Kennedy jr ammonisce la Germania: «I medici free vax vanno riabilitati»

Robert Kennedy jr non ha dimenticato le ingiustizie del regime Covid. E ha scritto una lettera di rimostranze nientemeno che a Berlino, chiedendo di smetterla con la persecuzione di medici e pazienti, esentati dall’uso delle mascherine o dalle vaccinazioni durante la pandemia. Nina Warken, l’omologa tedesca del ministro della Salute di Donald Trump, è stata rampognata dal rampollo di Bob perché la Germania manderebbe ancora alla sbarra dottori e semplici cittadini. In un video su X, Kennedy ha affermato di aver scoperto che «oltre 1.000 medici e migliaia dei loro pazienti» hanno subito procedimenti giudiziari per i certificati di esonero. Numeri difficili da verificare. Anche nel nostro Paese l’Ordine ha comminato sanzioni, persino a colleghi che si limitavano a esigere accertamenti, prima di rifilare le dosi ai loro assistiti. Ciò che conta davvero è il principio enunciato dal segretario alla Salute: «Quando un governo criminalizza i medici per aver consigliato i propri pazienti, si supera una linea che le società libere hanno sempre considerato sacra».
Nella missiva, Kennedy ha contestato la rappresaglia sui «medici che hanno messo i pazienti al primo posto». Le autorità, ha tuonato, hanno «violato la relazione sacra tra paziente e medico, trasformando i medici in esecutori delle politiche statali». Privati di quell’autonomia professionale che, in Italia, fu loro sottratta dal protocollo sul paracetamolo e la vigile attesa. Fin da subito, in fondo, gli Stati avevano compiuto una scelta precisa: non fare nulla fino all’arrivo dei vaccini. Secondo Kennedy, questo era un «sistema pericoloso», che impediva ai dottori di occuparsi di salute individuale in nome del «benessere collettivo definito da tecnocrati non eletti e senza formazione medica». Il ministro americano ha notato che lo stesso modello fu adottato «in tutto il mondo, compresi gli Usa», dove «medici furono attaccati per aver messo in discussione lo status quo». I dottori tedeschi avrebbero rischiato «condanne, la revoca delle licenze e la radiazione», anche se agivano «per senso del dovere» e in virtù del giuramento di Ippocrate; «le istituzioni statali richiedevano conformità rigorosa ai diktat», anziché alla deontologia.
Kennedy ha messo il dito nella piaga del rapporto tra pubblico e scienziati, inquinato dalle strumentalizzazioni politiche: certi provvedimenti, ha osservato, «minano la fiducia pubblica», «indeboliscono le istituzioni mediche e giuridiche», «soffocano il dialogo aperto», danneggiando le democrazie. Perciò il governo tedesco dovrebbe «cambiare rotta», «restituire le licenze revocate ingiustamente» e cassare le sanzioni.
L’intervento sugli strascichi del regime pandemico è solo l’ultimo degli attriti tra Washington e Berlino. Trump ce l’aveva con i tedeschi specialmente per via del deficit commerciale: i dazi sulle merci dall’Ue avevano di mira innanzitutto l’export della Germania. E le amministrazioni dem già temevano il ponte euroasiatico, imperniato sul transito di gas a basso costo dalla Russia. Fu Joe Biden a «maledire» il raddoppio del Nord Stream. Qualche mese dopo l’invasione dell’Ucraina, le pipeline saltarono in aria.
Kennedy jr, in questi giorni, è tornato alla ribalta anche per aver rovesciato la classica piramide alimentare: ha condannato l’eccesso di zuccheri e i cibi ultraprocessati, incoronando le proteine, specie quelle della carne rossa. Terrore degli ecologisti, che preferirebbero sostituirla con insetti o hamburger sintetici. Sul Corriere della Sera di ieri, gli esperti di casa nostra sbeffeggiavano l’esponente della squadra di Trump, contrapponendo, alla sua, l’inossidabile dieta mediterranea. Bene. Bisognerebbe spiegarlo in primis agli italiani, visto che, anche per colpa degli alimenti processati che gli Stati Uniti adesso vorrebbero mettere al bando, il nostro Paese registra uno dei tassi di obesità infantile più alti d’Europa. Bel paradosso. Andate a vedere che fisico ha Kennedy a 71 anni…




