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2020-08-07
Bergoglio decapita la Sanità vaticana afflitta da scandali e lotte di potere
Jorge Bergoglio (Ansa)
Una messa val bene 28 licenziamenti. Almeno al Policlinico Gemelli di Roma, la cattedrale sanitaria del Vaticano. O forse quei 28 infermieri rimasti senza lavoro sono vittime dello scandalo del palazzo di Londra comprato incautamente dal Vaticano e pagano, incolpevoli, la lotta di potere tra l'Apsa - che è la banca centrale del Papa oggi nelle mani del plenipotenziario delle finanze vaticane Guerrero Alves - e il Governatorato, il più ricco dicastero guidato dal cardinale Giuseppe Bertello per il controllo della Sanità del Vaticano.
Tutto ruota attorno ai buchi di bilancio di Oltretevere. L'ospedale del Papa per risparmiare circa 400.000 euro ha messo di fatto alla porta gli infermieri che gli hanno consentito di affrontare e superare l'emergenza Covid. Insomma più che la cura conta la Curia. Il Gemelli si è servito per molto tempo delle ambulanze di una società che è un colosso dell'emergenza: la Heartlife Croce amica. Tutto perfetto, anche quando scoppia il Covid il personale di Croce amica viene addestrato ed equipaggiato per affrontare il trasporto di questi pazienti particolari con ambulanze apposite. Così il Gemelli ha potuto aprire il suo reparto Covid al Columbus.
Si arriva al primo di giugno e l'appalto scade, il Gemelli che è convenzionato col Servizio sanitario e gode di molti contributi pubblici fa una nuova gara e esclude la Heartlife. Perciò gli addetti della Croce amica dal primo agosto perdono il lavoro: non c'è più l' appalto da circa un milione di euro con l'ospedale del Papa. La Heartlife ha chiesto spiegazioni opponendo che in base alla legge regionale quel servizio deve essere fatto da infermieri professionali regolarmente assunti, vuole sapere chi ha vinto e insiste con il suo amministratore delegato Fabio Caminiti Cutuli per accedere agli atti per un eventuale ricorso, ma dal Gemelli hanno risposto con tre differenti lettere: siamo un soggetto privato, non siamo soggetti alla legge regionale ne a quella nazionale e non vi diciamo chi ha vinto la gara.
La verità è che quel servizio ora sarà svolto dalla Croce rossa che pare abbia fatto un ribasso molto consistente perché conta sull'opera dei volontari non retribuiti. E così i 28 dipendenti della Heartlife che hanno salvato il Gemelli dall'emergenza Covid ora sono in emergenza stipendio. L'azienda pensa di riassorbirne alcuni, ma il Gemelli rivendica il diritto di fare come gli pare. Anche se lo Stato e la Regione continuano a elargire molti contributi. Gli ultimi 23 milioni glieli ha assegnati Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd e presidente del Lazio.
Ma forse al Gemelli hanno l'ordine di limare i costi perché la Sanità del Vaticano è in una crisi profondissima dopo una serie di scandali (l'Id, il San Carlo di Nancy e pure il Gemelli pareva fosse sull'orlo del fallimento) e la banca vaticana. l'Apsa, ha dovuto sborsare milioni e milioni. Francesco per tenere sotto controllo la Sanità ha istituito nel 2016 una speciale commissione rinnovata di recente. A capo c'è ancora monsignor Luigi Mistò che è anche il presidente del Fas, il fondo sanitario di dipendenti e cittadini d'Oltretevere, che pagano ticket particolarmente salati. A dirigerlo c'era fino a un mese fa Stefano Loreti, ora allontanato per fare posto al professor Giovanni Doglietto che viene dal Gemelli. Sempre dal Gemelli arriva il professor Andrea Arcangeli il sostituto del professor Alfredo Pontecorvi, «pensionato» bruscamente dal Papa dal ruolo di direttore della Sanità e igiene del Governatorato.
Perché? La Sanità del Vaticano è in preda a convulsioni di potere e a scarsità di fondi. Francesco ha deciso che Guerrero Alves controlli le finanze del Vaticano concentrando tutto il potere nell'Apsa da cui dipende anche il Fondo sanitario, questo significa che va depotenziato pure nella Sanità il ruolo del Governatorato a capo del quale però c'è un potentissimo cardinale: Giuseppe Bertello. Questo paralizza la Sanità vaticana che è stata per molti una mucca da mungere. Sono 102 ospedali per quasi 18.000 posti letto, altre 257 strutture, 1.535 case di riposo per 70.000 operatori di cui 8.000 medici che fruttano in contributi diretti dallo Stato italiano 2 miliardi, più ci sono le convenzioni delle Regioni (molto generose quelle del Lazio), ma il Vaticano non è riuscito a trasformarlo in un affare.
Dove sono finiti i soldi? Si torna al famoso palazzo di Londra. Il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha sempre negato che per compralo sia stato usato l'obolo di San Pietro; forse che i soldi siano usciti dal Fondo sanitario? A capo del Fas c'era monsignor Angelo Perlasca, inquisito e «degradato» proprio per l'affare di Londra. Luigi Mistò giura che così non può essere, che l'Apsa controlla tutti i soldi (i ticket finiscono lì con uno strano giro) e che i fondi Fas sono poca cosa: «I ticket sono passati da 302.000 euro del 2017 a 497.000 euro del 2018 (più 39%, ndr), a fronte di una spesa sanitaria superiore a 20 milioni».
Anche Oltretevere quando c'è la salute c'è tutto. O no?
Minali da Cattolica al Cupolone. Il Papa apre anche alle quota rosa
Papa Francesco sistema un altro tassello importante del complicato riassetto degli affari economici della Santa Sede e apre alle quote rosa. Ieri ha infatti nominato tredici membri - sei cardinali e sette laici - del Consiglio vaticano per l'Economia che resterà guidato dal cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo a Monaco di Baviera e capofila dei «progressisti» dentro il Sacro collegio.
Il Consiglio ha il compito di sorvegliare la gestione economica e di vigilare sulle strutture e sulle attività amministrative e finanziarie dei dicasteri della Curia romana, delle istituzioni collegate con la Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Il consiglio tra l'altro approva il bilancio consolidato. Il controllo e la vigilanza sugli enti di cui si occupa il Consiglio sono attuati dalla Segreteria per l'Economia, di cui prefetto è il gesuita Guerrero Alves. Con il cambio di poltrone annunciato ieri, escono di scena il maltese Joseph Zahara - già capo della Bank of Valletta e legato al presidente dello Ior, Jean-Baptiste de Franssu - che era vicecoordinatore, e in passato era stato a capo della Cosea, la commissione di riforma da cui scaturì, per una fuga di documenti, anche Vatileaks-2.
I nuovi porporati scelti sono i cardinali Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, Gerald Cyprien Lacroix, arcivescovo del Quebec, Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, e Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila. Come membri laici, sei sono donne scelte tra docenti universitarie e manager di primo piano del mondo della finanza: Charlotte Kreuter-Kirchhof, Eva Castillo Sanz, Leslie Jane Ferrar, Marija Kolak, María Concepción Osákar Garaicoechea e Ruth Maria Kelly. L'unica nomina maschile tra i laici è quella dell'italiano Alberto Minali, che sarebbe apprezzato anche in ambienti vicini all'Opus Dei. L'ex amministratore delegato di Cattolica assicurazioni (e prima ancora direttore generale delle Generali) era stato sfiduciato dal cda della compagnia veronese nell'ottobre del 2019 e a fine maggio si è dimesso anche da consigliere chiedendo un risarcimento di 9,6 milioni, motivato con l'«asserita mancanza di una giusta causa» della revoca delle sue deleghe.
Tornando al riassetto varato da Bergoglio, nei giorni scorsi papa Francesco ha anche nominato Maximino Caballero Ledo come segretario della Segreteria per l'Economia, il dicastero guidato dal prefetto Juan Antonio Guerrero. Spagnolo di nascita e americano d'adozione, Caballero ha 61 anni, sposato con due figli, laurea in Economia all'Università Autonoma di Madrid, Mba (master in business administration) presso l'Iese business school di Barcellona. Ha lavorato per vent'anni tra Barcellona e Valencia, come responsabile della finanza in diversi Paesi europei, in Medio Oriente e in Africa. Nel 2007 si è trasferito con la sua famiglia negli Stati Uniti. Caballero e padre Guerrero, provengono dalla stessa città e sono amici d'infanzia.
Risale invece allo scorso 10 luglio la chiamata di Mario Draghi a far parte della Pontificia Accademia delle scienze sociali, il think tank all'ombra del Cupolone che si occupa di economia, politica e società con lo scopo di fornire alla Chiesa gli elementi per sviluppare la sua dottrina sociale. Bergoglio è gesuita e anche l'ex presidente della Bce ha avuto la stessa formazione: ha studiato al liceo Massimo di Roma, dai gesuiti appunto. In un'intervista a Radio Vaticana, spiegò il cuore dell'insegnamento di Ignazio di Loyola in termini più generali: «Far capire che tutti noi, al di là di quanto noi potessimo apprendere come scolari, nella vita avevamo un compito che poi il futuro, la fede, la ragione, ci avrebbero rivelato».
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Guerra sui fondi tra Apsa, la banca centrale della Santa Sede, e Governatorato. Intanto 28 infermieri ci rimettono il posto.Rinnovato il Consiglio per l'Economia della Santa Sede. Sette i laici, sei sono donne.Lo speciale contiene due articoli.Una messa val bene 28 licenziamenti. Almeno al Policlinico Gemelli di Roma, la cattedrale sanitaria del Vaticano. O forse quei 28 infermieri rimasti senza lavoro sono vittime dello scandalo del palazzo di Londra comprato incautamente dal Vaticano e pagano, incolpevoli, la lotta di potere tra l'Apsa - che è la banca centrale del Papa oggi nelle mani del plenipotenziario delle finanze vaticane Guerrero Alves - e il Governatorato, il più ricco dicastero guidato dal cardinale Giuseppe Bertello per il controllo della Sanità del Vaticano. Tutto ruota attorno ai buchi di bilancio di Oltretevere. L'ospedale del Papa per risparmiare circa 400.000 euro ha messo di fatto alla porta gli infermieri che gli hanno consentito di affrontare e superare l'emergenza Covid. Insomma più che la cura conta la Curia. Il Gemelli si è servito per molto tempo delle ambulanze di una società che è un colosso dell'emergenza: la Heartlife Croce amica. Tutto perfetto, anche quando scoppia il Covid il personale di Croce amica viene addestrato ed equipaggiato per affrontare il trasporto di questi pazienti particolari con ambulanze apposite. Così il Gemelli ha potuto aprire il suo reparto Covid al Columbus. Si arriva al primo di giugno e l'appalto scade, il Gemelli che è convenzionato col Servizio sanitario e gode di molti contributi pubblici fa una nuova gara e esclude la Heartlife. Perciò gli addetti della Croce amica dal primo agosto perdono il lavoro: non c'è più l' appalto da circa un milione di euro con l'ospedale del Papa. La Heartlife ha chiesto spiegazioni opponendo che in base alla legge regionale quel servizio deve essere fatto da infermieri professionali regolarmente assunti, vuole sapere chi ha vinto e insiste con il suo amministratore delegato Fabio Caminiti Cutuli per accedere agli atti per un eventuale ricorso, ma dal Gemelli hanno risposto con tre differenti lettere: siamo un soggetto privato, non siamo soggetti alla legge regionale ne a quella nazionale e non vi diciamo chi ha vinto la gara. La verità è che quel servizio ora sarà svolto dalla Croce rossa che pare abbia fatto un ribasso molto consistente perché conta sull'opera dei volontari non retribuiti. E così i 28 dipendenti della Heartlife che hanno salvato il Gemelli dall'emergenza Covid ora sono in emergenza stipendio. L'azienda pensa di riassorbirne alcuni, ma il Gemelli rivendica il diritto di fare come gli pare. Anche se lo Stato e la Regione continuano a elargire molti contributi. Gli ultimi 23 milioni glieli ha assegnati Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd e presidente del Lazio. Ma forse al Gemelli hanno l'ordine di limare i costi perché la Sanità del Vaticano è in una crisi profondissima dopo una serie di scandali (l'Id, il San Carlo di Nancy e pure il Gemelli pareva fosse sull'orlo del fallimento) e la banca vaticana. l'Apsa, ha dovuto sborsare milioni e milioni. Francesco per tenere sotto controllo la Sanità ha istituito nel 2016 una speciale commissione rinnovata di recente. A capo c'è ancora monsignor Luigi Mistò che è anche il presidente del Fas, il fondo sanitario di dipendenti e cittadini d'Oltretevere, che pagano ticket particolarmente salati. A dirigerlo c'era fino a un mese fa Stefano Loreti, ora allontanato per fare posto al professor Giovanni Doglietto che viene dal Gemelli. Sempre dal Gemelli arriva il professor Andrea Arcangeli il sostituto del professor Alfredo Pontecorvi, «pensionato» bruscamente dal Papa dal ruolo di direttore della Sanità e igiene del Governatorato. Perché? La Sanità del Vaticano è in preda a convulsioni di potere e a scarsità di fondi. Francesco ha deciso che Guerrero Alves controlli le finanze del Vaticano concentrando tutto il potere nell'Apsa da cui dipende anche il Fondo sanitario, questo significa che va depotenziato pure nella Sanità il ruolo del Governatorato a capo del quale però c'è un potentissimo cardinale: Giuseppe Bertello. Questo paralizza la Sanità vaticana che è stata per molti una mucca da mungere. Sono 102 ospedali per quasi 18.000 posti letto, altre 257 strutture, 1.535 case di riposo per 70.000 operatori di cui 8.000 medici che fruttano in contributi diretti dallo Stato italiano 2 miliardi, più ci sono le convenzioni delle Regioni (molto generose quelle del Lazio), ma il Vaticano non è riuscito a trasformarlo in un affare. Dove sono finiti i soldi? Si torna al famoso palazzo di Londra. Il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha sempre negato che per compralo sia stato usato l'obolo di San Pietro; forse che i soldi siano usciti dal Fondo sanitario? A capo del Fas c'era monsignor Angelo Perlasca, inquisito e «degradato» proprio per l'affare di Londra. Luigi Mistò giura che così non può essere, che l'Apsa controlla tutti i soldi (i ticket finiscono lì con uno strano giro) e che i fondi Fas sono poca cosa: «I ticket sono passati da 302.000 euro del 2017 a 497.000 euro del 2018 (più 39%, ndr), a fronte di una spesa sanitaria superiore a 20 milioni». Anche Oltretevere quando c'è la salute c'è tutto. O no?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bergoglio-decapita-la-sanita-vaticana-afflitta-da-scandali-e-lotte-di-potere-2646914231.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="minali-da-cattolica-al-cupolone-il-papa-apre-anche-alle-quota-rosa" data-post-id="2646914231" data-published-at="1596755226" data-use-pagination="False"> Minali da Cattolica al Cupolone. Il Papa apre anche alle quota rosa Papa Francesco sistema un altro tassello importante del complicato riassetto degli affari economici della Santa Sede e apre alle quote rosa. Ieri ha infatti nominato tredici membri - sei cardinali e sette laici - del Consiglio vaticano per l'Economia che resterà guidato dal cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo a Monaco di Baviera e capofila dei «progressisti» dentro il Sacro collegio. Il Consiglio ha il compito di sorvegliare la gestione economica e di vigilare sulle strutture e sulle attività amministrative e finanziarie dei dicasteri della Curia romana, delle istituzioni collegate con la Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Il consiglio tra l'altro approva il bilancio consolidato. Il controllo e la vigilanza sugli enti di cui si occupa il Consiglio sono attuati dalla Segreteria per l'Economia, di cui prefetto è il gesuita Guerrero Alves. Con il cambio di poltrone annunciato ieri, escono di scena il maltese Joseph Zahara - già capo della Bank of Valletta e legato al presidente dello Ior, Jean-Baptiste de Franssu - che era vicecoordinatore, e in passato era stato a capo della Cosea, la commissione di riforma da cui scaturì, per una fuga di documenti, anche Vatileaks-2. I nuovi porporati scelti sono i cardinali Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, Gerald Cyprien Lacroix, arcivescovo del Quebec, Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, e Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila. Come membri laici, sei sono donne scelte tra docenti universitarie e manager di primo piano del mondo della finanza: Charlotte Kreuter-Kirchhof, Eva Castillo Sanz, Leslie Jane Ferrar, Marija Kolak, María Concepción Osákar Garaicoechea e Ruth Maria Kelly. L'unica nomina maschile tra i laici è quella dell'italiano Alberto Minali, che sarebbe apprezzato anche in ambienti vicini all'Opus Dei. L'ex amministratore delegato di Cattolica assicurazioni (e prima ancora direttore generale delle Generali) era stato sfiduciato dal cda della compagnia veronese nell'ottobre del 2019 e a fine maggio si è dimesso anche da consigliere chiedendo un risarcimento di 9,6 milioni, motivato con l'«asserita mancanza di una giusta causa» della revoca delle sue deleghe. Tornando al riassetto varato da Bergoglio, nei giorni scorsi papa Francesco ha anche nominato Maximino Caballero Ledo come segretario della Segreteria per l'Economia, il dicastero guidato dal prefetto Juan Antonio Guerrero. Spagnolo di nascita e americano d'adozione, Caballero ha 61 anni, sposato con due figli, laurea in Economia all'Università Autonoma di Madrid, Mba (master in business administration) presso l'Iese business school di Barcellona. Ha lavorato per vent'anni tra Barcellona e Valencia, come responsabile della finanza in diversi Paesi europei, in Medio Oriente e in Africa. Nel 2007 si è trasferito con la sua famiglia negli Stati Uniti. Caballero e padre Guerrero, provengono dalla stessa città e sono amici d'infanzia. Risale invece allo scorso 10 luglio la chiamata di Mario Draghi a far parte della Pontificia Accademia delle scienze sociali, il think tank all'ombra del Cupolone che si occupa di economia, politica e società con lo scopo di fornire alla Chiesa gli elementi per sviluppare la sua dottrina sociale. Bergoglio è gesuita e anche l'ex presidente della Bce ha avuto la stessa formazione: ha studiato al liceo Massimo di Roma, dai gesuiti appunto. In un'intervista a Radio Vaticana, spiegò il cuore dell'insegnamento di Ignazio di Loyola in termini più generali: «Far capire che tutti noi, al di là di quanto noi potessimo apprendere come scolari, nella vita avevamo un compito che poi il futuro, la fede, la ragione, ci avrebbero rivelato».
Postazione italiana sulla «Cengia Martini». Nel riquadro, esplosione di una mina sul Lagazuoi (Getty Images)
Gli austriaci trincerati sulla cima del Lagazuoi a 2.800 metri di quota e gli Alpini italiani 100 metri più in basso, abbarbicati ad una stretta parete di roccia nel tentativo di conquistare la cima strategica della montagna che domina Cortina. Questa la situazione nel dicembre 1915 dopo che i Kaiserjäger avevano occupato le sommità delle Dolomiti nei mesi precedenti rendendo la situazione al fronte molto difficile per il Regio Esercito. Nell’ottobre dello stesso anno gli italiani del battaglione Alpini «Val Chisone» avevano occupato una cengia proprio sotto il Lagazuoi, successivamente fortificata e ribattezzata «Cengia Martini» in onore del comandante del battaglione Ettore Martini che guidò l’azione. L’avamposto italiano rappresentò da allora una spina nel fianco per gli austriaci, che per la posizione a strapiombo proprio sotto le loro postazioni era difficile da neutralizzare. Più volte i Kaiserjäger cercarono di colpire i baraccamenti italiani tra l’ottobre e il dicembre 1915 sia con tiri di mitragliatrice che con barilotti di esplosivo fatti cadere dalla cima, ma senza riuscire a neutralizzare del tutto gli italiani. Alla fine di dicembre iniziò una relativa calma che avrebbe riservato una drammatica sorpresa per gli Alpini. Durante il mese di dicembre le pattuglie italiane avevano sentito forti rumori di cantiere, che attribuirono a lavori di fortificazione delle postazioni austriache sulla cima. In realtà il nemico stava scavando una galleria dotata di fornello di mina proprio sopra la Cengia Martini, caricata con 300 kg. di esplosivo. Anticipata da un insolito fuoco di artiglieria partito dall’antistante postazione austriaca la mina esplose alle 00:30 del 1°gennaio 1916 provocando un forte movimento tellurico e una valanga di rocce e detriti che investì il camminamento avanzato della cengia occupata dagli italiani. Fortuna volle che la grande frana, colpendo alcune formazioni rocciose sottostanti la cima del Piccolo Lagazuoi, si incanalasse scivolando verso valle vanificando quella che fu la prima azione della lunga guerra di mina del fronte dolomitico. Anziché distruggere la cengia, un grosso masso si incastrò di fronte agli avamposti fornendo un riparo naturale agli italiani. Anche se fino al 1917 gli austriaci fecero esplodere altre tre mine contro l’avamposto degli Alpini, la Cengia Martini non fu mai sgomberata. Furono gli italiani a fare invece esplodere la quinta carica sotto l’anticima il 21 giugno 1917 nel tentativo di neutralizzare una postazione di artiglieria che impediva l’avanzata italiana. Pochi mesi più tardi la ritirata di Caporetto svuotò le trincee italiane compresa al Cengia Martini, mentre la Grande Guerra si giocò da allora sul fronte del Piave.
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Ormai li conoscono tutti: Mounjaro, Saxenda, Wegowy. Sono solo alcuni dei farmaci antiobesità e fanno dimagrire davvero. Ma cosa succede una volta conclusa la terapia? «L'interruzione dei farmaci anti-obesità è spesso seguita da un significativo recupero di peso, la cui entità è proporzionale all'effetto dimagrante iniziale del farmaco». Lo dicono gli esperti e tradotto: le persone che interrompono l'assunzione di un farmaco GLP-1 come Mounjaro tendono a riprendere peso a un ritmo che rispecchia più o meno il modo in cui lo hanno perso. Non un bell'affare insomma, tanto che alcuni ormai tendono a riassumere il farmaco a cicli alterni durante l'anno per non perdere i risultati ottenuti.
Questo accade perché l'appetito e il senso di sazietà tornano ai livelli pre-trattamento, o anche superiori per alcune persone. In uno studio randomizzato e controllato contro placebo, pubblicato da JAMA e condotto su 800 persone, si è visto che il semaglutide, insieme ad alcuni consigli dietetici e sull’attività fisica, aveva fatto perdere, in media, il 10% del peso in quattro mesi. Poi, a un terzo dei partecipanti è stato somministrato un placebo per un anno. All’undicesimo mese, costoro avevano già riacquistato il 7% del peso, mentre chi aveva continuato a ricevere semaglutide aveva perso ulteriori chili, fino ad arrivare a una diminuzione di più del 17% del peso iniziale. Ma anche queste persone, un anno dopo aver interrotto la cura, avevano riacquistato due terzi di quanto avevano perso. Lo stesso si è visto in uno studio osservazionale, pubblicato sul sito Epic Research, non sottoposto a revisione ma basato sui dati delle cartelle cliniche di 20.300 persone che avevano assunto semaglutide e perso almeno 2,3 kg. Poco meno della metà (il 44%) aveva recuperato il 25% del peso perduto, un anno dopo aver smesso la terapia.
Altra informazione che si è ottenuta scientificamente è che la maggior parte del grasso che torna è quello viscerale, cioè il grasso che avvolge gli organi interni e che è più strettamente associato all’aumento del rischio di diverse malattie, tra le quali proprio la resistenza all’insulina, il diabete, gli infarti e gli ictus. Inoltre si vede un effetto rebound nella pressione del sangue e nel colesterolo, che possono arrivare a valori peggiori rispetto a prima della cura che, invece, quasi sempre fa migliorare la situazione metabolica.
sviluppare abitudini alimentari corrette durante l'assunzione del farmaco
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Un fermo immagine tratto da un video della polizia cantonale del Vallese mostra i soccorsi dopo l'incidente a Crans-Montana (Ansa)
Un incendio seguito da una violenta esplosione ha trasformato la notte di Capodanno in una tragedia senza precedenti a Crans-Montana, una delle località sciistiche più note della Svizzera. Il bilancio provvisorio parla di circa quaranta vittime e di un centinaio di feriti, molti dei quali in condizioni gravissime a causa delle ustioni. Il rogo è scoppiato intorno all’1.30 all’interno del bar Le Constellation, dove era in corso una festa per l’arrivo del nuovo anno, frequentata soprattutto da giovani.
Secondo le prime ricostruzioni fornite dalle autorità vallesane, l’episodio non ha alcuna matrice dolosa né terroristica. La procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha escluso in modo netto l’ipotesi di un attentato. Resta invece aperto il fronte delle cause accidentali: tra le piste al vaglio figurano l’uso improprio di fuochi d’artificio all’interno del locale o, come riferito da alcuni testimoni, l’accensione di candeline su bottiglie di champagne troppo vicine al soffitto in legno, che avrebbe favorito il rapido propagarsi delle fiamme.
All’interno del locale, che ha una capienza massima di circa 400 persone, al momento dell’incidente si trovavano almeno cento clienti. La deflagrazione, secondo quanto riferito dalle autorità cantonali, sarebbe stata la conseguenza dell’incendio che si è sviluppato rapidamente trasformando il bar in un braciere. Le testimonianze parlano di scene di panico, con persone ferite che cercavano di fuggire da un’uscita ritenuta insufficiente per il numero dei presenti, mentre qualcuno avrebbe infranto le finestre per aprire una via di fuga. I soccorsi sono scattati immediatamente. Sul posto sono intervenuti circa 150 operatori, con il supporto di una quarantina di ambulanze e dieci elicotteri. Molti feriti sono stati trasportati negli ospedali del Vallese, dove i reparti di terapia intensiva risultano saturi. Le autorità sanitarie hanno lanciato un appello alla popolazione affinché eviti comportamenti a rischio, per non aggravare ulteriormente la pressione sul sistema ospedaliero. L’area dell’incidente è stata completamente isolata ed è stata istituita una no-fly zone sopra Crans-Montana.
Anche l’Italia è coinvolta nelle operazioni di emergenza. Una squadra del soccorso alpino valdostano è stata inviata sul posto, con un elicottero della Protezione civile regionale e personale medico a bordo. La Regione Lombardia ha inoltre messo a disposizione il centro grandi ustioni dell’ospedale Niguarda. Sul fronte diplomatico, la Farnesina ha attivato un’unità di crisi per verificare l’eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. Al momento non vi sono conferme ufficiali, ma l’identificazione delle vittime si preannuncia complessa e richiederà tempo, poiché molti corpi risultano gravemente compromessi dalle ustioni. L’ambasciatore d’Italia in Svizzera e il consolato di Ginevra sono in contatto con le autorità elvetiche e si stanno recando sul luogo della tragedia. È stata attivata una linea telefonica di emergenza per i familiari, raggiungibile anche dall’Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso la vicinanza dell’Italia alle autorità svizzere, mantenendo un costante contatto con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha manifestato il cordoglio del governo italiano e la solidarietà ai familiari delle vittime e ai feriti. Messaggi di partecipazione sono arrivati anche dall’estero: il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso il sostegno della Francia alla Svizzera, mentre Parigi ha confermato il ferimento di due cittadini francesi.
In Svizzera, la tragedia ha avuto un forte impatto istituzionale e simbolico. Il Consiglio di Stato del Vallese ha dichiarato lo stato di emergenza per mobilitare tutte le risorse necessarie, mentre il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, ha deciso di rinviare il tradizionale discorso di Capodanno. In una nota, il governo federale ha parlato di un lutto che colpisce l’intero Paese, sottolineando come una notte di festa si sia trasformata in una delle pagine più nere della storia recente di Crans-Montana.
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Il 2025 consegna agli investitori un mercato solo apparentemente generoso: i rendimenti in dollari sono stati spesso erosi dal cambio e dalle rotazioni settoriali. In vista del 2026, secondo l’analisi di Salvatore Gaziano (SoldiExpert Scf), la parola chiave diventa protezione: attenzione al rischio valutario, selezione rigorosa nel tech, oro e Asia come ancore strategiche, mentre sul reddito fisso conviene accorciare le scadenze per difendersi da inflazione e debito pubblico.
Il 2025 si chiude lasciando in eredità agli investitori un panorama a luci e ombre, dove i rendimenti nominali hanno spesso mascherato insidie valutarie e rotazioni settoriali profonde. Guardando al 2026, la sfida per il risparmiatore non sarà solo individuare la crescita, ma proteggerla dalla volatilità e dai nuovi equilibri geopolitici.
Nonostante la forza apparente del mercato americano, il 2025 ha impartito una lezione fondamentale sulla gestione del rischio di cambio. Se l'S&P 500 ha marciato con decisione in dollari, per l’investitore europeo il bilancio è stato molto differente. «L'indice Msci Usa in euro ha registrato un rendimento prossimo allo zero, a causa di una discesa del dollaro così forte da inficiare moltissimi comparti internazionali», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «È fondamentale tenerne conto quando si investe: le valute possono erodere i rendimenti in modo silente ma devastante. E questo fattore ha inciso anche naturalmente sull’esposizione dei fondi e degli ETF sulle azioni mondiali senza copertura valutaria».
In questo contesto, la Borsa italiana ha rappresentato una vera eccezione positiva, svettando con performance comprese tra il 20% e il 30%, a dimostrazione che la selezione geografica e settoriale rimane l'arma vincente rispetto a un approccio passivo.
Il dibattito sul 2026 ruota attorno alla sostenibilità del settore tech. Sebbene i multipli di Borsa siano elevati (P/E intorno a 31 per gli Stati Uniti), il paragone con la bolla dot-com del 2000 appare, secondo Gaziano, parziale. «Oggi i multipli medi sono inferiori del 30-40% rispetto al dicembre 1999 e le aziende producono utili reali, a differenza di quanto accadeva venticinque anni fa», chiarisce lo strategist di SoldiExpert Scf. «Tuttavia, alcune società quotano 'per la perfezione'. Questo induce a una selezione rigorosa, evitando l'approccio 'compra e tieni' indiscriminato che in questa fase del ciclo può essere molto pericoloso».
Una delle grandi sorprese dell’anno trascorso è stata la resilienza dei metalli preziosi, con l’oro che ha superato i 4.000 dollari l’oncia, trainato dagli acquisti massicci delle banche centrali (Cina in testa) come protezione contro il rischio di confisca delle riserve in dollari. Parallelamente, lo sguardo si sposta sempre più a Oriente. Nonostante i dazi, l'area asiatica (Cina, India, Vietnam) continua a dominare nicchie tecnologiche cruciali. «La Cina ha abbattuto i costi in modo che le aziende occidentali non riescono a replicare», sottolinea Gaziano, «basti pensare ai sensori per la guida autonoma, passati da un costo di 50.000 a soli 200 dollari».
Sul fronte del reddito fisso, la prudenza resta la parola d'ordine. Se i Btp tricolori e le obbligazioni europee ad alto rendimento (High Yield) hanno offerto soddisfazioni, i titoli a lunghissima scadenza si sono rivelati trappole per il capitale. «I rendimenti a lungo termine sono tornati a salire, penalizzando chi detiene obbligazioni a lunga scadenza. Abbiamo visto in questi anni bond centenari come il titolo austriaco con scadenza 2126 perdere l'80% del loro valore», avverte Salvatore Gaziano. «Per questo motivo, nel 2026 nei nostri portafogli consigliati da diverso tempo preferiamo non prenderci rischi sulle scadenze medio-lunghe: meglio guadagnare poco ma evitare batoste, dato che l'inflazione resta un mostro che potrebbe risvegliarsi in ogni momento e molti Stati hanno bisogno di coprire debiti pubblici crescenti, emettendo carta su carta».
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