Recep Tayyip Erdogan (Ansa)
La Turchia continua a guardare al Corno d’Africa. La settimana scorsa, Recep Tayyip Erdogan si è recato in Etiopia: era dal 2015 che il presidente turco non visitava il Paese.
Nell’occasione, il presidente turco ha incontrato il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, celebrando il centenario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra Ankara e Addis Abeba. Secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu, “i leader hanno discusso dell'ampliamento delle relazioni commerciali e i funzionari etiopi hanno affermato che entrambe le parti vogliono aumentare gli scambi commerciali fino ad almeno un miliardo di dollari”. Non solo. Le due parti hanno anche rafforzato i legami sul fronte energetico. Inoltre, un aspetto significativo risiede nel fatto che Ahmed abbia chiesto a Erdogan sostegno diplomatico per far sì che l’Etiopia possa conseguire un accesso sul mare.
Sempre durante la visita, il presidente turco è tornato a criticare Israele per aver riconosciuto formalmente il Somaliland lo scorso dicembre. “Vorrei ribadire che il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele non gioverebbe né al Somaliland né al Corno d'Africa”, ha dichiarato. Il sultano teme che il riconoscimento del Somaliland da parte dello Stato ebraico possa incrementare la tensione nel Corno d’Africa. La mossa di Gerusalemme, oltre che da Ankara, è stata del resto criticata sia da Mogadiscio che da Riad. Erdogan vuole che l’area resti complessivamente stabile, per garantire alla Turchia una rilevante influenza geopolitica ed economica in loco. Non dimentichiamo d’altronde che, tra il 2024 e il 2025, il sultano si è ritagliato il ruolo di mediatore tra Etiopia e Somalia.
Il punto è che questa questione ha delle ripercussioni dirette anche sugli equilibri mediorientali. Come detto, Riad, differentemente da Abu Dhabi e Gerusalemme, ha una linea assai fredda nei confronti del Somaliland. Il che ha ovviamente contribuito ad alimentare le tensioni tra sauditi ed emiratini. Nel frattempo, sullo scacchiere mediorientale, Riad continua ad allontanarsi dallo Stato ebraico, per avvicinarsi al regime filoturco di Damasco. Tutto questo per dire che le dinamiche del Corno d’Africa si stanno intrecciando con la diplomazia collegata al tentativo di rilancio americano degli Accordi di Abramo.
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