Famiglia nel bosco, gli assistenti sociali chiamano l’avvocato
Famiglia Trevallion (Ansa)
  • Per l’ufficio pubblico che li dirige serve un legale per proteggere dalla «cattiva stampa» chi è coinvolto nel caso. A nostre spese.
  • Si mettono in croce le forze dell’ordine ma si fa spallucce con altri servitori dello Stato.

Lo speciale contiene due articoli

Come siamo stati ingenui: pensavamo che, nella triste vicenda della famiglia nel bosco, le vittime fossero prima di tutto i bambini, strappati alla loro casa e trattati come piccoli selvaggi. E poi i loro genitori Nathan e Catherine, assaltati dalle istituzioni e presentati alla stampa come pericolosi squinternati. Ma ci sbagliavamo. Le vere vittime, scopriamo, sono gli assistenti sociali. Davvero. Il punto è che in tutta questa storia essi rischiano un grosso danno di immagine. Motivo per cui, poveri, hanno dovuto trovarsi un avvocato che li tuteli, ovviamente a spese dei contribuenti.

Non è uno scherzo di cattivo gusto: sta tutto scritto in un documento ufficiale scovato di cui Gianluca Lettieri ha pubblicato stralci sul quotidiano il Centro. Si tratta del verbale di deliberazione dell’ufficio di piano dell’Ecad 14 Alto Vastese, cioè l’ente che si occupa della gestione dei servizi sociali di 21 Comuni abruzzesi. Il 19 febbraio questo ufficio «si è riunito per discutere e organizzare le attività in merito al seguente ordine del giorno: incarico di consulenza e assistenza stragiudiziale per la tutela della funzione e dell’immagine di codesto ente d’ambito quale gestore dei servizi sociali dell’Ambito in relazione alla vicenda dei minori T». Tradotto dal burocratese, significa che i responsabili hanno discusso di come tutelare l’immagine degli assistenti sociali alle loro dipendenze coinvolti nel caso della famiglia Trevallion.

Giova ricordare che da questo Ecad dipende tra gli altri Veruska D’Angelo, ovvero l’assistente sociale di cui gli avvocati dei Trevallion, circa un mese fa, hanno chiesto la revoca definendola «ostile» e spiegando che non avrebbe «svolto il proprio incarico con l’imparzialità richiesta dal ruolo». Secondo i legali, la donna mostrava pregiudizi, scagliandosi «contro metodi educativi ritenuti diversi e per ciò sbagliati». Atteggiamenti che, a detta degli avvocati, «hanno compromesso il sereno accertamento degli accadimenti». Anche parlando con la Verità, i rappresentanti dei Trevallion avevano contestato il fatto che l’assistente sociale avesse espresso giudizi molto duri dopo avere «visto i genitori ed i minori per un totale complessivo di cinque incontri» di cui tre «ingiustificatamente e incomprensibilmente alla presenza delle forze dell’ordine». Il procedimento nei riguardi della D’Angelo è stato archiviato, e ora arriva questa surreale decisione dell’ente gestore dei servizi sociali. Nella delibera si legge che è stata approvata «la bozza disciplinare di incarico di consulenza e assistenza stragiudiziale per la tutela della funzione e dell’immagine di codesto ente d’ambito quale gestore dei servizi sociali dell’Ambito in relazione alla vicenda dei minori T. all’avvocata Maria Benedetti».

Viene poi dato «mandato al responsabile del servizio finanziario del Comune di Monteodorisio a procedere alla sottoscrizione dell’incarico con l’avvocata Maria Benedetti». E viene approvato «l’impegno di spesa per il compenso spettante per quanto detto in premessa per un importo complessivo di euro 500». Certo, non è una cifra spaventosa, ma è il principio che conta: perché mai i contribuenti dovrebbero pagare per proteggere i servizi sociali da un danno di immagine? E quale danno poi? La verità è che in questa assurda vicenda i disastri comunicativi li hanno causati i rappresentanti delle istituzioni. Assistenti, tutrici, curatrici, maestre…. Tra queste figure non ve n’è una che non abbia rilasciato dichiarazioni alla stampa, per lo più ostili nei riguardi della famiglia o gravemente irrispettose della privacy dei bambini. È stato persino consentito l’accesso alla casa protetta di Vasto dove risiedono i piccoli Trevallion a una troupe televisiva.

Forse i servizi sociali hanno davvero bisogno di una consulenza d’immagine, ma non per proteggersi dagli attacchi di giornali e tv, bensì per difendersi da sé stessi. Oppure, se proprio vogliono tirare in ballo chi ha danneggiato la credibilità delle istituzioni, dovrebbero prendersela con la psicologa che pubblicava post insultanti contro la famiglia nel bosco sui suoi profili social. Quello si che è stato un colpo davvero brutto.

Da non perdere

Inchieste

Deas, cade l’accusa per tentato peculato

La Procura di Roma, al termine delle indagini sull’inchiesta Sogei, ha escluso ogni contestazione nei confronti della società di cybersicurezza, inizialmente coinvolta come persona giuridica ai sensi del d.lgs. 231/2001.

Ranucci provò a fornire l’alibi a Lavitola
Inchieste

Ranucci provò a fornire l’alibi a Lavitola

Nell’ordinanza di arresto, tutti i tentativi del conduttore di «Report» di giustificare la presenza dell’amico (incastrato dalle celle telefoniche) davanti a casa sua durante il sopralluogo in vista del «finto» attentato. Obiettivo: lanciare Sigfrido come premier.

Ecco perché Lavitola è finito in cella soltanto adesso
Inchieste

Ecco perché Lavitola è finito in cella soltanto adesso

L’indagine restituisce la meticolosità degli inquirenti: le intercettazioni degli esecutori, i riferimenti al mandante, gli accordi su soldi e assistenza legale, l’Africa: tutto porta alle manette per Valterino. Tavares (latitante) al «Tg1»: «Il cardiologo mi dice di non tornare».

Tutti i messaggi tra Ranucci e il suo attentatore Lavitola
Inchieste

Tutti i messaggi tra Ranucci e il suo attentatore Lavitola

Per il gip, l’ordigno sarebbe stato piazzato per accrescere la popolarità del conduttore di «Report» in vista della candidatura a leader della sinistra. Un progetto di cui i due hanno parlato a più riprese per anni, senza che il giornalista opponesse mai un rifiuto netto. Anzi: «Il sondaggio va costruito bene, o non serve».