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Immigrati infetti lasciati liberi di proposito
Ansa
Lo scandalo dei certificati medici anti-Cpr a Ravenna si allarga ancora: alcuni dottori ideologizzati, pur consci di patologie tipo Tbc o scabbia fra i clandestini, li avrebbero bollati come «inidonei» ai centri di rimpatrio mettendo a rischio la collettività.

Scabbia e tubercolosi. La prima passa da pelle a pelle, basta un contatto. La seconda viaggia nell’aria, con un colpo di tosse o un po’ di saliva. Patologie che i medici del reparto di malattie infettive del Santa Maria delle Croci di Ravenna conoscevano bene. Tanto da diagnosticarle ai clandestini che Prefettura e Questura hanno tentato di espellere dal territorio italiano perché considerati pericolosi, ma che grazie ai certificati di inidoneità al trattenimento in un centro per il rimpatrio erano liberi di contagiare. È in questo passaggio che l’inchiesta sui falsi certificati dei medici No-Cpr diventa clamorosa. Perché se si certifica un rischio sanitario e poi lo si lascia circolare, non è più solo una valutazione medica. È una scelta. Una scelta diametralmente opposta rispetto a quelle del periodo della pandemia da Covid, quando bastava un sospetto per isolare, tracciare, limitare. In questo caso no. Qui si scrive che il rischio c’è ma si lascia andare il paziente.

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