
Oltre a favorire i mafiosi, come scrive Roberto Saviano, e i topi, come sostiene una delle correnti della magistratura, prima di marzo la riforma della giustizia sarà probabilmente accusata anche di contribuire al surriscaldamento del pianeta.
In vista del referendum costituzionale, l’Anm, la sinistra e la cosiddetta stampa progressista immagino che addebiteranno altre colpe alla legge voluta dal ministro Carlo Nordio. In effetti, la norma ha una responsabilità gravissima: restituisce indipendenza e autonomia ai magistrati. Lasciate perdere la separazione delle carriere e tutte le fanfaluche di cui si discute in questi giorni: il nodo vero è la fine del sistema delle correnti, ovvero la rimozione di quel blocco di potere che negli ultimi 50 anni ha governato la magistratura con promozioni e provvedimenti disciplinari. Non in nome della legge, come dovrebbe essere, ma nel nome di gruppi organizzati come partiti. E per di più di sinistra.
Il sistema lo si può spiegare così: provate a immaginare Cgil, Cisl e Uil che per governare un’azienda nominano dirigenti i propri iscritti, non in base al merito ma alla tessera, barattando gli incarichi con la cancellazione delle sanzioni a dipendenti che si sono macchiati di gravi scorrettezze ai danni della stessa azienda. Quanto pensate potrebbe durare un’impresa gestita in questo modo prima di fallire? Se siete ottimisti la bancarotta non credo vada oltre l’orizzonte di qualche anno. Ecco, la giustizia funziona esattamente come vi ho descritto. Le correnti sono organizzazioni sindacali che rispondono a logiche politiche. Magistratura democratica e Area sono di sinistra, Unicost (quella che schiera i topi per il No alla riforma) di centro, Magistratura indipendente è moderata e poi ci sono Autonomia e Indipendenza e Altra proposta. Tutte rappresentano interessi di parte e tutte partecipano alla spartizione delle poltrone. Se tu promuovi uno dei miei, io promuovo uno dei tuoi. Se tu «grazi» il tal magistrato, evitandogli sanzioni disciplinari per gli errori commessi, io assolvo il tuo. Ovviamente il metodo incrocia nomine e punizioni, perché un incarico ai vertici di un ufficio giudiziario può essere barattato con l’assoluzione di un collega sotto processo per aver violato le norme. Insomma, si tratta di un sistema corporativo, gestito con logiche clientelari e spartitorie. È per questo che le decisioni prese dalla sezione disciplinare del Csm sono sempre blande.
Ieri, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, il procuratore generale della Cassazione ha dato i numeri delle notizie di illecito a carico dei magistrati. Nel 2025 gli esposti sono stati 1.587, di questi 1.067 sono stati archiviati de plano, ovvero senza neanche aprire un fascicolo. Degli altri 520 si sa solo che a fine anno erano 461 quelli pendenti. Ma quanti sono stati i provvedimenti adottati dalla sezione disciplinare del Csm nel 2025? In totale siamo a quota 118, ma di questi, 31 sono assoluzioni, 14 non luogo a procedere e 38 ordinanze di non luogo a procedere. Restano 35 sentenze di condanna, che si sono risolte con un ammonimento, 19 censure, sette perdite di anzianità e solo quattro rimozioni. In pratica, la maggior parte delle sanzioni per ritardi, omissioni ed errori grossolani si sono concluse con un buffetto e solo nei casi più gravi (e ce ne sono) si è giunti alla decisione che il pm o il giudice avrebbero dovuto cambiare mestiere. Come è possibile che nonostante la macchina della giustizia faccia acqua da tutte le parti, le toghe chiamate a risponderne siano una parte minima e solo di fronte a gravissimi illeciti si giunga alla decisione di cacciare il responsabile? La risposta sta in un sistema che Luca Palamara, ex presidente dell’Anm, ha descritto nei dettagli. Si tratta di una gestione spartitoria, che potremmo definire come la partitocrazia della magistratura, perché le correnti altro non sono che gruppi organizzati che lottizzano Procure e tribunali.
Dunque, la riforma più che a separare le carriere serve a questo. Innanzitutto, divide gli incarichi dalle sanzioni, creando due Csm per le nomine ai vertici degli uffici giudiziari (uno per i pm e l’altro per i giudici) e un’Alta corte disciplinare. E i componenti di questi organismi non sono più scelti dalle correnti, ma con un sorteggio. Ed è proprio la decisione di affidare le nomine a un’estrazione casuale a spaventare i sindacati delle toghe, i quali si rendono conto di perdere il loro potere. Per concludere, con la riforma Nordio non c’è alcun favoreggiamento delle mafie come sostiene senza riuscire a dimostrarlo Saviano: si favoriscono solo l’indipendenza e l’autonomia di ogni singolo magistrato, che non dovrà più iscriversi a una corrente per fare carriera e nemmeno potrà sfruttare l’appartenenza a un gruppo politico per farla franca. In altre parole, si torna allo spirito della Costituzione.






