
Chi finanzia chi? In questi giorni la campagna elettorale per il referendum si arroventa su un altro argomento: i finanziatori dei comitati del Sì e del No. Alla richiesta di conoscere i finanziatori del comitato contrario alla riforma, i vertici di quest’ultimo rilanciano la palla nella metà campo avversaria: «Il comitato Giusto dire No», dice il presidente onorario Enrico Grosso, «ha uno statuto pubblico, chiunque andando sul sito www.giustodireno.it può scaricare lo statuto, può fare una sottoscrizione, se non ha ruoli politici, da 10 a 100 euro, è tutto perfettamente trasparente. Siamo sicuri che anche i comitati per il Sì manifesteranno la stessa sensibilità alla trasparenza che manifestiamo noi ogni giorno».
«Se ci fosse una richiesta, certo, perché no? Io credo che in una democrazia sia necessario sapere chi finanzia chi, proprio in base a quella trasparenza che viene invocata da tutti e da anni e che dovrebbe coinvolgere a maggior ragione chi riveste cariche di particolare importanza pubblica»: così, in risposta, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. «Noi abbiamo chiesto all’Anm se ritenessero opportuno dare delle spiegazioni anche a loro tutela. Non vedo dove sia il problema nella trasparenza. Parlare addirittura di intimidazione come è stato fatto mi sembra improprio e provocatorio».
Per quello che riguarda le polemiche incrociate con toni sempre più accesi, come è accaduto recentemente con le affermazioni da una parte di Nicola Gratteri e dell’altra del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il vicepremier Matteo Salvini invita tutti a una maggiore sobrietà e a discutere nel merito della riforma: «Come ho commentato le parole di Gratteri», argomenta Salvini, «commento anche quelle di Nordio. Evitiamo aggettivi, attacchi e insulti e parliamo del merito. Gli italiani non voteranno pro o contro Salvini, Nordio, Gratteri, il governo, la Schlein. Conto che tutti abbiano toni più tranquilli. È giusto chiedere chi finanzia chiunque», aggiunge Salvini.
Si scagliano contro l’Associazione nazionale magistrati, con toni durissimi, il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, e il deputato berlusconiano Enrico Costa: «Predicano bene, razzolano male. Alla domanda “chi vi finanzia?”», scrivono in una nota congiunta, «si sfilano come anguille. Invocano il “chi sbaglia paga” per tutti gli altri, ma loro non pagano mai per gli errori commessi, che si tratti di ingiuste detenzioni o inchieste mediatiche. Niente responsabilità civile, né disciplinare, né contabile. Il presidente Anm, Cesare Parodi, per non rivelare chi finanzia il comitato per il No dell’Anm, ha raccontato la barzelletta che il comitato per il No partorito dall’Anm è autonomo dall’Anm. Parodi è passato dal rivendicare giustamente l’autonomia inflessibile per la magistratura, all’autonomia flessibile quando gli conviene per non rivelare i finanziatori. È autonomo dall’Anm un comitato costituito dall’Anm, finanziato dall’Anm per oltre 700.000 euro, un comitato il cui statuto specifica che “darà attuazione alle direttive generali fissate dal comitato direttivo centrale della Associazione nazionale magistrati” che “ha sede legale in Roma, palazzo di giustizia, piazza Cavour, presso l’Anm”, che il presidente dell’Anm è componente del direttivo del comitato, che “alle riunioni del consiglio direttivo partecipa anche senza diritto di voto il responsabile della comunicazione dell’Anm”? È autonomo», chiedono ancora Gasparri e Costa, «un comitato il cui nucleo centrale del direttivo è composto da membri del comitato direttivo centrale di Anm e del quale lo stesso Parodi figura tra i costituenti?». «L’Anm da’ vita a un comitato, lo finanzia, lo dirige, lo ospita nella sua sede. È la prova provata che è diventata a tutti gli effetti un partito politico», ha rincarato Costa ai microfoni del Tg3.
L’insofferenza per il degrado della campagna elettorale, che scivola sempre di più in una palude di attacchi personali reciproci che distraggono dai contenuti della consultazione referendaria, cresce a dismisura. Pina Picierno, vice presidente del Parlamento europeo del Pd e una delle testimonial più autorevoli della sinistra per il Sì, oltre che leader della opposizione interna a Elly Schlein, segnala questo rischio: «Queste opposte curve da stadio», argomenta a L’aria che tira, su La7, «non aiutano a comprendere il merito della riforma. Il confronto su un tema così importante merita ben altro livello di approfondimento. Il ministro Nordio farebbe bene ad assumere un tono più istituzionale. Alcune uscite del ministro, anche forse involontarie, finiscono per trasformarsi nel miglior testimonial delle ragioni del No. Per quanto riguarda la lettera del ministero, penso sia assolutamente inopportuna».
Conferma il voto favorevole al referendum anche Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci: «Il 22 e 23 marzo», sottolinea il deputato di Fn, Rossano Sasso, «gli italiani devono andare a votare Sì per il referendum sulla giustizia perché è da tanti anni che aspettiamo una riforma. È giusto dare un segnale a chi vuole fare un uso politico della magistratura, che rappresenta una piccolissima percentuale della magistratura che manca di rispetto alla stragrande maggioranza dei nostri magistrati che fanno onestamente il proprio dovere».






