Bruxelles promuove il modello Albania: «Protocollo in linea con le regole Ue»
Il protocollo Italia Albania è in linea con le regole comunitarie. A dirlo è la Commissione europea, in barba a tutte le sentenze che in questi lunghi mesi hanno provato a fermare l’azione del governo. Il portavoce dell’esecutivo Ue, Markus Lammert, durante un briefing con la stampa a Bruxelles ha infatti spiegato che «in linea di principio, il modo in cui il protocollo Italia-Albania viene attuato è in linea con il diritto Ue».
Un sistema fin qui osteggiato dalla sinistra italiana, contrastato da alcune sentenze considerate ideologiche da molti. All’inizio, quando il protocollo venne siglato, la Commissione disse che i centri avrebbero potuto ospitare esclusivamente migranti salvati in acque internazionali e portati direttamente in Albania, senza passare per il territorio italiano. Oggi invece le cose cambiano: «Stiamo monitorando l’attuazione del protocollo e siamo in stretto contatto con le autorità italiane». Ci sono state diverse iterazioni dell’attuazione del protocollo che ora viene attuato mediante trasferimenti dall’Italia all’Albania di migranti destinati al rimpatrio.
Con il decreto legge 37/2025 la struttura ha cambiato volto diventando non più esclusivamente centro di prima identificazione per richiedenti asilo provenienti da Paesi sicuri, ma trasformandosi in un luogo destinato anche a chi si è visto respingere la domanda e attende l’espulsione. Dei 144 posti disponibili, 96 sono già operativi e quasi tutti utilizzati nell’area dedicata a chi deve essere rimpatriato.
Esprime soddisfazione l’onorevole Sara Kelany, responsabile delle politiche migratorie di Fratelli d’Italia: «Viene definitivamente riconosciuta la correttezza dell’azione del governo Meloni e la piena conformità alle norme europee delle procedure accelerate per i rimpatri verso i Paesi di origine sicuri eseguite dall’Italia. Le critiche della sinistra e alcune sentenze che avevano rimesso a piede libero migranti irregolari, oggi è certificato, si basavano più su valutazioni politiche che sul diritto. Grazie a questa politica, che mette al centro la sovranità dei governi e la lotta ai trafficanti di esseri umani, gli sbarchi illegali sono diminuiti in modo significativo: gli arrivi nel 2024 e nel 2025 sono diminuiti del 60% rispetto al 2023. Nei primi due mesi del 2026 abbiamo registrato un ulteriore calo del 60% rispetto allo stesso periodo del 2025. Sono risultati che dimostrano l’efficacia della strategia di contrasto all’immigrazione irregolare che questo governo sta portando avanti».
Per Carlo Fidanza, capodelegazione di Fdi al Parlamento europeo si tratta «dell’ennesima figuraccia per la sinistra che oggi si ritrova ad incassare anche questa».
«Quello che la sinistra dipingeva come un “esilio illegittimo” o una “Guantanamo europea” si sta rivelando il pilastro della nuova gestione dei flussi migratori», chiarisce l’eurodeputato di Fdi Stefano Cavedagna.
Nel Cpr di Gjader, in Albania ci sono circa 90 immigrati irregolari intercettati sul suolo italiano senza un regolare permesso di soggiorno e già rinchiusi in un Cpr in Italia per essere espulsi. «Sessantacinque portati nell’ultima settimana», come testimoniato da una deputata del Pd, Rachele Scarpa, dopo la sua ultima visita ispettiva. Proprio ieri mattina una delegazione di Forza Italia ha voluto intraprendere la stessa missione. Un’iniziativa guidata dai deputati Alessandro Cattaneo, responsabile dipartimenti e Alessandro Battilocchio, responsabile dipartimento immigrazione che si sono recati nei centri di Gjader e Shenjin, in Albania. «Siamo nuovamente qui, per valutare la situazione, per incontrare le autorità locali e per salutare il personale italiano in servizio a Gjader e Shenjin», spiega Battilocchio, che già si era recato altre volte in questi Cpr.
Per Cattaneo invece si è trattato della prima esperienza: «Vedere visitare, è il miglior modo per rendersi conto di quello che accade qui. Questo è un centro di assoluta civiltà con tutte le garanzie di cui necessitano le persone che vengono portate qui e io voglio ringraziare tutto il personale, quello italiano che lavora con una professionalità, dedizione, incredibile, quello albanese che lo affianca in molte operazioni di supporto. Insomma questa struttura è un modello. A colpirmi sono stati soprattutto l’ordine, l’organizzazione e le tantissime visite di delegazioni estere europee ed extra europee che vedono questa esperienza come un modello da esportare anche negli altri Paesi», racconta Cattaneo che poi conclude: «Aldilà delle ideologie, questo modello funziona e presto verrà esportato anche negli altri Paesi».
Nel frattempo a sinistra continuano a litigare sui Cpr. Prima a Bologna dove il sindaco Matteo Lepore e il governatore della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale discutono sull’apertura di un nuovo centro e ora anche in Toscana dove il coordinamento regionale toscano di Sinistra Civica Ecologista (Sce) - rispetto alle dichiarazioni dell’europarlamentare Pd Dario Nardella che aveva detto «sbagliato archiviare il tema rimpatri dicendo semplicemente no ai Cpr» - in una nota spiega: «Le dichiarazioni di Nardella sono fuori dalla realtà. I Cpr non sono strumenti di sicurezza: sono luoghi di detenzione amministrativa dove vengono rinchiuse persone che spesso non hanno commesso alcun reato», rispondono insistendo, contro ogni evidenza: «Lo stesso fallimento si è consumato in Albania, con centinaia di milioni spesi dal governo per strutture rimaste praticamente vuote». Chiarendo perfettamente chi è che si trova a vivere «fuori dalla realtà».







