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Con voli diretti si raggiunge l’isola di Sal dove, oltre al relax in spiaggia, ci sono tante escursioni da fare tra mare e deserto.
Capo Verde è una destinazione che conquista con discrezione. Non seduce con eccessi, ma con un equilibrio sottile fatto di luce intensa, vento costante e una sensazione di libertà che accompagna il viaggiatore fin dal primo istante. Questo arcipelago atlantico, sospeso tra Africa ed Europa, è il luogo ideale per chi cerca una vacanza di mare autentica, lontana dalla frenesia e dai cliché più rumorosi del turismo di massa. Oltretutto il clima è sempre quello ottimale di una fresca estate con temperature dai 23 ai 29 gradi.
Tra le isole più frequentate, Sal è quella che meglio interpreta l’anima rilassata di Capo Verde. Il suo paesaggio è essenziale e sorprendente allo stesso tempo: ampie distese sabbiose, dune chiare modellate dagli alisei, scogliere nere di origine vulcanica e un oceano che cambia colore nell’arco della giornata, passando dal verde, al turchese e al blu profondo. Il cuore dell’isola è Santa Maria, una cittadina affacciata sull’oceano che conserva un’atmosfera accogliente e informale. Le strade sono animate da piccoli negozi artigianali, caffè all’aperto e ristoranti dove il tempo sembra rallentare. Qui la giornata segue il ritmo del sole: lenta al mattino, vivace al tramonto, quando il pontile diventa il punto d’incontro perfetto per osservare i pescatori rientrare e il cielo tingersi di arancio.
Le spiagge di Sal sono tra le più belle dell’arcipelago: lunghe, luminose, mai soffocanti. Ideali sia per chi desidera semplicemente rilassarsi, sia per gli amanti degli sport acquatici come snorkeling kitesurf, e windsurf , favoriti da vento costante e acque limpide. Da non perdere il giro dell’isola in catamarano, spesso in compagnia dei delfini che giocano intorno alla barca.
Oltre alle avventure acquatiche, nelle zone interne sabbiose o rocciose, si possono fare tour a piedi, a cavallo, in quad o in fuoristrada. A Sal c’è anche un verdissimo campo da golf che contrasta cromaticamente con il deserto circostante. Tra le attrazioni più affascinanti dell’isola spiccano senza dubbio le saline di Pedra de Lume, situate all’interno del cratere di un antico vulcano. Qui si vive un’esperienza quasi surreale: ci si immerge in vasche di acqua salata naturale, dove la densità è così elevata da permettere di galleggiare senza sforzo, in un silenzio interrotto solo dal vento. Le saline raccontano una parte importante della storia economica di Sal, quando l’estrazione del sale rappresentava una delle principali risorse dell’isola. Oggi sono un luogo sospeso nel tempo, dove benessere, natura e memoria storica si incontrano in modo armonioso. Oltre alle saline, Sal offre numerosi angoli da esplorare: piscine naturali scavate nella roccia vulcanica, coste frastagliate battute dall’oceano e vaste aree desertiche che regalano panorami quasi lunari. Non mancano riserve naturali protette, dove è possibile osservare fauna marina e, in alcuni periodi dell’anno, la nidificazione delle tartarughe marine
La cucina di Capo Verde è un mix di influenze africane, portoghesi e brasiliane, con piatti a base di pesce, carne e verdure. Da provare piatti tipici come la cachupa, un sostanzioso stufato di mais, fagioli e carne o pesce, e il pastel com diabo, un delizioso antipasto a base di tonno e verdure. Inoltre, sono molti i ristoranti locali che offrano musica dal vivo e danze tradizionali per vivere appieno l’atmosfera di Capo Verde. Con la sua animazione serale, l’Ocean Cafè è il locale di tendenza dell’isola di Sal dove si può gustare un aperitivo, cenare, ballare e ascoltare ottima musica. Da provare, sempre in pieno centro, il Restaurante Americo’s che offre anche menù con piatti elaborati. Per cenare in spiaggia con piatti di pesce o di cucina creola è perfetto il Restaurante Barracuda.
Sal è particolarmente apprezzata dai turisti italiani grazie alla facilità di collegamento - l’aeroporto internazionale, costruito negli anni ‘30 da Mussolini per facilitare le trasvolate atlantiche è collegato con voli diretti dall’Italia - al clima favorevole tutto l’anno e alla sensazione di sicurezza e accoglienza. I pacchetti turistici sono pensati per offrire comfort e semplicità, ma è altrettanto facile organizzare una vacanza più indipendente, lasciandosi guidare dall’istinto e dalla curiosità. Oltre ai principali tour operator come Alpitour, Veratour e CaboVerdeTime, che offrono voli diretti e soggiorni personalizzati sull’isola, si può acquistare un economico biglietto aereo con Easyjet (www.easyjet.com) da Milano e prenotare l’alloggio on line, anche su Booking: Capo Verde offre, infatti, una vasta gamma di opzioni, dai lussuosi resort ai piccoli hotel e guesthouse familiari.
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Rocco Casalino (imagoeconomica)
Storia di un outsider che ha scalato la società (sotto i riflettori). Ego dilagante: da comunicatore politico si atteggiava a capo di Stato. Ha scritto un libro biografico che «ha superato Obama in classifica». Adesso cerca la ribalta come direttore di un giornale online.
Cognome e nome: Casalino Rocco. Ta-rocco, per amici e detrattori burloni.
Tedesco di nascita, a Frankenthal, land: Renania-Palatinato.
Pugliese d’origine.
Radici a Ceglie Messapica, celebre nel 2022 quando un altro Rocco, Rocco Siffredi, ne storpiò il nome per una sua iniziativa porcellina in loco: in un video non la chiamò Messàpica, bensì Messapìca.
Con quali assonanze è facile intuire.
L’iniziativa attirò gli strali del sindaco di centrodestra Angelo Palmisano: «Hai ridicolizzato, con un gioco di parole scurrile, il nome della nostra città per i tuoi discutibili interessi. Ma ricordati: Ceglie Messapica merita rispetto!».
Anche perché il paesello in quel di Brindisi ha quasi 19.000 abitanti.
E non meno di 500 come Volturara Appula, in provincia di Foggia, che ha dato i natali a Giuseppe Conte, il «Giuseppi» di trumpiana memoria di cui Casalino è stato lo spin doctor nei tre anni di permanenza al governo: esecutivo gialloblù, M5s-Lega, prima; e giallorosso, con il Pd, dopo (quando divenne ministro il piddino Francesco Boccia, che è di Bisceglie, comune barese, da sempre un pontiere tra le due «meglio anime» della sinistra, le ironie sul «triangolo delle cime di rapa» si sprecarono).
Rocco Casalinomov, per chi ha voluto vedere nella sua carriera - recensendone l’autobiografia Il portavoce, Piemme 2021, in copertina un Casalino seduto in posa come Kevin Spacey in House of cards - una parabola à la Limonov: l’underdog o l’outsider che si «arrampica» socialmente, arrivando in cima (o nei pressi).
Mattia Salvia, Wired, 19 febbraio 2021: «Ne Il portavoce ci sono passi che in effetti ricordano pagine di Limonov (l’avvincente biografia scritta da Emmanuel Carrère, ndr)».
Uno in particolare - quello in cui Casalino racconta di come, al tavolo con Angela Merkel, pensasse continuamente ai suoi compagni di scuola in Germania che lo bullizzavano, con la speranza che quelli, magari diventati elettori proprio della Cancelliera, lo vedessero ora - è praticamente un calco di un capitolo in cui Limonov esternava identico sentimento di rivalsa.
Stefano Cappellini, vicedirettore di Repubblica, il 18 febbraio 2021 su X: «Arrivato un Whatsapp di Casalino nella chat di gruppo. È sul suo libro. Dice: “Superato Barack Obama nella classifica Amazon”».
Per la cronaca: Casalino vendette 16.000 copie in tre mesi, Obama 900.000 solo nel primo giorno di uscita, ma è noto che a Ta-rocco non ha mai fatto difetto l’autostima.
«È un ragazzo intelligente, giovane e preparato ingegnere, che ha scelto di sottoporsi a cambiamenti radicali (si direbbe, perfino chirurgici) per giocare il suo ruolo di personaggio», lo fotografò una ventina d’anni fa Walter Siti, scrittore di chiara fama con l’hobby della tv nazionalpopolare, ma chissà cosa ne scriverebbe oggi.
«Roccobelloooo» pare lo chiamasse Conte quando lo cercava nelle stanze di Palazzo Chigi, secondo un retroscena di Augusto Minzolini sul Giornale.
Nel 2022, a sorpresa, niente candidatura in Parlamento: «Nonostante siano passati 22 anni dalla mia partecipazione al Grande Fratello, il mio nome continua a essere ancora ghiotto per chi vuole infangare non tanto me, ma il Movimento con quello che è il “metodo Boffo”».
Eh, la peppa, Rocco.
Quella di Dino Boffo, costretto a dimettersi dalla direzione di Avvenire per una campagna del Giornale di Vittorio Feltri (a una notizia vera ne fu accostata un’altra pesantissima ma completamente falsa, per cui Feltri fu costretto a una pubblica lettera di scuse), fu una storiaccia seria i cui cascami coinvolsero perfino il cardinale Tarcisio Bertone.
Quindi fly down, vola basso.
A lungo Ta-rocco è stato «uno dei due badanti di Conte, l’altro è Marco Travaglio», così il Tempo del 25 novembre 2020.
E con due consigliori così, cosa poteva andare storto?
Nulla. E difatti: risultati nelle urne del M5s?
Politiche 2018: 10.734.839 voti.
Politiche 2022: 4.335.494.
Europee 2024: 2.336.251, e amen.
Casalino ha ora lasciato la gestione della comunicazione M5s per riciclarsi come direttore di un giornale online: La Sintesi.
Ora: avere il dono della medesima è sempre cosa buona e giusta, ma - sarà perché Casalino è venuto al mondo in Germania, o perché la «sintesi» è un cardine della fenomenologia dello Spirito del filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel - va detto che il simbolo grafico della testata, una doppia esse, richiama vagamente quello, sinistro, delle SS naziste, ma, come si sa, la malizia è negli occhi di guarda.
Mentre facevo zapping martedì scorso, l’ho ritrovato ospite di Ottoemezzo su La7 dove Lilli «Rottenmeier» Gruber, per parlare del referendum sulla giustizia, ha invitato lui, Cathy La Torre, avvocato e attivista Lgbt, e poi Nicola Gratteri in quota «l’unico del ramo» («la vera pornografia tv è quando si mettono seduti a discutere della guerra in Iraq Rita Levi Montalcini, Alba Parietti e un sieropositivo», disse un pirla già nel 2005, intervistato per Sette da Claudio Sabelli Fioretti: lo rammento bene perché quel pirla ero io).
A un tratto Casalino ha bombardato la strategia comunicativa di Giorgia Meloni, abile a «giocare sul piano emotivo, ha bisogno di creare nella gente sentimenti o di odio o di rabbia, emozioni «negative», un «trucco» per strumentalizzarli in chiave «superficiale» perché «solo una piccola parte di italiani» s’informa oltre gli slogan.
Da che pulpito!
Ma se c’è stato un movimento politico che ha sfruttato demagogicamente e populisticamente l’indignazione e la buona fede dei cittadini, quello è stato da sempre il M5s!
Puro Ta-rocco, insomma.
Che ha sempre sfoggiato un ego un cicinin sviluppato, rivaleggiando con quello non di molto inferiore di «Giuseppi», tanto che il 16 marzo 2024 Fabrizio Roncone sul Corriere gli ha dedicato un affettuoso amarcord: «Quando a Palazzo Chigi vide la stanza destinata al portavoce, Rocco restò rigido per alcuni secondi (solo il labbro superiore prese a tremargli: succede sempre quando sta per esplodere). Gli sembrava uno sgabuzzino. Inaccettabile. Risultato: quando tre anni dopo andò via, il suo ufficio aveva le dimensioni di un campo di calcetto».
Ma questo suo credersi l’ombelico del mondo, la chiesa al centro del villaggio («Dott. Ing. Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio, Capoufficiostampa del governo», pare fosse così il suo biglietto da visita), lo ha portato a tracimare.
Nel settembre 2018 diventa pubblico un suo audio in cui preannuncia una megavendetta nei confronti dei dirigenti del ministero dell’Economia: «Se poi all’ultimo non escono i soldi per il reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori quei pezzi di m... del Mef, non è accettabile che non si trovino 10 miliardi del ca..., sarà una cosa ai coltelli».
Diffusione «pilotata», nel senso che si voleva mandare un «pizzino», con Casalino pronto a fare da parafulmine delle inevitabili polemiche che non potevano non scoppiare, visto il tono e il linguaggio usati?
Oppure realizzata «violando privacy e deontologia professionale», come accusò lui?
Come fu come non fu, Conte lo «blindò», reputandolo vittima di «condotte gravemente illegittime»: «Ribadisco la piena fiducia nel mio portavoce», mettendo fine alle querelle. Evidentemente all’epoca non contava il «prevalente interesse pubblico» - a conoscere i retroscena di episodi più o meno eclatanti della vita politica - che vale oggi in difesa del «giornalismo d’inchiesta» di Report, che si basa anche sull’uso sapiente di audio, per dir così, non autorizzati dagli interessati, e per cui Conte si è battuto perfino andando in piazza brandendo la «pochette»).
Al che, i propalatori ignoti decisero di far conoscere un altro «vocale» non proprio edificante di Casalino, che, costretto a fare gli straordinari dopo il crollo, il 14 agosto 2018, del Ponte Morandi a Genova (43 vittime), un paio di giorni dopo sbottò con i giornalisti: «Non stressatemi la vita, io pure ho diritto a farmi un paio di giorni, che già mi è saltato Ferragosto, Santo Stefano, San Rocco, Santo Cristo. Mi chiamate come pazzi».
Però.
Ovviamente, l’ipotesi di dimissioni non fu nemmeno considerata.
Anche in virtù del «codice Rocco», emanato da sé medesimo, che gli consentiva di fare il bello e il cattivo tempo, e al quale «quasi tutti obbedivano, ovvero: fare e scrivere come diceva lui, invitando in tv i suoi protetti, o semplicemente chi stava simpatico a Rocco-Richelieu» (così Mario Ajello sul Messaggero del 4 febbraio 2021).
Alla fine, per l’iper-protagonismo lo bacchettò perfino il suo ex agente Lele Mora: «Dovrebbe fare un bagno di umiltà, perché è andato oltre. Evidentemente, visto che era abituato alle telecamere, ha pensato che stare al governo fosse un Grande Fratello della politica».
Di più: «Non puoi apparire accanto a Conte in ogni contesto, perfino in presenza dei capi di Stato del mondo. La verità è che Rocco voleva stare al centro della scena, voleva essere visto».
La Sintesi debutterà il 2 marzo.
Avviso sul sito in costruzione: «La redazione giornalistica è in prossima apertura».
Nell’attesa, hanno già taroccato l’italiano.
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Elisabetta Gardini (Imagoeconomica)
Dopo l’articolo della «Verità» la Gardini annuncia che la riforma è stata ritirata. Resta da capire perché il comitato tecnico stesse convocando le associazioni di categoria.
L’incubo della riforma dei condomini che aveva messo in fibrillazione i proprietari di case ha trovato una soluzione. Il capitolo può definirsi chiuso, anche grazie all’intervento de La Verità che tra i primi ha fatto luce sul tentativo di rivoluzionare la normativa e ieri ha svelato l’ultimo tentativo di far passare il testo che avrebbe rivoluzionato la vita negli immobili.
La proposta di legge a prima firma Elisabetta Gardini di Fratelli d’Italia può essere considerata solo un ricordo. «In merito alle notizie riportate dalla stampa sulla proposta di legge in materia di disciplina condominiale, si precisa che la pdl in questione è stata formalmente ritirata», ha chiarito ieri la Gardini, vice capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio a seguito della notizia pubblicata da La Verità, sull’iniziativa presa dal comitato tecnico della riforma di inviare alle associazioni di settore una convocazione per aprire tavoli di confronto. Nella missiva che La Verità ha potuto leggere c’era scritto: «Questo comitato tecnico, su mandato degli onorevoli deputati firmatari, sta procedendo con i tavoli di confronto con le parti sociali interessate allo scopo di raccogliere il loro prezioso contributo. Questa proposta», si legge ancora, «è un cantiere aperto e quindi il vostro contributo è ritenuto essenziale e funzionale alla costruzione di una versione definitiva alla proposta che possa , così, riscontrare le segnalazioni di tutti». E poi: «Tanto premesso, codesta associazione/organizzazione è convocata al tavolo che si terrà il giorno...». Seguivano in calce i nomi dei rappresentanti del comitato, Francesco Schena, Pietrantonio Lisi e Carlo Pikler, oltre all’indicazione del comitato tecnico riforma del condominio, onorevole Elisabetta Gardini. Così l’esponente di FdI ha precisato: «La proposta di legge è stata formalmente ritirata». Il caso quindi è chiuso (resta da capire in nome di chi il comitato stesse inviando queste lettere di convocazione) e i proprietari di immobili possono tirare un sospiro di sollievo. D’altronde se in molti auspicano da tempo una riforma della normativa, è pur vero che il testo presentato a dicembre scorso affrontava la materia in modo profondamente penalizzante per i condomini. Tant’è che subito dalle forze politiche della maggioranza era arrivata una levata di scudi. A cominciare dalla Lega che aveva parlato di testo «con evidenti criticità e non condiviso» facendo intendere in modo esplicito che non c’era una scelta collegiale. Anche Forza Italia aveva preso le distanze e per bocca del responsabile del dipartimento casa, Roberto Rosso, che aveva annunciato «una nuova proposta di riforma sulla disciplina dei condomìni». Mentre il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, aveva chiarito. «È una proposta che, come molte altre, è in discussione alla Camera. Trattandosi di una proposta è indispensabile un confronto tra tutti i soggetti interessati in grado di costruire una posizione di buon senso a tutela della casa degli italiani, senza la quale Fratelli d’Italia ritiene che non potrà proseguire il suo iter».
Insomma, nessuna forza politica sembrava interessata a portare avanti un testo che svantaggia i condomìni moltiplicando la burocrazia e creando i presupposti per una situazione caotica nella gestione degli immobili. Si prevedeva, per esempio, la creazione presso il Mimit (il ministero del Made in Italy), di un elenco nazionale pubblico degli amministratori che avrebbero dovuto essere in possesso di laurea. Poi, lo stop ai pagamenti in contanti e l’obbligo di versare i saldi su uno conto corrente dedicato, postale o bancario, intestato al condominio. Inoltre le informazioni relative alla sicurezza delle parti comuni dell’edificio avrebbero dovuto essere verificate e certificate da una società specializzata.
Gli immobili con oltre 20 condomìni, poi, dovevano dotarsi di un revisore. Il punto più controverso era un altro: chi è in regola con i pagamenti finisce per pagare anche per chi è moroso? I creditori infatti possono agire sulle somme sul conto corrente condominiale (alimentato da chi è in regola con i pagamenti) e in via sussidiaria sui beni dei condomìni in base alla morosità di ciascuno e infine su chi ha sempre pagato. Dopo il danno la beffa. Che a questo punto sembra davvero scampata.
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Christine Lagarde (Ansa)
Intanto in Olanda tassano il 36% dei guadagni non effettuati in Borsa, cripto comprese.
Christine Lagarde apre un paracadute per evitare vendite forzate di titoli in euro sui mercati globali. Perché quando gli investitori cominciano a vendere non per scelta ma per necessità, la politica monetaria inizia a rimbalzare come una pallina su una racchetta senza corde. Insomma se il mondo entra in una fase di nervosismo - tra geopolitica muscolare, politiche industriali aggressive e catene di approvvigionamento che si spezzano come grissini - il rischio non è solo la volatilità. È la fuga verso i rifugi. Il dollaro, naturalmente. E, per i più ansiosi, l’oro che non parla ma rassicura. Nasce così la stabilizzazione permanente della linea Eurep: un’opportunità che consente alle banche centrali di tutto il mondo di ottenere liquidità in euro dando in garanzia titoli denominati nella moneta unica. Non più uno strumento emergenziale. Ma una infrastruttura stabile, globale, accessibile con continuità.
È la versione monetaria del «non correte tutti verso l’uscita, le porte restano aperte». In altre parole, la Bce sta costruendo un sistema per evitare vendite obbligate prima ancora che qualcuno pensi di farle. Psicologia dei mercati. Mentre a Bruxelles si discute con tono solenne di integrazione dei mercati dei capitali e di mobilitare il risparmio europeo c’è chi ha deciso di affrontare la questione da un’angolazione sorprendente. I Paesi Bassi hanno scelto di cambiare radicalmente il modo in cui tassano le rendite finanziarie, comprese le criptovalute La riforma entrerà in vigore nel 2028 ma ha già acceso un dibattito degno di un seminario di filosofia morale.
La Camera dei Rappresentanti dei Paesi Bassi ha approvato una riforma che certo non agevola gli investimenti. Non sarà tassato solo l’incasso, ma anche ciò che aumenta di valore. Se il portafoglio cresce, anche senza vendere nulla, per il fisco quel guadagno esiste già. È reddito. È imponibile.
È la tassazione dell’arricchimento potenziale. Una metafisica fiscale che Platone avrebbe probabilmente apprezzato. E non importa se questo sistema porterà a vendite forzate visto che i risparmiatori potrebbero essere privi della liquidità necessaria per pagare la tassa.
Il vecchio sistema - che applicava rendimenti teorici stabiliti dallo Stato - era stato demolito dalla magistratura perché giudicato lesivo del diritto di proprietà.
Immobili e partecipazioni in start-up restano fuori. Continueranno a essere tassate solo al momento della vendita - segno che l’economia reale va trattata con cautela. La ricchezza finanziaria, invece, può essere misurata anno per anno, quasi fosse un termometro sociale. Anche le cripto entrano nel perimetro. E qui non è difficile leggere la preoccupazione delle autorità per un fenomeno che cresce più rapidamente delle categorie fiscali tradizionali.
La Nederlandsche Bank ha registrato l’aumento costante degli investimenti digitali tra famiglie e istituzioni, segnale che il confine tra risparmio e speculazione diventa sempre più sfumato. La banca calcola un ammontare di 1,2 miliardi nell’ottobre 2025, rispetto agli 81 milioni di fine 2020. Il settore finanziario deteneva ulteriori 113 milioni di euro in criptovalute direttamente in portafoglio nel terzo trimestre del 2025. Il segretario di Stato al Tesoro, Eugène Heijnen, ha difeso la riforma pur riconoscendo che si poteva fare meglio. Ma il fisco non poteva rinunciare ai 2,3 miliardi di tasse
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