2026-01-26
Mercosur: «È finita l'epoca degli accordi che non tengono conto della salute dei cittadini»
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Lo ha dichiarato il ministro Francesco Lollobrigida a margine del Consiglio Agricoltura e Pesca a Bruxelles.
Sotto le piramidi le si tingeva con l’henné, nell’Ottocento domina lo smalto rosso. Oggi ci sono nuovi colori e soprattutto nuove tecniche. Ma ogni tanto è consigliabile un periodo di «riposo».
Pochi giorni fa Cecilia Rodríguez ha confidato sul suo profilo Instagram che ha lasciato la sua bimba poche volte, per andare a lavorare o a farsi le unghie. Sono molte le influencer che anziché citare il farsi le unghie, trasformano la seduta al nails salon in un vero e proprio contenuto audio e video da mostrare ai follower. E dunque plauso a Cecilia anche per aver detto «farmi le unghie». Ormai l’incipit del making of della nuova manicure è l’orripilante «Sono andata a farmi le unghiette». Diciamolo: unghiette non si può sentire, le unghiette sono quelle dei bambini, le donne adulte e gli uomini adulti (vedremo meglio dopo cosa c’entra il maschio con le unghie e lo smalto) hanno le unghie e considerarle un accessorio giocoso e infantile quale è diventato grazie alla diffusione dei nails salon non è maturo. Non è maturo nemmeno considerare lo smalto per le unghie un solo strumento di abbellimento. Lo smalto, infatti, può avere anche proprietà curative ed essere dato per proteggere (c’è lo smalto antionicofagico) o fortificare le unghie, oltre che per abbellirle.
Questa possibilità emerge fortemente se pensiamo ai primi smalti per le unghie della storia umana che risalgono a, circa, il 3000 a.C., quando gli Egizi vicino a noi e i Cinesi un po’ più lontano iniziano a colorare le proprie unghie con - ovviamente - soli prodotti naturali che avevano anche l’effetto di rafforzare. I Cinesi laccavano le unghie con una mescola di albume d’uovo, gelatina, cera d’api, gomma arabica oppure petali di fiori, dalla rosa all’orchidea, e allume. Gli Egizi si tingevano le unghie con l’henné, erba tintoria che ancora oggi si usa per tingere pelle e unghie, oltre che capelli. Nel XIX secolo attestiamo invece tinte per le unghie realizzate con oli sui toni del rosso, poco dopo fatte con polveri e creme colorate sempre intorno al rosso, mentre poco dopo ancora, inventata l’automobile e preso piede la carrozzeria, cioè la verniciatura degli esterni dell’auto, si aggiungono altre colorazioni (sempre intorno ai toni del rosso) e lo smalto per le unghie si stabilizza come vernice ispirata a quella per le auto, tanto che in francese, per esempio, smalto per le unghie si dice vernis à ongle e anche in italiano smalto è un termine che appartiene in primo luogo al settore delle vernici, edili e d’arredamento oltre che automobilistiche. Con la recente diffusione dell’ultracapitalismo che crea bisogni inesistenti per vendere i relativi prodotti che li devono soddisfare, la gamma dei colori tipici da unghie si è espansa oltre i rossi e poi i rosa, beige, bianchi poco prima pervenuti, per abbracciare anche i verdi, celesti, blu. Considerato che già gli anni del punk ci avevano regalato (per motivi nichilistici, non commerciali) lo smalto nero, a questo punto tutta la gamma cromatica è completa e, in più, sempre il successore del capitalismo e l’evoluzione tecnica consentita dagli smalti semipermanenti e in gel ci hanno donato tutta una serie di accessori che si possono incollare sulle unghie, dagli strass alle perle (finte) passando per i glitter. La nail art contemporanea ha trasformato le unghie in una tavolozza, al pari della tela di quadro e insieme in una t shirt nella quale affiggere il «mood» del momento. Che stagione è, come mi sento, che festa è, che griffe mi appassiona: ne abbiamo bisogno? No, ma ormai è così. Non è invece, lo smalto, soprattutto se rosso, ciò che secondo alcuni fa la donna. Ricorre questa convinzione presso alcuni, ma è una banalità. Si può essere femminilissime senza le unghie rosse e non solo gli uomini punk si smaltano le unghie oltre alle donne, ormai: lo fa mezzo mondo omosessuale e trans. A farci donne, essendo donne e non identificandosi come tali, quindi, è anche altro.
Ci sono vari tipi di smalto. Innanzitutto, lo smalto classico. È composto da nitrocellulosa, che è un polimero, sciolta in solventi (come acetato di n-butile, toluene) che tengono in sospensione i pigmenti di colore. Lo smalto ad acqua, anche detto a base acquosa, è invece uno smalto per unghie il cui solvente principale è acqua. Dopo l’applicazione sulle unghie, il solvente dello smalto classico evapora e sull’unghia rimane, ben ancorato, un sottile film di nitrocellulosa e colore. L’ancoraggio del film di smalto sull’unghia migliora con accorgimenti quali sgrassare l’unghia (e fare asciugare lo sgrassante all’aria) come solvente per unghie (acetone), aceto da cucina o appositi sgrassanti pre smalto. Tutti compiono lo stesso servizio, eliminano grassi, granelli di polvere e qualsiasi cosa possa mettersi tra smalto e unghia che determinerebbe una minore durata di adesione dello stesso, oltre a velocizzare l’asciugatura. C’è poi lo smalto semipermanente e c’è quello in gel, anche detto smalto per ricostruzione unghie, che sono smalti più densi e che, per polimerizzare, hanno bisogno della lampada UV. Esistono primer sgrassanti appositi.
Da quando sono comparsi sulla scena popolare gli smalti semipermanenti, tutto è cambiato. Parliamo in Italia degli anni tra Duemila e Duemiladieci. Inventati negli Stati Uniti, gli smalti in gel per ricostruzione (la ricostruzione allunga anche l’unghia) e gli smalti semipermanenti, che necessitano entrambi della lampada UV, erano già diffusi da un po’ su suolo americano e la puntata al nails salon per usare questi smalti e non quelli normali era già prassi normale della cura di sé femminile. Da noi la ricostruzione unghie coi suoi smalti in gel e gli smalti semipermanenti giungono presso le estetiste qualificate nei Duemila, col nome ricostruzione unghie, appunto, e costi importanti (c’è stato un momento in cui queste unghie allungate e smaltate come di plastica si vedevano solo sulle mani delle presentatrici tv, in particolare Mediaset). Fino ad allora, la donna media si dava da sé lo smalto normale in casa, comprato in profumeria. Poche andavano dall’estetista per le unghie, essendo più diffuso da noi l’andare, anche ogni settimana a fare shampoo e piega, dal parrucchiere. Poi, per il tramite dei saloni unghie cinesi a prezzo più basso che a un certo punto sono nati come funghi, le unghie ricostruite o con semipermanente sono diventate il tormentone di tutte le donne o quasi, trasversalmente, dalle adolescenti alle anziane, tutte pazze per l’appuntamento nails. Le più appassionate - o più in ristrettezze - hanno acquistato i propri fornetti e i propri kit smalti semipermanenti, le altre vanno al salone ogni 3 settimane. Diversamente dallo smalto normale, lo smalto semipermanente e quello in gel hanno uno spessore alto e anche una texture assai più resistente del normale smalto. Dal punto di vista della performatività, non c’è paragone: lo smalto semipermanente o gel dura fino a 3 settimane, quello normale se dura 10 giorni senza una nemmeno minima scalfitura è praticamente un miracolo. Premesso questo, che spiega il grande successo degli smalti semipermanenti o in gel e la trasformazione della manicure smaltata in una prassi abituale, sia fatta a smalto normale, sia fatta a smalto a lunga durata, l’appuntamento con lo smalto non è solo un momento di cura di sé che aiuta a sentirsi meglio e a farsi più belle per sé. Tutti i tipi di smalto possono avere anche conseguenze sulla nostra salute che spesso non si conoscono. E vanno valutati anche in base a questo. Una prima cosa da sapere è che staccare ogni tanto dal dare smalto è cosa buona e giusta. Un periodo di riposo - ossia senza applicare smalto - ogni tot applicazioni di smalto può aiutare l’unghia. La stesura dello smalto e la sua permanenza sul letto ungueale senza soluzione di continuità alla lunga può rendere l’unghia fragile, sia se parliamo di smalto normale che si rimuove con acetone, sia se parliamo di unghie ricostruite o smalto semipermanente, per cui, oltre ad appositi remover che devono agire su materie molto più dure e spesse del normale smalto, si usa la fresa. La lamina ungueale è la parte dura e visibile dell’unghia, comunemente chiamata «unghia», composta da strati sovrapposti di cheratina, una proteina resistente, ed è ciò che protegge il polpastrello, contribuendo alla sensibilità tattile e alla stabilità del dito. Quello dell’unghia è un tessuto morto, ma in continua rigenerazione, formato da cellule che si induriscono e vengono spinte verso l’esterno, formando il margine libero, cioè la parte dell’unghia che esce dal polpastrello, di colore bianco. Si tratta anche di un tessuto abbastanza permeabile nel senso di assorbente. La lamina è composta da cheratina, acqua, vitamine, minerali e aminoacidi e quindi uno stacco ogni tanto, con una bella seduta di nutrimento, con creme ricche, anziché «smaltamento», può aiutarla a restare più forte possibile e scongiurare indebolimenti, scheggiature e spezzature. Il letto ungueale in buona salute non è bianco e opaco, ma rosato e lucido. Anche un po’ di luce del sole, che non passa se abbiamo su lo smalto, fa bene alle unghie.
Le cuticole non andrebbero mai eliminate completamente, magari con fresa (con punta adatta), né tagliate via. Le cuticole infatti proteggono la lamina ungueale impermeabilizzandone la parte che coprono. L’unghia è un annesso cutaneo, come i capelli. Non è impermeabile. Rimuovere le cuticole tagliandole o eliminandole con la punta della fresa può portare alla perionissi, l’infezione della cute intorno all’unghia. Meglio spingerle indietro col classico bastoncino spingicuticole in legno di arancio, ciò fa restare le cuticole aderenti alla lamina ungueale, anche se ne elimina il bordo allungato sul letto ungueale, rendendo il tutto più gradevole alla vista. Anche le pellicine laterali non vanno strappate, basta tagliare o limare la parte visibile. Dopo ognuna di queste operazioni e anche dopo aver rimosso lo smalto (l’acetone disidrata, la fresa può tirar via parte anche minima dello spessore del letto ungueale normale) è consigliabile idratare unghie e pelle, magari con creme che contengono anche cheratina per rafforzare, in particolare, l’unghia.
Per proteggere le mani dai detergenti per le stoviglie e la casa, si consiglia di usare sempre i guanti. Ciò vale anche per far durare di più lo smalto, se abbiamo smaltato le unghie.
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Magistrati, giornalisti, intellettuali. Il fronte del No alla riforma si aggrappa a bufale e inasattezze
Bobby Solo (Ansa)
Il cantante: «I brani di oggi sono troppo “parlati”, uno non se li ricorda. Sanremo mi ha rifiutato 7 volte, eppure d’estate faccio 40 concerti. Con Celentano a Roma camminavamo fino alle 4 di notte: mi portava nelle farmacie».
Eccomi Bobby!
«Sono qui pronto per te. Alla grande! Perfetto!».
Perfetto! Ho ascoltato il tuo nuovo brano che mi hai inviato ieri. Video attraente. Il titolo è Io puzzo.
«Simpatico no? (intona una strofa, ndr) “io puzzo, / lo sai che puzzo / giorno e notte puzzo e puzzerò”…».
Si riferisce a chi è disposto a dire verità. Perché la verità può risultare maleodorante?
«Perché a volte qualcuno fa qualcosa di sbagliato, però pensa di non farsi scoprire. Se poi viene scoperto a lui questa verità dà fastidio e, per lui, ha una forma di puzzo».
Ti riferisci a qualcosa in particolare?
«No, riguarda tutto ciò che c’è nel mondo. A volte la verità viene oscurata o camuffata per interessi economici».
Ti professi cattolico e credente.
«Sì, lo sono, tantissimo, e anche mia moglie. Il mio bambino, che ha 13 anni, fa già il chierichetto in chiesa. Io ho avuto anche un piccolo miracolo…».
Racconta…
«Nel ’78, facendo ginnastica con i pesi, non riuscivo a crescere muscolarmente e volevo prendere degli ormoni come certi culturisti americani ma temevo uno shock anafilattico dopo le iniezioni. Riuscii a convincere un farmacista a Milano che mi ha dato un prodotto a base di testosterone per i malati terminali. Non sono cresciuto di muscoli ma un tremendo nervosismo. Quando sono andato a cantare in piazza Duomo a Milano, con 4.000 persone, a un certo punto la voce si è spezzata…».
Ahi…
«Invece di parlare e cantare, usciva solo un rantolo. E sentivo gusto di sangue in bocca. Pensavo di aver ingoiato un dente. Ho chiesto al mio manager di portarmi a Salsomaggiore dall’otorinolaringoiatra di Pavarotti. Mi ha messo una microcamera che entra nel naso e va alle corde vocali e facendomi vedere nello schermo del computer che una corda vocale si era spezzata in due. “Probabilmente non potrai più cantare”».
Drammatico. E poi che è successo?
«Attraverso un mio amico manager di ragazze che fanno spogliarelli a Pigalle, a Parigi, sono andato con lui in auto da lì a Lourdes, e ho visto la grotta - ci sono già andato più volte a ringraziare con mia moglie - con stampelle di persone tornate a camminare grazie a un miracolo. Ho bevuto l’acqua santa, ho lasciato 250 franchi e con la mente ho detto alla Madonna “aiutami tu”. Dopo due mesi, nei quali non parlavo più (evoca un rantolo, ndr), ho provato, le corde vocali si muovevano, e poi la voce è ritornata. Un ateo potrebbe dire che si tratta di un’autoguarigione naturale. Io invece sono convinto che sia stato un piccolo miracolo. Dal ’78 avrò fatto, credo, 5.000 concerti… E la voce va sempre benissimo. È la pura verità».
Parlando di verità, ce ne sarebbe una, quella cristiana, ossia quella di darsi al prossimo…
«Assolutamente, però c’è sempre Satana che combatte dall’altra parte. Tante volte nell’umanità abbiamo visto che spesso è venuto fuori ma sempre il Signore è riuscito a schiacciarlo. Ma c’è sempre questo brutto personaggio di Satana che ha fatto cose orrende e continua a farne».
Pensi sia possibile incidere sul mondo attraverso piccoli gesti quotidiani?
«La volontà c’è, però purtroppo il mondo è in mano a chi ha il potere. E chi ha il potere probabilmente non ascolta le persone ma pensa agli affari suoi».
Continui a fare yoga e a praticare riti tibetani?
«Io pratico i riti tibetani, una forma di ginnastica sanitaria, una tecnica cinese, si chiama thai chi. La praticavano 2.000 anni fa non per combattere, come il karate, ma per dare energia, cercare di contrastare l’invecchiamento. Un maestro di ginnastica direbbe che questi esercizi sono solo stretching. Sarà. Ma come hanno confermato gli astrofisici siamo in un universo con miliardi di raggi cosmici, X, gamma, ultravioletti, siamo pieni di questa energia che ci attraversa. Con questi esercizi i raggi possono penetrare nella spina dorsale e rallentare la vecchiaia, dopo questi esercizi tu sudi… Mi sta arrivando il libro di Aba Pant, Surya Namaskar, che vuol dire saluto al sole. Vorrei riprendere il saluto al sole».
Un altro tuo brano appena uscito, ShishKebab. «Serve amore in quantità / non l’assalto dei parà». Propositi cristiani. Invochi giustamente la pace tra Israele e Palestina.
«Mi ha dato un’enorme tristezza vedere le foto in Palestina dei bambini morti perché credo che la guerra nel passato era tra militari… Ho otto nipoti, il mio primo figlio ha 57 anni e l’ultimo 13. Con i bambini mi sento bene, mi danno un sacco di energia. Poi, avevo presentato un brano per Sanremo ma Carlo Conti l’ha rifiutato…».
Tema?
«Era contro il femminicidio. Si chiama Nata libera e lo promuoverò. Un uomo dice a una donna: “Mi hai dato 10 anni di felicità, ora hai deciso di andare con lui. Pensa alla tua felicità. Se per caso un giorno tu verrai lasciata da lui, io ti riprenderò con un abbraccio e sarò contento”. Una cosa opposta al femminicidio».
Sei un classico del Festival…
«Non mi sono suicidato perché faccio 40 concerti d’estate e ora ne ho già in programma 15. Mi sono liberato dei manager “esclusivisti”. Adesso tutti i contratti li fa il mio chitarrista. Questi manager prendevano tre-quattro-cinque mila sulla mia schiena. Adesso sono libero. Quindi non ho bisogno di Sanremo. Però volevo portare questa canzone. Amadeus mi ha rifiutato 5 volte e Carlo Conti due volte».
Di cosa avrebbe bisogno l’Ariston?
«Avrebbe bisogno di artisti come Fausto Leali, Mina e tutti i miei coetanei. Perché su 16 milioni di spettatori ci saranno secondo me 5 milioni di ragazzi giovani, ma anche 11 milioni di signori dai 70 ai 99 anni che stanno in poltrona. Vedere canzoni di Peppino Di Capri, di Edoardo Vianello sarebbe meglio. Non sono io a decidere quelli che prendono a Sanremo. Ma io saprei come fare».
Con quali criteri sono scelte le canzoni?
«È molto semplice. Da vent’anni sono stati cancellati i dischi, esiste solo Spotify, 90 centesimi di quota, e Streaming, 24 centesimi. Quando c’erano i dischi e Little Tony vendette 3 milioni di copie con Cuore matto e Bobby Solo 2 milioni e mezzo con la Lacrima gli artisti prendevano il 6% e il 94% la casa discografica. Siccome non ci sono i dischi hanno creato X-Factor e Amici, dove sono scelti ragazzi giovani ai quali viene fatto fare un contratto. L’artista prende molto meno. La casa discografica non può più guadagnare con la vendita dei dischi. A un ragazzo giovane che guadagna anche poco e a un concerto vede le ragazzine che si sbracciano per lui non gli dà fastidio che il manager guadagni di più. A me sì, tant’è che mi gestisco con il mio chitarrista. Da 5 anni mi sono liberato da ogni vincolo di esclusività».
Pertanto con quei Sanremo in cui spopolavi con Se piangi se ridi, Zingara e la Lacrima non c’è nulla in comune?
«No, anche perché, fai caso, quando negli anni Sessanta e Settanta un signore che si alzava alle 6 di mattina per andare al lavoro e la sera prima aveva sentito “Dimmi quando tu verrai, dimmi quando quando quando…” (intona il brano di Tony Renis, ndr), se lo ricordava facendo la doccia… Adesso quando sentono queste cose più parlate che cantate, non possono cantare sotto la doccia la mattina dopo. Ma alle case discografiche non interessa perché tutti i successi discografici di Mina, Vanoni, Celentano, Jonny Dorelli, Little Tony, Peppino Di Capri, Bobby Solo, già ce l’hanno. A loro non interessa il discorso della musica ma recuperare del denaro attraverso questi ragazzini tutti contenti pur prendendo molto meno…».
Mi hai inviato un articolo in cui si riferisce essere in corso la più intensa radiazione solare degli ultimi 20 anni…
«Sì, lo dice la Nasa. Dal 1400 gli astronomi hanno osservato i cicli più o meno caldi del Sole. Ora il Sole sta aumentando la forza del calore. Le teorie sono teorie, non sono realtà. Si è detto che la fine del Sole sarà tra 5 miliardi di anni. Ma nessuno può realmente sapere cosa succede dentro al Sole. Noi stiamo parlando grazie ai satelliti ed essi, se questo dovesse continuare, sono a rischio…».
Vivi in provincia di Pordenone.
«Mia moglie, essendo figlia di un sergente maggiore americano che non c’è più, mio suocero, ama vivere vicino alla base americana dove ha delle amiche coetanee. Mio padre prese due medaglie d’argento nel ’43 in Africa e quindi nel libro degli aviatori c’è il nome di Bruno Sarti, mio papà. La base è di origine italiana. L’ho fatto per mia moglie, per farla contenta, ma mi trovo bene in tutta l’Italia. Mia moglie mi vuole bene, è molto più precisa e seria di me. Un artista non può essere troppo serio, lei ha molta pazienza e io le voglio un bene dell’anima».
Bello sentire queste cose!
«È così».
I tuoi colleghi di un tempo…
«Purtroppo ho perso il mio fraterno amico Little Tony. Poi ero legato a Celentano… A Roma lui abitava a via Laurentina e io all’Eur. Tutt’e due soffrivamo d’insonnia. Nel ’75 ci trovavamo a viale Europa all’1 della notte e camminavamo fino alle 4. C’era una farmacia notturna. Mi porta in farmacia, come tu mi porti in un bar , “cosa prendi, un prosecco?” e lui dice al farmacista “Bobby, cosa vuoi un Cebion o un Agrovit?”. Vitamina C. Celentano era troppo forte».
Quando ho intervistato Laura Ephrikian mi ha raccontato che durante le riprese del musicarello Una lacrima sul viso, del ’64, ti vedeva un po’, diciamo, spaesato…
«Il fatto è che ero timido e spaventato da morire. A farmi vincere la timidezza fu il grande Nino Taranto. Lei, prima di Morandi, era fidanzata con un campione di rugby di Udine. Alto 1 e 90. Dovevo baciarla attraverso un cancello. Lui, in friulano mi ha detto “se te la basi davvero vengo zò e te spacco la testa”. Allora, se rivedi il film, la bacio proprio tremando…».
Grazie Bobby!
«Alla grande!».
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