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Agli Oscar irrompe l’elogio delle mamme. Ma ai giornali importa solo di Trump
Jessie Buckley (Ansa)
Jessie Buckley, premiata per «Hamnet», dedica la statuetta alla maternità, ma il suo discorso passa sotto silenzio.

Sì, è proprio l’anno dei bambini. Bimbi stuprati alle feste dei potenti e dei satanisti. Bimbi del bosco tolti ai genitori dallo Stato. Bimbi fuori dal bosco, ma portati su un’isola e spogliati, abusati, fotografati e messi in commercio. Bimbi ritoccati in nome dell’eugenetica. Bimbi trucidati in guerra. Giù le mani dai bambini, palestinesi e non solo, cantiamo in coro. Poi arriva la premiazione degli Oscar, lo spettacolo dell’anno, Jessie Buckley vince il premio come miglior attrice per Hamnet, in cui interpreta una madre generosa, potente e intuitiva, e si lancia in un emozionante elogio della maternità. Risultato? La stampa italiana ignora il suo discorso e piagnucola perché non è stato vituperato a sufficienza Donald Trump. Ma certo, dei bambini ci ricordiamo solo quando l’Inps lancia il famoso allarme pensioni. Farli, è un’altra cosa. E farli non per caso, quasi un’eversione.

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Record di nomination per chi s’è inventato un mondo di bianchi vampiri suprematisti
Una scena tratta dal film «I peccatori» (Warner Bros)
Nell’horror «I peccatori», un manipolo di succhiasangue del Kkk dà la caccia ai neri. Ha più candidature agli Oscar di «Ben-Hur».

Qualche sera fa, senza saperne niente, ho visto su Sky cinema I peccatori, Sinners in originale, «un film scritto diretto e coprodotto da Ryan Coogler», autore di cui ignoravo la precedente produzione (Prossima fermata Fruitvale station, sulla storia di un ragazzo ucciso dalla polizia a Oakland a Capodanno 2009, Creed - Nato per uccidere, uno spin off di Rocky e Black panther I e II).

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C’è un obeso sciatto? È grassofobia. Rivolta buonista contro «The Whale»
Brendan Fraser (Ansa)
Il film di Darren Aronofsky, vincitore di due Oscar, accusato di discriminazione per il ritratto del protagonista. Persino l’uso del trucco non va bene: solo un attore davvero in sovrappeso, dicono, dovrebbe avere certi ruoli.
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«Everything everywhere all at once» si appresta a fare incetta di statuette
Ansa

Il 12 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles si terrà la 95ª edizione dei premi Oscar e anche quest’anno, la celebre notte hollywoodiana non dovrebbe riservare grandi sorprese. La pellicola, opera seconda di due stralunati che per nome fanno The Daniels - al secolo, Daniel Kwan e Daniel Scheinert - si dice essere pronta a far man bassa di premi.

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Anche quest’anno Oscar del buonismo. Ma i prossimi saranno pure peggio
Chloe Zhao, regista di «Nomadland», pellicola premiata come miglior film (Ansa)
Miglior film «Nomadland», elogio patinato della vita precaria. Dal 2022 entra in vigore il Cencelli delle minoranze per i premi.
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