Grande notizia quest’anno. O forse no, visto che nessun telegiornale la diffonde. Nel 2025 la temperatura del pianeta - ottenuta eseguendo la media delle misure registrate nel corso dell’anno, quotidianamente, dalle diverse centinaia di stazioni meteo sparse nel globo - è stata inferiore di quella del 2024. Se voi rammentate, esattamente un anno fa, a reti unificate, si denunciava il 2024 come l’anno più caldo «di sempre». Devo virgolettarlo per esser sicuro che non fraintendiate per mia la locuzione. Già: dicevano, e scrivevano, un anno fa, l’anno più caldo di «sempre», riferendosi al precedente 2024. Tecnicamente «da sempre» sarebbe dal Big bang, immagino. Ma anche a voler essere meno pedanti e un po’ più elastici, ci riesce difficile identificare con «sempre» le poche decine d’anni da quando si eseguono le registrazioni della temperatura atmosferica. Tant’è.
Poi, a dire il vero, ci sarebbe anche da disquisire sul significato fisico del valor medio calcolato dalle temperature registrate nel corso dell’anno. Non v’è dubbio che un qualche numero viene sbroccolato, ma che significato ha? Viene venduto come temperatura media del Pianeta, ma io avrei seri dubbi della cosa. Perché, vedete, se io sono ora a Trieste e ho un po’ di febbre a 38, mentre il termometro sotto la vostra lingua, ovunque voi siate, registra un normale 36, la media aritmetica fa 37, ma cosa rappresenta? Io direi che non rappresenta alcunché. Lo stesso vale se eseguo la media aritmetica tra la mia temperatura di ieri, 36 gradi, quando stavo bene, e quella di oggi. Il valore è, ancora, 37, ma non rappresenta alcunché. La questione della temperatura media globale è in effetti tecnica ed è seria e, di fatto, basta a invalidare i tre quarti della climatologia corrente.
Ma soprassediamo sui tecnicismi e seguiamo il mainstream. Secondo il quale «ogni tonnellata di CO2 immessa in atmosfera comporta un riscaldamento del Pianeta» (copyright l’Ipcc, il comitato dell’Onu sul clima al quale Donald Trump ha chiuso i rubinetti del fiume di denaro prelevato per decenni dalle tasche dei contribuenti). Orbene, nel solo 2024 di tonnellate di CO2 in atmosfera non ne è stata immessa una e neanche due, ma 34 miliardi. Peccato che, seguendo il mainstram climatologico, il Pianeta nel 2025 s’è rinfrescato rispetto al 2024. Il mainstream della comunicazione, invece, che nel gennaio dello scorso anno fece un diavolerio perché il 2024 era stato l’anno più caldo, quest’anno zitto e mosca sul 2025 più fresco dell’anno precedente.
Dalla figura si può notare che nei 22 mesi dall’aprile 2024 al dicembre 2025 trattasi di 9 decimi di grado di rinfrescamento globale. Insignificanti per me e per tutti voi che mi leggete, ma non per il mainstream - climatologico e dell’informazione - visto che quello che affliggerebbe l’umanità è un riscaldamento globale che dal 1979 (all’estrema sinistra del grafico in figura) fino all’aprile 2024 (momento più caldo «di sempre») vale 1.4 gradi. Cosicché al riscaldamento di 1.4 gradi in 40 anni (1979-2024) è seguito un rinfrescamento di 0.9 gradi in 22 mesi (aprile 2024-dicembre 2025). Di nuovo, tutto ciò per noi è insignificante, ma quel riscaldamento ci fu venduto come «minaccia esistenziale». Rammentate? Avevamo solo dieci anni per salvare il Pianeta e noi stessi, o forse cinque, e per qualcuno addirittura 2 - e questo qualcuno non era uno qualunque, ma nientemeno che l’erede al trono - ora sul trono - del Regno Unito. Curioso che nessuno si chieda come mai con 34 miliardi di CO2 in più il Pianeta si sia rinfrescato, in un poco più di un anno, quasi di quanto si era riscaldato in 45 anni.
I più perseveranti tra i preoccupati per la propria esistenza - più che altro quelli che, per qualche misteriosa ragione, non gradiscono essere rassicurati - diranno che quella del 2025 è solo una eccezionale fluttuazione statistica. Ma, se si guardano i fatti - unica cosa da guardare se si pretende di far scienza - come risultano dalla figura, emergono di continuo contraddizioni con la congettura secondo cui controllando la CO2 controlleremmo il riscaldamento globale. Possiamo infatti osservare che declini di temperatura sono occorsi non una volta ma una decina di volte in 45 anni. Per esempio, un declino di 8 decimi di grado nel corso del 1988, nel corso del 2010 e 2011, e nel corso del 2016 e 2017; e di oltre 1 grado tra l’inizio del 1998 e il 2000. La conclusione è che il clima non è governato dalla CO2 che l’uomo immette in atmosfera, visto che questa cresce senza sosta mentre il pianeta a volte si riscalda a volte su raffredda (sempre seguendo il ragionamento mainstream).
Non siamo gli unici ad accorgerci che quella del cambiamento climatico causato dalle emissioni antropiche è una bufala. Pensiamo a Greta Thunberg. La bambina che piangeva per strada durante gli scioperi e urlava nella sala dell’Onu che qualcuno, non meglio identificato, le stesse rubando il futuro, oggi, ormai signorinella, cerca di rivolgere le proprie attenzioni altrove. Con poco successo ha provato a sposare la causa dei terroristi: a noi non resta che augurarle maggiore successo in più proficue cause.
E non possiamo non pensare a Sergio Mattarella. Nel suo discorso di fine 2019 diceva il nostro presidente: «Le nuove generazioni hanno chiara la percezione che i mutamenti climatici sono questione serissima che non tollera ulteriori rinvii nel farvi fronte». Nel discorso di fine 2025, la questione serissima che non tollerava rinvii è completamente dimenticata, e la parola «clima» appare solo in questa frase: «Entriamo, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista». La parola «clima» è messa lì, come il salame nelle vignette di Benito Jacovitti; come se il presidente si fosse chiesto: si nota di più se sulla questione mi taccio del tutto o se faccio apparire di crederci ancora?





