I pm svizzeri vanno al rallentatore. E il sindaco farebbe bene a lasciare

Sulla tragedia di Crans-Montana non torna nulla. E ci sia concesso di sospettare che ci sarà un tempo in cui sarà fatta chiarezza e tornerà tutto, se non qualcosa. In un primo momento a molti risultò incomprensibile il fatto che il signor Jacques Moretti fosse stato lasciato libero di scorrazzare dove voleva e di fare ciò che voleva per ben dieci giorni prima di essere arrestato. Uno che viene arrestato perché c’è il pericolo di fuga viene lasciato libero, per dieci giorni, di fuggire? Poi viene messo in carcere per qualche giorno, viene pagata una cauzione che non ci è dato sapere da dove venga, comunque in contanti, e non gli viene applicato neanche il braccialetto. Quindi, ipoteticamente, questo signore è libero di scorrazzare dove vuole e di continuare, eventualmente, a inquinare le prove che, ci pare, ci sia stato ormai il tempo di inquinare a dovere.
A pochi giorni dalla tragedia, esattamente il 13 di gennaio scorso, la Procura di Roma aveva inoltrato una richiesta di assistenza giudiziaria alla Confederazione. L’ufficio Federale di Giustizia l’ha poi trasmessa il giorno successivo alla Procura vallesana sotto la cui giurisdizione c’è anche Crans-Montana. L’incontro tra gli inquirenti vallesani e quelli italiani è fissato per la metà di febbraio. E poi si dice che è lenta la giustizia italiana. Allora quella svizzera ha la velocità della lumaca. Ha dichiarato l’ambasciatore svizzero a Roma, Roberto Balzaretti, che l’incontro stabilito per la metà del prossimo mese non rappresenta «un ritardo da parte della Svizzera, ma la prima data possibile per la Procura di Roma». In merito alla decisione di Roma di richiamare l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, «non esiste alcuna crisi tra i due Stati» ha affermato Balzaretti. Chissà se l’ambasciatore è stato richiamato per un forte raffreddore o problemi gastroenterici, oppure, perché il Governo ha voluto sottolineare una presa di distanze, se non altro per le famiglie dei giovani morti in quel locale che dal punto di vista della sicurezza aveva lo stesso livello di una topaia.
I funzionari della magistratura svizzera, che nel frattempo hanno indagato uno degli ex responsabili della sicurezza del Comune, hanno dichiarato che le due autorità di perseguimento penale (italiana e svizzera) hanno la possibilità di collaborare per condurre indagini nell’ambito delle cosiddette squadre investigative comuni. Una affermazione che ha la stessa profondità di quella che ci dice che l’acqua è bagnata. Credo che la Procura di Roma queste cose le sapesse per conto suo e non occorresse specificare questa banalità che è simile a quella di ricordare a qualcuno che va a pesca di portare la canna. Mah. Tutto cominciò - lo ricorderete - con quella ridicola, imbarazzante, grottesca e strampalata conferenza stampa del sindaco del luogo, il signor Nicolas Féraud, 55 anni, iscritto al Partito liberale radicale che, ci fa notare il Corriere della Sera in un articolo apparso ieri, è lo stesso partito di centrodestra cui appartiene la procuratrice generale Beatrice Pillaud che conduce l’inchiesta. Una nota di cronaca che può avere qualche interesse, magari, nella mente di qualche maliziosetto. Ma torniamo a questo singolare sindaco che durante la conferenza stampa si disse «profondamente rammaricato» per il fatto che al Constellation (la topaia di cui sopra) «dal 2020 al 2025» non ci fossero stati controlli che, lo ricordiamo, erano di competenza del comune stesso con a capo il sindaco. Dopo 21 giorni è tornato a parlare ed evidentemente ci ha ripensato sostenendo che «è stato un errore» non chiedere scusa. Ci ha anche informato che «per il momento» - come sottolinea giustamente il collega Fulloni del Corriere a quattro settimane dalla strage - «non sono ancora stato sentito dagli inquirenti». E ci ha detto anche «sono colpevole agli occhi di molta gente». Ma va? Cosa pensava signor Féraud? Che le facessero una statua alla stupidità in piazza a Crans-Montana? Ha detto anche che ha subito un trauma enorme e che ha iniziato una terapia presso uno psicologo e che tale terapia, probabilmente, durerà a lungo. Noi non sappiamo chi sia lo psicologo e quindi non possiamo emettere giudizi ma, come si dice, in questo caso ci vuole uno veramente bravo. Come se non bastasse il medesimo sindaco ha detto che si è trovato in un contesto emotivamente molto difficile e di aver commesso l’errore di privilegiare la prudenza piuttosto che lasciare spazio a scuse ed emozioni. Ma si rende conto signor Féraud che sarebbe stato meglio se fosse stato zitto anche in questa occasione? Uno che ha in mano la pala (in questo caso, simbolicamente, la possibilità di parlare) non c’è legge al mondo che lo costringa da usarla per scavarsi la fossa ed invece il signor Féraud lo ha fatto. Perché vede, sindaco, lei non ha commesso l’errore di privilegiare la prudenza, lei ha commesso l’errore di non staccare le sue natiche dalla poltrona di sindaco sulla quale siede e, come iniziativa minima, prendere la decisione di autosospendersi fino a che la sua compagna di partito, la procuratrice generale Beatrice Pillaud che conduce l’inchiesta, non la convocherà. Meglio sarebbe se, cautelativamente, dopo essersi autoaccusato di non aver fatto controlli in quel locale per cinque anni, si dimettesse. Ha detto anche che «fino a fine mandato non abbandonerò la nave in piena tempesta». È vero che il capitano di una nave deve essere l’ultimo ad abbandonarla (non come fece Schettino) ma lei non è capitano di una nave, è sindaco di un comune e a lei, più che uno Schettino, sarebbe richiesto uno scattino della sua coscienza tale da portare le sue terga a casa sua.





