True
2020-08-07
Bergoglio decapita la Sanità vaticana afflitta da scandali e lotte di potere
Jorge Bergoglio (Ansa)
Una messa val bene 28 licenziamenti. Almeno al Policlinico Gemelli di Roma, la cattedrale sanitaria del Vaticano. O forse quei 28 infermieri rimasti senza lavoro sono vittime dello scandalo del palazzo di Londra comprato incautamente dal Vaticano e pagano, incolpevoli, la lotta di potere tra l'Apsa - che è la banca centrale del Papa oggi nelle mani del plenipotenziario delle finanze vaticane Guerrero Alves - e il Governatorato, il più ricco dicastero guidato dal cardinale Giuseppe Bertello per il controllo della Sanità del Vaticano.
Tutto ruota attorno ai buchi di bilancio di Oltretevere. L'ospedale del Papa per risparmiare circa 400.000 euro ha messo di fatto alla porta gli infermieri che gli hanno consentito di affrontare e superare l'emergenza Covid. Insomma più che la cura conta la Curia. Il Gemelli si è servito per molto tempo delle ambulanze di una società che è un colosso dell'emergenza: la Heartlife Croce amica. Tutto perfetto, anche quando scoppia il Covid il personale di Croce amica viene addestrato ed equipaggiato per affrontare il trasporto di questi pazienti particolari con ambulanze apposite. Così il Gemelli ha potuto aprire il suo reparto Covid al Columbus.
Si arriva al primo di giugno e l'appalto scade, il Gemelli che è convenzionato col Servizio sanitario e gode di molti contributi pubblici fa una nuova gara e esclude la Heartlife. Perciò gli addetti della Croce amica dal primo agosto perdono il lavoro: non c'è più l' appalto da circa un milione di euro con l'ospedale del Papa. La Heartlife ha chiesto spiegazioni opponendo che in base alla legge regionale quel servizio deve essere fatto da infermieri professionali regolarmente assunti, vuole sapere chi ha vinto e insiste con il suo amministratore delegato Fabio Caminiti Cutuli per accedere agli atti per un eventuale ricorso, ma dal Gemelli hanno risposto con tre differenti lettere: siamo un soggetto privato, non siamo soggetti alla legge regionale ne a quella nazionale e non vi diciamo chi ha vinto la gara.
La verità è che quel servizio ora sarà svolto dalla Croce rossa che pare abbia fatto un ribasso molto consistente perché conta sull'opera dei volontari non retribuiti. E così i 28 dipendenti della Heartlife che hanno salvato il Gemelli dall'emergenza Covid ora sono in emergenza stipendio. L'azienda pensa di riassorbirne alcuni, ma il Gemelli rivendica il diritto di fare come gli pare. Anche se lo Stato e la Regione continuano a elargire molti contributi. Gli ultimi 23 milioni glieli ha assegnati Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd e presidente del Lazio.
Ma forse al Gemelli hanno l'ordine di limare i costi perché la Sanità del Vaticano è in una crisi profondissima dopo una serie di scandali (l'Id, il San Carlo di Nancy e pure il Gemelli pareva fosse sull'orlo del fallimento) e la banca vaticana. l'Apsa, ha dovuto sborsare milioni e milioni. Francesco per tenere sotto controllo la Sanità ha istituito nel 2016 una speciale commissione rinnovata di recente. A capo c'è ancora monsignor Luigi Mistò che è anche il presidente del Fas, il fondo sanitario di dipendenti e cittadini d'Oltretevere, che pagano ticket particolarmente salati. A dirigerlo c'era fino a un mese fa Stefano Loreti, ora allontanato per fare posto al professor Giovanni Doglietto che viene dal Gemelli. Sempre dal Gemelli arriva il professor Andrea Arcangeli il sostituto del professor Alfredo Pontecorvi, «pensionato» bruscamente dal Papa dal ruolo di direttore della Sanità e igiene del Governatorato.
Perché? La Sanità del Vaticano è in preda a convulsioni di potere e a scarsità di fondi. Francesco ha deciso che Guerrero Alves controlli le finanze del Vaticano concentrando tutto il potere nell'Apsa da cui dipende anche il Fondo sanitario, questo significa che va depotenziato pure nella Sanità il ruolo del Governatorato a capo del quale però c'è un potentissimo cardinale: Giuseppe Bertello. Questo paralizza la Sanità vaticana che è stata per molti una mucca da mungere. Sono 102 ospedali per quasi 18.000 posti letto, altre 257 strutture, 1.535 case di riposo per 70.000 operatori di cui 8.000 medici che fruttano in contributi diretti dallo Stato italiano 2 miliardi, più ci sono le convenzioni delle Regioni (molto generose quelle del Lazio), ma il Vaticano non è riuscito a trasformarlo in un affare.
Dove sono finiti i soldi? Si torna al famoso palazzo di Londra. Il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha sempre negato che per compralo sia stato usato l'obolo di San Pietro; forse che i soldi siano usciti dal Fondo sanitario? A capo del Fas c'era monsignor Angelo Perlasca, inquisito e «degradato» proprio per l'affare di Londra. Luigi Mistò giura che così non può essere, che l'Apsa controlla tutti i soldi (i ticket finiscono lì con uno strano giro) e che i fondi Fas sono poca cosa: «I ticket sono passati da 302.000 euro del 2017 a 497.000 euro del 2018 (più 39%, ndr), a fronte di una spesa sanitaria superiore a 20 milioni».
Anche Oltretevere quando c'è la salute c'è tutto. O no?
Minali da Cattolica al Cupolone. Il Papa apre anche alle quota rosa
Papa Francesco sistema un altro tassello importante del complicato riassetto degli affari economici della Santa Sede e apre alle quote rosa. Ieri ha infatti nominato tredici membri - sei cardinali e sette laici - del Consiglio vaticano per l'Economia che resterà guidato dal cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo a Monaco di Baviera e capofila dei «progressisti» dentro il Sacro collegio.
Il Consiglio ha il compito di sorvegliare la gestione economica e di vigilare sulle strutture e sulle attività amministrative e finanziarie dei dicasteri della Curia romana, delle istituzioni collegate con la Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Il consiglio tra l'altro approva il bilancio consolidato. Il controllo e la vigilanza sugli enti di cui si occupa il Consiglio sono attuati dalla Segreteria per l'Economia, di cui prefetto è il gesuita Guerrero Alves. Con il cambio di poltrone annunciato ieri, escono di scena il maltese Joseph Zahara - già capo della Bank of Valletta e legato al presidente dello Ior, Jean-Baptiste de Franssu - che era vicecoordinatore, e in passato era stato a capo della Cosea, la commissione di riforma da cui scaturì, per una fuga di documenti, anche Vatileaks-2.
I nuovi porporati scelti sono i cardinali Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, Gerald Cyprien Lacroix, arcivescovo del Quebec, Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, e Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila. Come membri laici, sei sono donne scelte tra docenti universitarie e manager di primo piano del mondo della finanza: Charlotte Kreuter-Kirchhof, Eva Castillo Sanz, Leslie Jane Ferrar, Marija Kolak, María Concepción Osákar Garaicoechea e Ruth Maria Kelly. L'unica nomina maschile tra i laici è quella dell'italiano Alberto Minali, che sarebbe apprezzato anche in ambienti vicini all'Opus Dei. L'ex amministratore delegato di Cattolica assicurazioni (e prima ancora direttore generale delle Generali) era stato sfiduciato dal cda della compagnia veronese nell'ottobre del 2019 e a fine maggio si è dimesso anche da consigliere chiedendo un risarcimento di 9,6 milioni, motivato con l'«asserita mancanza di una giusta causa» della revoca delle sue deleghe.
Tornando al riassetto varato da Bergoglio, nei giorni scorsi papa Francesco ha anche nominato Maximino Caballero Ledo come segretario della Segreteria per l'Economia, il dicastero guidato dal prefetto Juan Antonio Guerrero. Spagnolo di nascita e americano d'adozione, Caballero ha 61 anni, sposato con due figli, laurea in Economia all'Università Autonoma di Madrid, Mba (master in business administration) presso l'Iese business school di Barcellona. Ha lavorato per vent'anni tra Barcellona e Valencia, come responsabile della finanza in diversi Paesi europei, in Medio Oriente e in Africa. Nel 2007 si è trasferito con la sua famiglia negli Stati Uniti. Caballero e padre Guerrero, provengono dalla stessa città e sono amici d'infanzia.
Risale invece allo scorso 10 luglio la chiamata di Mario Draghi a far parte della Pontificia Accademia delle scienze sociali, il think tank all'ombra del Cupolone che si occupa di economia, politica e società con lo scopo di fornire alla Chiesa gli elementi per sviluppare la sua dottrina sociale. Bergoglio è gesuita e anche l'ex presidente della Bce ha avuto la stessa formazione: ha studiato al liceo Massimo di Roma, dai gesuiti appunto. In un'intervista a Radio Vaticana, spiegò il cuore dell'insegnamento di Ignazio di Loyola in termini più generali: «Far capire che tutti noi, al di là di quanto noi potessimo apprendere come scolari, nella vita avevamo un compito che poi il futuro, la fede, la ragione, ci avrebbero rivelato».
Continua a leggere
Riduci
Guerra sui fondi tra Apsa, la banca centrale della Santa Sede, e Governatorato. Intanto 28 infermieri ci rimettono il posto.Rinnovato il Consiglio per l'Economia della Santa Sede. Sette i laici, sei sono donne.Lo speciale contiene due articoli.Una messa val bene 28 licenziamenti. Almeno al Policlinico Gemelli di Roma, la cattedrale sanitaria del Vaticano. O forse quei 28 infermieri rimasti senza lavoro sono vittime dello scandalo del palazzo di Londra comprato incautamente dal Vaticano e pagano, incolpevoli, la lotta di potere tra l'Apsa - che è la banca centrale del Papa oggi nelle mani del plenipotenziario delle finanze vaticane Guerrero Alves - e il Governatorato, il più ricco dicastero guidato dal cardinale Giuseppe Bertello per il controllo della Sanità del Vaticano. Tutto ruota attorno ai buchi di bilancio di Oltretevere. L'ospedale del Papa per risparmiare circa 400.000 euro ha messo di fatto alla porta gli infermieri che gli hanno consentito di affrontare e superare l'emergenza Covid. Insomma più che la cura conta la Curia. Il Gemelli si è servito per molto tempo delle ambulanze di una società che è un colosso dell'emergenza: la Heartlife Croce amica. Tutto perfetto, anche quando scoppia il Covid il personale di Croce amica viene addestrato ed equipaggiato per affrontare il trasporto di questi pazienti particolari con ambulanze apposite. Così il Gemelli ha potuto aprire il suo reparto Covid al Columbus. Si arriva al primo di giugno e l'appalto scade, il Gemelli che è convenzionato col Servizio sanitario e gode di molti contributi pubblici fa una nuova gara e esclude la Heartlife. Perciò gli addetti della Croce amica dal primo agosto perdono il lavoro: non c'è più l' appalto da circa un milione di euro con l'ospedale del Papa. La Heartlife ha chiesto spiegazioni opponendo che in base alla legge regionale quel servizio deve essere fatto da infermieri professionali regolarmente assunti, vuole sapere chi ha vinto e insiste con il suo amministratore delegato Fabio Caminiti Cutuli per accedere agli atti per un eventuale ricorso, ma dal Gemelli hanno risposto con tre differenti lettere: siamo un soggetto privato, non siamo soggetti alla legge regionale ne a quella nazionale e non vi diciamo chi ha vinto la gara. La verità è che quel servizio ora sarà svolto dalla Croce rossa che pare abbia fatto un ribasso molto consistente perché conta sull'opera dei volontari non retribuiti. E così i 28 dipendenti della Heartlife che hanno salvato il Gemelli dall'emergenza Covid ora sono in emergenza stipendio. L'azienda pensa di riassorbirne alcuni, ma il Gemelli rivendica il diritto di fare come gli pare. Anche se lo Stato e la Regione continuano a elargire molti contributi. Gli ultimi 23 milioni glieli ha assegnati Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd e presidente del Lazio. Ma forse al Gemelli hanno l'ordine di limare i costi perché la Sanità del Vaticano è in una crisi profondissima dopo una serie di scandali (l'Id, il San Carlo di Nancy e pure il Gemelli pareva fosse sull'orlo del fallimento) e la banca vaticana. l'Apsa, ha dovuto sborsare milioni e milioni. Francesco per tenere sotto controllo la Sanità ha istituito nel 2016 una speciale commissione rinnovata di recente. A capo c'è ancora monsignor Luigi Mistò che è anche il presidente del Fas, il fondo sanitario di dipendenti e cittadini d'Oltretevere, che pagano ticket particolarmente salati. A dirigerlo c'era fino a un mese fa Stefano Loreti, ora allontanato per fare posto al professor Giovanni Doglietto che viene dal Gemelli. Sempre dal Gemelli arriva il professor Andrea Arcangeli il sostituto del professor Alfredo Pontecorvi, «pensionato» bruscamente dal Papa dal ruolo di direttore della Sanità e igiene del Governatorato. Perché? La Sanità del Vaticano è in preda a convulsioni di potere e a scarsità di fondi. Francesco ha deciso che Guerrero Alves controlli le finanze del Vaticano concentrando tutto il potere nell'Apsa da cui dipende anche il Fondo sanitario, questo significa che va depotenziato pure nella Sanità il ruolo del Governatorato a capo del quale però c'è un potentissimo cardinale: Giuseppe Bertello. Questo paralizza la Sanità vaticana che è stata per molti una mucca da mungere. Sono 102 ospedali per quasi 18.000 posti letto, altre 257 strutture, 1.535 case di riposo per 70.000 operatori di cui 8.000 medici che fruttano in contributi diretti dallo Stato italiano 2 miliardi, più ci sono le convenzioni delle Regioni (molto generose quelle del Lazio), ma il Vaticano non è riuscito a trasformarlo in un affare. Dove sono finiti i soldi? Si torna al famoso palazzo di Londra. Il cardinale Giovanni Angelo Becciu ha sempre negato che per compralo sia stato usato l'obolo di San Pietro; forse che i soldi siano usciti dal Fondo sanitario? A capo del Fas c'era monsignor Angelo Perlasca, inquisito e «degradato» proprio per l'affare di Londra. Luigi Mistò giura che così non può essere, che l'Apsa controlla tutti i soldi (i ticket finiscono lì con uno strano giro) e che i fondi Fas sono poca cosa: «I ticket sono passati da 302.000 euro del 2017 a 497.000 euro del 2018 (più 39%, ndr), a fronte di una spesa sanitaria superiore a 20 milioni». Anche Oltretevere quando c'è la salute c'è tutto. O no?<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/bergoglio-decapita-la-sanita-vaticana-afflitta-da-scandali-e-lotte-di-potere-2646914231.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="minali-da-cattolica-al-cupolone-il-papa-apre-anche-alle-quota-rosa" data-post-id="2646914231" data-published-at="1596755226" data-use-pagination="False"> Minali da Cattolica al Cupolone. Il Papa apre anche alle quota rosa Papa Francesco sistema un altro tassello importante del complicato riassetto degli affari economici della Santa Sede e apre alle quote rosa. Ieri ha infatti nominato tredici membri - sei cardinali e sette laici - del Consiglio vaticano per l'Economia che resterà guidato dal cardinale tedesco Reinhard Marx, arcivescovo a Monaco di Baviera e capofila dei «progressisti» dentro il Sacro collegio. Il Consiglio ha il compito di sorvegliare la gestione economica e di vigilare sulle strutture e sulle attività amministrative e finanziarie dei dicasteri della Curia romana, delle istituzioni collegate con la Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Il consiglio tra l'altro approva il bilancio consolidato. Il controllo e la vigilanza sugli enti di cui si occupa il Consiglio sono attuati dalla Segreteria per l'Economia, di cui prefetto è il gesuita Guerrero Alves. Con il cambio di poltrone annunciato ieri, escono di scena il maltese Joseph Zahara - già capo della Bank of Valletta e legato al presidente dello Ior, Jean-Baptiste de Franssu - che era vicecoordinatore, e in passato era stato a capo della Cosea, la commissione di riforma da cui scaturì, per una fuga di documenti, anche Vatileaks-2. I nuovi porporati scelti sono i cardinali Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, Gerald Cyprien Lacroix, arcivescovo del Quebec, Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma, e Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila. Come membri laici, sei sono donne scelte tra docenti universitarie e manager di primo piano del mondo della finanza: Charlotte Kreuter-Kirchhof, Eva Castillo Sanz, Leslie Jane Ferrar, Marija Kolak, María Concepción Osákar Garaicoechea e Ruth Maria Kelly. L'unica nomina maschile tra i laici è quella dell'italiano Alberto Minali, che sarebbe apprezzato anche in ambienti vicini all'Opus Dei. L'ex amministratore delegato di Cattolica assicurazioni (e prima ancora direttore generale delle Generali) era stato sfiduciato dal cda della compagnia veronese nell'ottobre del 2019 e a fine maggio si è dimesso anche da consigliere chiedendo un risarcimento di 9,6 milioni, motivato con l'«asserita mancanza di una giusta causa» della revoca delle sue deleghe. Tornando al riassetto varato da Bergoglio, nei giorni scorsi papa Francesco ha anche nominato Maximino Caballero Ledo come segretario della Segreteria per l'Economia, il dicastero guidato dal prefetto Juan Antonio Guerrero. Spagnolo di nascita e americano d'adozione, Caballero ha 61 anni, sposato con due figli, laurea in Economia all'Università Autonoma di Madrid, Mba (master in business administration) presso l'Iese business school di Barcellona. Ha lavorato per vent'anni tra Barcellona e Valencia, come responsabile della finanza in diversi Paesi europei, in Medio Oriente e in Africa. Nel 2007 si è trasferito con la sua famiglia negli Stati Uniti. Caballero e padre Guerrero, provengono dalla stessa città e sono amici d'infanzia. Risale invece allo scorso 10 luglio la chiamata di Mario Draghi a far parte della Pontificia Accademia delle scienze sociali, il think tank all'ombra del Cupolone che si occupa di economia, politica e società con lo scopo di fornire alla Chiesa gli elementi per sviluppare la sua dottrina sociale. Bergoglio è gesuita e anche l'ex presidente della Bce ha avuto la stessa formazione: ha studiato al liceo Massimo di Roma, dai gesuiti appunto. In un'intervista a Radio Vaticana, spiegò il cuore dell'insegnamento di Ignazio di Loyola in termini più generali: «Far capire che tutti noi, al di là di quanto noi potessimo apprendere come scolari, nella vita avevamo un compito che poi il futuro, la fede, la ragione, ci avrebbero rivelato».
Carlo Messina (Imagoeconomica)
Il piano arriva dopo un 2025 che l’amministratore delegato definisce senza esitazioni «il migliore di sempre». Utile netto a 9,3 miliardi (+7,6%), dividendi complessivi per 6,5 miliardi – tra acconto e saldo – e un buyback da 2,3 miliardi già autorizzato dalla Bce. L’ad rivendica di aver superato, negli ultimi due piani industriali, tutti gli obiettivi.
La strategia al 2029 poggia su tre pilastri: riduzione dei costi grazie alla tecnologia, crescita dei ricavi trainata dalle commissioni e un costo del rischio ai minimi storici, frutto di una banca senza più crediti incagliati. Ma il vero salto è geografico. Messina guarda oltre i confini italiani e rivendica di essere «parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025». Tradotto: nessuna corsa alle aggregazioni domestiche, nessun inseguimento a fusioni difensive che comunque troverebbero l’ostacolo dell’Antitrust. Il baricentro si sposta sull’espansione internazionale, in particolare nell’industria del risparmio.
È qui che prende forma Isywealth Europe, il progetto-bandiera del nuovo piano. Un’iniziativa che porta all’estero il modello Intesa nella consulenza finanziaria, facendo leva sul digitale e sulle sinergie di gruppo. Francia, Germania e Spagna sono i primi traguardi individuati. Mercati dove la banca è già presente con proprie filiali e dove punta a servire corporate, retail e private banking attraverso piattaforme tecnologiche integrate. Duecento milioni di investimenti iniziali. Il piano di espansione nelle grandi città europee, con prodotti distribuiti anche tramite Isybank e Fideuram Direct. La crescita avverrà solo con operazioni di cui il gruppo avrà la maggioranza azionaria. Al momento, chiarisce, sul tavolo non c’è nulla. Nessuna fretta, nessuna ansia da shopping. La stessa logica guida la strategia sulle banche estere, chiamate a realizzare sinergie più strette con le altre divisioni del gruppo. Il risultato netto della divisione international banks dovrebbe salire a 1,8 miliardi nel 2029 dagli 1,2 miliardi del 2025. «Nell’eurozona non serve fare acquisizioni», sottolinea, «meglio sfruttare le presenze che già abbiamo».
Intesa promette una nuova accelerazione sul fronte della riduzione dei costi. Per raggiungere l’obiettivo sono previsti altri 5,1 miliardi di investimenti tecnologici, che si aggiungono ai 6,6 miliardi del piano precedente. In parallelo, un ricambio generazionale senza scosse: 9.750 uscite volontarie in Italia entro il 2030, compensate da circa 6.300 nuove assunzioni di giovani. A regime, i risparmi attesi valgono 570 milioni di euro.
Il capitolo del risiko bancario è liquidato con poche frasi ma con un tono che non lascia spazio a interpretazioni. Le operazioni che animano il dibattito, «non ci preoccupano». Neanche l’asse Unicredit-Generali di cui tanto si parla «Sarebbe come mettere insieme due Bpm. Rimarremmo comunque con tre volte più grandi». Fine della discussione. Per Intesa, insiste l’amministratore delegato, non è un terreno di competizione. Anche perché, osserva, «mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete di distribuzione bancaria non ha molto senso».
In controluce, il piano racconta anche un altro punto di vista: quello che osserva con attenzione lo scenario globale. Alla domanda su Kevin Warsh, indicato da Donald Trump come prossimo presidente della Fed, il giudizio è misurato ma positivo: «Una persona di altissima competenza e capacità». Un segnale di equilibrio, mentre le banche centrali restano un fattore chiave di stabilità – o instabilità – dei mercati.
Alla fine, il nuovo piano di Intesa Sanpaolo appare come un manifesto di continuità. Cinquanta miliardi di dividendi come garanzia, una strategia internazionale come orizzonte, il rifiuto del risiko come scelta identitaria.
Continua a leggere
Riduci
Under Salt Marsh (Sky)
La natura, la sua violenza improvvisa, è protagonista al fianco di una comunità tradizionale, scossa da un omicidio quasi perfetto. O, quanto meno, di un omicidio che sarebbe stato perfetto, se non fosse intervenuta la natura.Il mare, in un giorno di tempesta, ha portato sulle rive del Galles un corpo, lo spettro di una morte innaturale. E, pure, la certezza che l'indagine non sarebbe stata semplice. Jackie Eliss l'ha capito fin dal primo momento.
Lo ha sentito sulla propria pelle, lei che aveva cercato di dimenticare il passato, gli sbagli, gli errori. La Eliss era detective a Morfa Halen, cittadina immaginaria, arroccata sui paesaggi del Galles, quando un'altra morte ha messo a soqquadro la sua vita. Allora, c'era la stessa violenza, ma poche certezze. Jackie Eliss non è riuscita a capire chi fosse il responsabile di una tale brutalità, perché, soprattutto. Qualche ipotesi l'ha azzardata, qualcosa lo ha pensato. Ma, a conti fatti, non ha saputo portare dalla sua prove certe e inconfutabili. Così, il paese le ha voltato le spalle e la sua famiglia con lui. La Eliss ha perso il marito, la stima della figlia e il lavoro. Tre anni più tardi, è la stessa donna, ma il mestiere è un altro, le insicurezze aumentate.Jackie Eliss, quando il secondo cadavere piomba a Morfa Halen, non è più una detective, ma un'insegnante, cui l'ostracismo dei suoi concittadini ha provocato una tristezza latente. Sola, senza lo scopo di un mestiere che era vocazione, vorrebbe tenersi alla larga da quell'altro mistero. Ma qualcosa, una sensazione sottile sottopelle, le dice che le morti, pur passati anni, sono connesse. Ed è in nome di questa connessione, della voglia di capire cosa sia successo e redimere con ciò se stessa e i propri errori, che la Eliss decide di tornare a investigare. Senza l'ufficialità del ruolo, senza gli strumenti consoni. Senza aiuti, ma con una determinazione tipica del genere cui Under salt marsh appartiene.
Lo show, in quattro episodi, rincorre la velocità del giallo, del thriller, rincorrendo parimenti quella del cataclisma. Perché c'è altro a rendere il mistero più inquietante: la minaccia incombente di una tempesta senza precedenti, decisa a distruggere ogni prova che possa condurre alla verità.
Continua a leggere
Riduci
Dopo aver chiesto di abolire il carcere e «okkupare» le case, l'eurodeputata Avs palpita per Askatasuna.