia gli europei su immigrazione, green, farmaci e insiste: «Dovete darmi la Groenlandia. Non voglio usare la forza ma mi serve per la difesa nazionale ed è un bene anche per voi». Poi vede Rutte e annuncia lo stop ai dazi verso i Paesi europei. Intanto Lutnick fa il funerale alla globalizzazione e Ursula viene sconfitta sul Mercosur. Meloni frena sull’ingresso nel Board per Gaza.

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Invece di disarmare i baby assassini, la sinistra ci vuole parlare. Ma una predica non ferma un omicidio. Il contrasto al crimine sì.

A sinistra sta prendendo piede l’idea che per fermare i maranza, ossia le bande di giovani armati di coltello, bastino gli assistenti sociali. Ne ho avuto prova anche l’altra sera in tv, dove una giuliva Irene Tinagli, ex deputata montiana migrata nelle liste del Pd, spiegava che per evitare gli accoltellamenti nelle aule scolastiche non serve il modello securitario, ma sono necessari professionisti che operino per prevenire i conflitti e i disagi sociali. Il concetto che la mediazione di un terzo, estraneo alla famiglia e alla scuola ma anche alle forze dell’ordine, possa impedire che le bande giovanili si affrontino a colpi di machete è molto di sinistra e trae origine dalla convinzione che un bel dibattito e, magari, una successiva assemblea possano curare ogni cosa, anche i maranza. È il sociologismo applicato alla criminalità dove, alla fine, ogni colpa è riconducibile alla società brutta, sporca e cattiva. Non ci sono delinquenti, ma solo persone che non hanno avuto la possibilità di imboccare la retta via. Tutti nascono buoni, è la società, poi, che li fa diventare criminali. Dunque, per rimetterli in carreggiata servono gli assistenti sociali, ovvero il confronto. Del resto, non è lo stesso concetto per cui si vorrebbe introdurre l’educazione affettiva a scuola, per spiegare quali debbano essere i rapporti che regolano le relazioni uomo-donna e quanto sia sbagliata una società patriarcale, dove le faccende si risolvono a colpi di coltello?

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