2019-01-16
L'Eni può aiutarci in Libia, ma ci vorrà un accordo politico con Russia e Arabia Saudita
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L'opera di Marcello d'Olivo riuscì nei primi anni Cinquanta a coniugare armonicamente cemento e macchia mediterranea nella nuova località balneare friulana, grazie al disegno a spirale delle strade. Nelle ville di Pineta, l'influenza stilistica di Frank Lloyd-Wright.
La riviera adriatica friulana a sud di Latisana, la penisola di Lignano, era stata nei secoli una zona incontaminata la cui parte occidentale, ricoperta da una vasta pineta e da paludi, era stata fino agli anni Venti del secolo XX colpita dalla piaga della febbre malarica e di fatto disabitata. Regno di ginestre e pini marittimi, i suoi bassi fondali sabbiosi ospitavano anguille e rombi, il suo cielo una grande varietà di uccelli acquatici. Solo all’inizio degli anni Cinquanta, con la ripresa del turismo postbellico, si pensò di svilupparla a scopo turistico come la confinante Sabbiadoro. Nel 1952 in seguito alla lottizzazione fu costituita la «Pineta Spa», inizialmente intenzionata a realizzare un grande campeggio all’ombra della macchia mediterranea. Fu l’intervento dell’ingegnere e poeta Leonardo Sinisgalli a cambiare radicalmente i progetti, sostituendoli con lo studio di una città balneare dai tratti futuristici. Per realizzarla, coinvolse l’architetto friulano Marcello D’Olivo, rappresentante dell’architettura organica italiana ispirata a quella dell’americano Frank Lloyd-Wright. L’architetto si era da poco distinto con la realizzazione della sede del Villaggio del Fanciullo di Trieste quando la città era ancora governata dagli Alleati. Sempre nel capoluogo giuliano aveva progettato nel 1951 la sede del nuovo Mercato Ortofrutticolo, realizzando una struttura futuristica a pianta circolare dove i camion potevano caricare all’ultimo piano grazie a rampe a spirale che si arrampicavano lungo la parete dell’edificio. La lottizzazione di Pineta fornì il terreno fertile per applicare la visione organica di D’Olivo su vasta scala, progettando un intero complesso residenziale.
L’architetto friulano fu incaricato nel 1952 e pochi mesi dopo abbozzò quello che sarà un esperimento unico nel panorama urbanistico italiano, caratterizzato dalla struttura a spirale delle strade di Pineta. La scelta della forma è una risultanza del bagaglio culturale dell’autore, che trae le proprie origini sia dai classici come la «spirale di Archimede» e la «Spira Mirabilis» del matematico Jakob Bernoulli, le cui caratteristiche geometriche sono dettate dall’algoritmo, ma anche dalle opere dei futuristi e di Paul Klee. Dall’altra parte la spirale o chiocciola era stata utilizzata anche dall’architetto che più aveva ispirato D’Olivo, Frank Lloyd-Wright, il cui esempio più famoso è forse la scalinata del Gugghenheim Museum di New York. La chiave di volta era stata svelata: oltre ad avere le caratteristiche estetiche e algebriche prima descritte, la forma a spirale era anche funzionale alle specifiche del progetto, che esigevano un totale rispetto della vegetazione. Le linee curve delle strade e la scarsa elevazione degli edifici rendevano possibile una visione continua del verde dei pini marittimi. Anche da un punto di vista della viabilità, la forma a chiocciola delle strade (gli «archi» intervallati da «raggi» che intersecavano le spire procedendo verso il mare) rendevano il traffico molto meno pericoloso evitando incroci perpendicolari e aumentando la visibilità, perché Lignano Pineta fu concepita per accogliere il maggior numero di automobili in un’epoca in cui si affacciava la motorizzazione di massa e l’inquinamento non era considerato un tabù. Lo sviluppo verticale degli edifici era stato rigidamente regolato da D’Olivo. Gli alberghi non potevano superare i 4 piani, come gli edifici commerciali, mentre ville e villette potevano raggiungere al massimo i 3 piani e le piccole case familiari solamente un piano. Anche per queste regole, che permettevano al cemento di integrarsi nella macchia mediterranea in modo armonico, D’Olivo fu attaccato da alcuni costruttori per le limitazioni imposte allo sviluppo in altezza in un periodo di forte speculazione edilizia. Per concludere i servizi erano tutti concentrati in un unico nucleo costruttivo, il cosiddetto «treno», un edificio lungo 110 metri dove si concentravano le principali attività commerciali, che seguiva sinuosamente le linee della spirale. Alla sommità del «treno» l’architetto scelse di realizzare coperture a forma di «tetto di pagoda», che riprendevano l’andamento sinuoso delle fronde della pineta.
La struttura urbanistica di Lignano Pineta fu realizzata tra il 1953 e il 1955 e negli anni successivi completata con la realizzazione di ville, alberghi e abitazioni. Oltre allo stesso D’Olivo, parteciparono alla loro realizzazione architetti di primo piano, seguaci dell’architettura organica che non escludeva punte di brutalismo. Grazie alla soluzione della spirale, l’uso diffuso del cemento armato riuscì nell’integrazione con l’ambiente regalando quello che ancora oggi è un esempio unico di sperimentalismo architettonico. Uniche per stile sono alcune abitazioni come quelle realizzate dallo stesso D’Olivo, come villa Sinisgalli, costruita per l’ingegnere letterato che ispirò il progetto e villa Spezzotti, un’opera che ricorda da vicino le case di Lloyd-Wright.
Lignano Pineta fu apprezzata anche da Ernest Hemingway, che nel 1954 la visitò, battezzandola entusiasticamente la «Florida d’Italia» così come il friulano Pier Paolo Pasolini che nel 1959, dopo averla visitata, dichiarò «Le architetture dei villini sono dignitose e garbate, c'è molto spazio: e l'aria che si respira è veramente degna di una piccola spiaggia europea americanizzante». Anche Alberto Sordi fu affascinato dal progetto di Pineta, dove alla fine degli anni Cinquanta acquistò una villa progettata dall'architetto Aldo Bernardis.
Marcello D’Olivo fu ammirato anche all’estero dopo la realizzazione di Lignano Pineta, soprattutto in Medio Oriente. Fu chiamato nel 1979 dal governo di Saddam Hussein per progettare il più importante monumento di Baghdad, quello del Milite Ignoto, dove l’architetto friulano realizzerà alla sommità di una collina artificiale un grande scudo che sembra fluttuare nell’aria. A Riad partecipò al progetto della città universitaria e propose un piano urbanistico, per la capitale del Gabon, Libreville.
Per chi volesse approfondire la storia del progetto e delle ville di Lignano Pineta, segnaliamo il sito web dell'associazione Raggi e ArchiTetture a questo LINK
Iran, New York socialista e Greenspan: la settimana americana tra diplomazia difficile, sinistra urbana e fine del mito della Fed.
A Bruxelles si parla di pesca e non solo; l’Ue fa come i gamberi, un passo avanti e due indietro. E come al solito si copre di ridicolo inseguendo il dogma green.
È cominciato nel peggiore dei modi un round molto impegnativo sulla Pac - la politica agricola comunitaria - che peraltro è basato su di una finzione: che non ci sia il convitato di pietra di nome Ucraina. Il commissario all’agricoltura Christophe Hansen non ha ancora parlato perché manda avanti per ora Costa Kadis, suo omologo agli oceani e alla pesca, come se non fosse un pacchetto unico che riguarda la sovranità e la sicurezza alimentare. Si è capito che nel conto pluriennale 2028-2034 ci saranno meno soldi - si rilancia il fondo unico gestito dagli Stati che fa fuori le Regioni e cancella lo sviluppo rurale, tanto a Ursula von der Leyen servono i cannoni non le cascine - e più vincoli, ma se entra Kiev si «mangia» 91 miliardi sui 380 complessivi. Parlarne ora però pare brutto, anche se la Von der Leyen ha una gran voglia di abbracciare Volodymir Zelnsky.
Su una cosa il presidente però non torna indietro: sul dogma ambientale. Si riducono le possibilità di pesca, si insiste sulle etichette terroristiche per il vino, che sta vivendo dal punto di vista commerciale e di consumo, uno dei momenti peggiori. Non si fanno sconti sul Cbam, il balzello sulla CO2 (questa misura l’ha votata l’Eurocamera) con ulteriori costi per chi coltiva in un momento di gravissima crisi economica e di approvvigionamento alimentare, ma si dà una mano alle lobby delle multinazionali, perché vengono attenuate le cautele e le prescrizioni per le bevande energetiche, sui cibi ultraformulati e si ridà fiato al Nutri-score, l’etichetta a semaforo. In breve: il vino che non ha dietro di sé una lobby fa male al punto che bisogna scriverlo in etichetta; i beveroni gonfi di zucchero, taurina e caffeina sono un sorso di salute, le patatine rientrano nella dieta perfetta e l’olio extravergine di oliva (in crisi profondissima) è troppo grasso.
Da Coldiretti arriva un allarme rosso. A partire proprio dalla pesca dove si è toccato il fondo: l’Ue vieterà l’uso del piombo per le lenze e le reti. Lo denuncia l’eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint che da tempo sta seguendo questa «pratica», che è stata allargata anche alla caccia, dove tra cinque anni sarà vietato usare i pallini. Si può pescare solo se le reti restano a galla. Il provvedimento rientra nel Regolamento europeo Reach che impedisce l’uso di pesi di piombo per la pesca professionale - le zavorre oltre i 50 chili vanno eliminate entro cinque anni - e impone l’immediata messa al bando dei fili piombati, provvedimento che riguarda la piccola pesca e 2 milioni di pescasportivi solo in Italia. Scrive la Cisint: «L’eliminazione del piombo negli attrezzi da pesca, che comporta ulteriori balzelli per gli operatori, è l’ultima follia ideologica della Commissione europea». In realtà è la penultima perché, come si è visto, torna in auge tutto l’armamentario pseudo-salutistico su vino, etichette e impronta carbonica, favorendo però gli «amici» della Von der Leyen: le multinazionali del cibo e della distribuzione.
Sul fronte della pesca ci sono altre novità, sempre penalizzanti per l’Italia, che importa circa l’80% del pesce: siamo i più forti consumatori europei, con un esborso di circa 4 miliardi. Costa Kadis ha suggerito: «Siamo a un bivio critico: nonostante un numero maggiore di stock ittici pescati in modo sostenibile, non ci siamo ancora». Dunque altri divieti - soprattutto nel Mediterraneo - e nuove restrizioni. Compensati con l’incentivo alla demolizione dei pescherecci e un sostegno, limitato, all’acquacoltura. Tanto ci sono i Paesi atlantici che vendono il pesce agli altri. La presidenza di turno cipriota ha provato a mediare sostenendo che ci sono 4 miliardi aggiuntivi sul fondo pesca, ma Italia, Francia e Spagna hanno presentato un documento che boccia le proposte della Commissione puntando alla salvaguardia delle nostre flotte attraverso anche stabilità nelle scelte. Che è come sperare di svuotare il mare con un cucchiaio.
Se n’è accorta la Coldiretti che ha dedicato a Bruxelles una giornata speciale alla pesca. Le richieste sono specifiche: almeno 7,3 miliardi da destinare al settore, semplificazione e meno divieti. Luigi Scordamaglia, ad di Filiera Italia e capo area mercati, internazionalizzazione e politiche europee di Coldiretti, ha ricordato che «la piccola pesca rappresenta il 70% della flotta, che si è ridotta del 40% negli ultimi dieci anni, e le nuove regole dovrebbero basarsi su dati concreti e valutazioni d’impatto, non su approcci ideologici». Daniela Borriello, responsabile nazionale di Coldiretti Pesca chiede che si rivedano tutte le regole perché «solo nell’ultimo biennio, le giornate di pesca nel Mediterraneo sono calate di oltre il 15%, mettendo a rischio migliaia di pescherecci e famiglie». Ma l’Ue non ci sente. O meglio qualcosa fa: per evitare che la pesca vada a fondo toglie il piombo dalle reti.
Si è svolto questa mattina un incontro tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Stefano Donnarumma. Secondo fonti del ministero, il manager sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni e avrebbe convocato a breve una riunione con il management del gruppo.
La guida operativa di Fs potrebbe essere affidata all’attuale amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, Gianpiero Strisciuglio. Prima di lasciare l’incarico, riferiscono fonti del Mit, Donnarumma dovrebbe chiudere nei prossimi giorni alcuni dei dossier più importanti.
Due giorni fa i vertici di Fs e delle principali società operative del gruppo avevano incontrato Salvini per discutere degli interventi infrastrutturali, degli obiettivi del Pnrr, della qualità del servizio e delle misure per ridurre i disagi registrati negli ultimi mesi. Sullo sfondo resterebbero divergenze sulla gestione del gruppo con il ministero dell’Economia e delle Finanze, azionista di controllo di Fs. «Salvini - affermano da ministero - ha ringraziato l'a.d per il lavoro svolto e gli oltre 90 mila dipendenti Fs che ogni giorno svolgono una funzione essenziale. Entrambi concordano sulla conclusione del mandato in anticipo rispetto ai tempi previsti per far partire la fase due dell'azienda, chiusi positivamente gli obiettivi Pnrr, con a capo una figura scelta dall'interno».,

