2019-01-16
L'Eni può aiutarci in Libia, ma ci vorrà un accordo politico con Russia e Arabia Saudita
www.laverita.info
Il modello Riace finisce persino all’università. Ieri infatti Mimmo Lucano, europarlamentare dem, è stato chiamato per tenere un seminario all’università Magna Graecia di Catanzaro sull’esperienza di integrazione che lui ha rappresentato nella cittadina in provincia di Reggio Calabria dove è stato sindaco. Il titolo del seminario: «Modello di ospitalità di rifugiati e migranti del comune di Riace», e si è svolto davanti a una ventina di persone in un’aula del dipartimento di giurisprudenza, economia e sociologia.
Fratelli d’Italia ha definito l’iniziativa «grave e inaccettabile». Per Fabio Roscani, deputato Fdi e presidente di Gioventù nazionale, è «inaccettabile che l’università pieghi la propria funzione educativa a finalità politiche, ospitando come relatore Lucano, figura già condannata nell’ambito del cosiddetto “modello Riace” e decaduta dalla carica di sindaco». Una scelta che, per l’esponente di Fdi, «legittima un modello segnato da irregolarità e da una gestione controversa delle risorse pubbliche. Non siamo di fronte a un reale confronto accademico, ma a un’iniziativa unilaterale, priva di contraddittorio, che si configura come propaganda. Un episodio che conferma una deriva ideologica dell’ateneo, con evidenti ricadute sulla sua credibilità e sul suo posizionamento nazionale».
La replica di Lucano è arrivata presto: «Sono stato all’università di Cambridge, a quella di New York e in molti altri atenei prestigiosi per raccontare un’esperienza che rappresenta una soluzione alla drammatica questione dei migranti. Eppure, proprio nella mia terra, la mia presenza suscita contraddizioni così forti da parte di esponenti della destra».
E intanto in Toscana, nonostante la crisi migratoria stia mettendo in grave difficoltà molti Comuni per i diffusi problemi di sicurezza, il governatore Eugenio Giani, ha deciso di mettersi contro la decisione del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, di aprire un centro per il rimpatrio in Lunigiana, vicino a Massa Carrara. «La Lunigiana è un’area di straordinaria bellezza, ma anche estremamente delicata sotto il profilo ambientale, sociale ed economico. Pensare di collocare in questo contesto una struttura come un Cpr rappresenta, a mio avviso, un vero e proprio oltraggio a un territorio che va tutelato e valorizzato, non gravato da scelte che rischiano di comprometterne l’equilibrio». Insomma, a lui non va l’idea di mettere immigrati pericolosi tutti insieme in quelle zone. Tuttavia non ne indica altre che, tradotto, significa che non ha alcuna intenzione di voler aprire un Cpr in Toscana. Gli immigrati andassero altrove. Un paradosso per la sinistra. «Non credo che i Centri di permanenza per i rimpatri siano, in questo momento, il metodo più efficace per affrontare la questione migratoria. Si tratta di strutture che, di fatto, assumono le caratteristiche di luoghi di detenzione, pur essendo formalmente configurate come centri d’accoglienza. Questo elemento evidenzia una contraddizione di fondo che dovrebbe essere affrontata a livello normativo».
Spostandoci in un’altra regione rossa accade l’inverso. Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, ha proposto di riaprire un Cpr, nonostante le forti contrarietà all’interno della sua maggioranza in Regione e il «no» categorico del sindaco di Bologna, Matteo Lepore. E in Assemblea legislativa il governatore ha parlato di «possibilità di riallacciare il dialogo» con il governo dopo aver sentito il ministro Piantedosi, nell’ipotesi di rendere «umani ed efficaci» gli attuali centri di detenzione amministrativa dei migranti irregolari. Infine ha aggiunto: «Sui temi della sicurezza serve uno scatto. La posizione della sinistra non può essere: prevenzione e no a derive securitarie. La prevenzione e le risposte di sicurezza, quelle proprie, devono stare insieme». Il cortocircuito della sinistra.
Lo ha dichiarato l'eurodeputata di Fratelli d'Italia in un'intervista al Parlamento Europeo a margine dell'evento di presentazione dello «Space meetings Veneto», che si terrà a Venezia dall'11 al 13 maggio.
«Con noi l’Europa è ferma ai sorrisini della Merkel e Sarkozy». La marcia d’avvicinamento alla manifestazione organizzata dalla Lega per domani (ore 15) in piazza del Duomo a Milano è concentrica, parte da più punti cardinali.
Quello del senatore Claudio Borghi è economico, la sua declinazione di «padroni a casa nostra» (romantico slogan dell’era bossiana recuperato per l’occasione) ha come fulcro la crisi energetica provocata dalla guerra e dalla chiusura ideologica di Bruxelles sul Patto di stabilità. Poi ci sono il tema della sicurezza, della sovranità nazionale, della pace a dare profondità al raduno e a mettere a disagio la sinistra movimentista, convinta di avere l’esclusiva della piazza per decreto. E così infastidita da appiccicare all’evento la parola «remigration» (mai citata da nessuna parte) nel tentativo di dare una spolverata di razzismo al tutto.
La kermesse s’intitola «Senza paura», come stava scritto sulla maglietta che i consiglieri regionali leghisti hanno indossato qualche giorno fa nell’assise lombarda. Ce l’ha anche il presidente regionale Attilio Fontana, al quale l’opposizione aveva chiesto di non partecipare. «E invece ci sarò. Non nel ruolo istituzionale ma da libero cittadino e da militante della Lega. Allo stesso modo in cui i sindaci del Pd partecipano ai cortei organizzati dal loro partito. E parteciperò a una manifestazione che, contrariamente alla strumentalizzazione della sinistra, non ha come tema la “remigrazione” ma una severa critica alle politiche europee, comprese quelle sull’immigrazione. Detto che non c’è nulla di sbagliato nel rimpatriare chi delinque, nel raduno di sabato ci sono tante altre battaglie».
Una in particolare interessa a Fontana, non ha niente di populista e riguarda il supporto alle categorie più fragili, che stanno pagando con tagli lineari la stagione bellicista di Ursula Von der Leyen. «Ormai da mesi mi batto contro una centralizzazione dei fondi di coesione europea che rischia di far perdere alla Lombardia 1 miliardo di euro. Sarebbe il disastro più grande per i territori dopo la distruzione dell’automotive. Noi siamo ancorati a cose concrete, ci battiamo per i nostri cittadini. Perché la sinistra non parla di questo?». Riguardo all’immigrazione incontrollata che fa di Milano un esempio plastico del disastro, lo stesso sindaco Giuseppe Sala - pur prendendo le distanze per ovvie ragioni politiche - è costretto ad ammettere: «La parola “remigration” non mi convince. Peraltro ribadisco che non sono tra quelli che dicono no ai rimpatri. Se qualcuno commette crimini tali da giustificare un rimpatrio, ben venga».
Gli organizzatori assicurano che la manifestazione sarà pacifica, coordinata, nel rispetto delle regole. Unico problema, le provocazioni dei centri sociali che hanno allestito in città alcune «contro-manifestazioni» spot, con lo scopo di fomentare disordini. L’europarlamentare milanese Silvia Sardone richiama «il diritto costituzionale a manifestare pacificamente. Allo stesso modo vedo la necessità di tutelare l’ordine pubblico e di condannare ogni forma di violenza e intimidazione legata a sigle antagoniste, già protagoniste di episodi di aggressione alle forze dell’ordine e danneggiamenti». Massimiliano Romeo, capogruppo in Senato e segretario regionale, mette il punto: «Ci sono temi, come l’Europa, sui quali è giusto alzare la voce. La Lega ha nel suo Dna l’essere un partito di governo, e lo siamo in Italia e in Regione Lombardia, ma anche di lotta, e lo siamo in Europa. Contro le misure di austerity e ideologiche sostenute dal Pd, che vorrebbero impedire ai singoli Stati di attuare politiche economiche per sostenere le famiglie e le imprese».
Senza paura. Non ne ha mai avuta il senatore Claudio Borghi, che punta il dito contro la rigidità di Bruxelles nell’allargare il Patto di stabilità nonostante l’economia di guerra. «Dobbiamo prevenire invece che curare. Dire come fa Von der Leyen che gli aiuti verranno concessi solo se la situazione peggiora, vuol dire essere pazzi; significa essere pronti ad aiutare l’impresa solo dopo che ha tirato giù la saracinesca. La verità è che la vera faccia della Ue è sempre quella del sorrisino di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy con Silvio Berlusconi. Il gioco è truccato, è un tavolo di bari come allora. E il pollo che sta al tavolo è sempre l’Italia. Oggi non c’è più lo spread, oggi è la Francia a essere dal lato debole. Ma potendo contare sul nucleare, soffre la guerra energetica meno di noi. E riecco le rigidità, i ricatti, le fregature. Non siamo più padroni a casa nostra e vorremmo tornare a esserlo».
Il cuore della protesta di «Niente paura» è questo, la difesa degli interessi italiani. Per Borghi un esempio lampante è il contributo negato alla Biennale di Venezia per la presenza degli artisti russi. «Penso che fare l’esame del Dna all’arte sia una grande sciocchezza. L’Ue congela i 2 milioni che ci spettano? La risposta migliore sarebbe scalare 2 milioni a fine anno dalla cifra miliardaria che ci chiedono come contributo all’Unione. Voglio vedere cosa dicono».
Caccia all’uomo alla ricerca dei banditi, almeno tre, che nella giornata di ieri hanno compiuto una clamorosa rapina alla filiale della Crédit Agricole di Piazza Medaglie d'Oro, nel quartiere Vomero a Napoli. I rapinatori, dopo aver scassinato e portato via diverse decine di cassette di sicurezza, si sono dileguati allontanandosi nelle fogne. Venticinque tra dipendenti e clienti sono stati tenuti in ostaggio dai banditi, che avevano il volto coperto da maschere che alcuni hanno ricondotto al volto di attori cinematografici.
I clienti della Crédit Agricole di Piazza Medaglie d'Oro, a Napoli, si sono messi in fila da questa mattina — dopo essere rimasti già fino a notte davanti all’istituto di credito — per fornire al personale i dettagli relativi alle proprie cassette di sicurezza, bottino dei rapinatori che ieri hanno svaligiato la banca. «L’hanno aperta con il cacciavite. È diventato troppo facile rapinare una banca», racconta una donna dopo aver scoperto che la sua cassetta di sicurezza è stata aperta.
Sul luogo della rapina sono presenti anche gli uomini della municipalizzata Abc Napoli. Gli operai dovranno infatti aiutare le forze dell’ordine e gli investigatori a individuare il percorso che i banditi avrebbero seguito per la fuga, riuscendo ad allontanarsi attraverso le fogne. È stato scavato un tunnel, frutto di un lavoro evidentemente minuzioso e particolarmente lungo nel tempo: un’attività condotta con modalità che fanno pensare anche a mani esperte, capaci di effettuare lo scavo senza farsi notare.

